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Scovare nuovi talenti, battere nuove strade per far fronte alla crisi che ha colpito il nostro calcio, cercando successivamente di monetizzare il più possibile per rientrare dall’investimento e ricominciare la ricerca. Ecco il metodo sperimentato da alcune società italiane, in quella che sembra essere l’unica via percorribile per un nuovo inizio, per il rilancio di tutto il movimento. Ciò che anni fa erano altri campionati europei, oggi è la serie A; vetrina, ambiente ideale di crescita per alcuni dei talenti del futuro, destinati a calcare ben altri palcoscenici. Certamente un’altra dimensione rispetto a quella cui eravamo abituati, ma tant’è: tocca accettare la situazione, essere lungimiranti negli intenti, arguti nelle scelte, maestri nel formare giovani promesse.

Il turno di campionato appena trascorso, ha messo in vetrina tre giocatori che incarnano alla perfezione il modello da seguire; le giocate, i numeri, le prestazioni e i gol di Paul Pogba, Felipe Anderson e Paulo Dybala sono ormai un appuntamento fisso per appassionati e addetti ai lavori, vera e propria goduria per i tifosi di Juventus, Lazio e Palermo. Un francese, un brasiliano, un argentino con il 93 nel destino; ‘93 come a classe a cui appartengono, ventun’anni e tantissima voglia di arrivare. Il più pronto, non ce ne vogliano i tifosi juventini, certamente Pogba, assoluta delizia per gli occhi degli osservatori di tutta Europa; i grandi club lo hanno messo nel mirino da tempo, ma la Juventus ha saputo resistere all’assalto, per ora. Quanto ancora un giocatore così potrà continuare a giocare in Italia? Poco, molto poco. A meno che a Torino non decidano di fare le cose in grande, alzando il livello e allestire una squadra ancora più forte che punti a vincere anche in Europa. Su Pogba la Juventus ha svolto un lavoro impeccabile, strappandolo a parametro zero al Manchester United di Alex Ferguson, affidandolo alle cure di Antonio Conte prima e Massimiliano Allegri poi; l’elegantissimo centrocampista francese, talento naturale, ha saputo calarsi alla perfezione nella nuova realtà, riuscendo in breve tempo a esplodere e affermarsi come uno dei più forti giocatori al mondo in prospettiva futura.

Diverso il discorso su Felipe Anderson, che la Lazio pagò due estati fa 8 milioni, prelevandolo dal Santos. L’ex compagno di Neymar, dopo un anno di ambientamento, è oggi il nuovo idolo della tifoseria biancoceleste; fondamentale il ruolo di Pioli, che ha saputo tirarne fuori il meglio, permettendogli di uscire dall’oblio nel quale sembrava finito e giustificare l’oneroso investimento fatto da Lotito. L’ultimo mese del brasiliano è stato devastante; trovato posto in squadra complice l’infortunio di Candreva, appare oggi insostituibile negli schemi della Lazio. Farli coesistere, la nuova missione di Pioli e del suo staff; il tandem potrebbe essere letale, una volta trovati i giusti equilibri. “Sembrava Cristiano Ronaldo…“, ha commentato sarcastico Sinisa Mihajlovic dopo la gara di sabato; chissà che non lo diventi per davvero.

’93, classe di ferro, anche se sarebbe meglio dire di qualità. Come quella mostrata nel girone d’andata ormai prossimo alla conclusione, da Paulo Dybala, argentino, nuovo gioiellino del Palermo di Zamparini. Nove gol, assist e giocate per i compagni e i duetti con il connazionale Vazquez che fanno impazzire le difese di mezza serie A; lui che, arrivato in Italia giovanissimo, aveva subito intravedere qualcosa di importante ma sembrava ancora troppo gracile e acerbo. La svolta con l’arrivo sulla panchina rosanero di Beppe Iachini, che non smette mai di pungolarlo e ricordargli che la strada per il successo è ancora lunga; Dybala obbedisce e alla sua prima vera stagione da titolare in A, sembra essersi trasformato. Un incubo per gli avversari, una capacità di saltare l’uomo disarmante, ma anche una cattiveria sotto porta fin qui sconosciuta; un’ottima seconda punta, si diceva. Uno splendido esempio di centravanti di movimento nel Palermo tra le sorprese più gradite del campionato, bravissimo a fare reparto da solo e aprire varchi importanti per i compagni.

Difficile trattenerli, un dovere riuscire salvaguardarli ancora nella loro ascesa, per poi rivenderli al miglior offerente. Un tempo i club italiani erano maestri nel comprare a cifre folli, oggi occorre essere bravi nel saper vendere questo tipo di giocatori; scovati all’estero, cresciuti e formati nel campionato più esasperato e tattico in Europa. Ecco perchè, questi tre ragazzi del ’93, saranno certamente i fenomeni di domani.

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