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Per qualcuno, Maurizio Sarri tecnico dell’Empoli, “è la manifestazione più antidemocratica d’Europa“, per altri (vedi Christian Abbiati, portiere del Milan) “è come la Champions League“. Questione di punti di vista, di ambizioni e occasioni, con la verità che quasi sempre nel mezzo; la Coppa Italia torna con gli ottavi di finale, portandosi dietro pregi e difetti, con la voglia e l’opportunità di migliorarsi e rappresentare un’eccellenza nel nostro calcio. Del resto, anche i maestri inglesi hanno scoperto di avere un problema: la FA Cup. La più antica manifestazione sportiva al mondo, sembra infatti conoscere per la prima volta la parola crisi, con gli ultimi dati sul numero di spettatori, a confermare la negativa tendenza. L’affascinante competizione, istituita nel lontanissimo 1872, non “tira” più come negli ultimi anni; le cifre sono inequivocabili, troppo il divario rispetto alla media di spettatori rispetto a una gara di Premier o Championship, per pensare di non dover intervenire e cercare subito rimedi efficaci.

Esempio emblematico, i soli 22.326 spettatori presenti al Goodison Park di Liverpool, per assistere al match tra i padroni di casa dell’Everton e il West Ham; la più bassa affluenza per i Toffees dal 1999. Quali sono i motivi che stanno portando la gloriosa FA Cup sull’orlo di una crisi? Come possono, l’inarrivabile fascino e l’atmosfera magica di questa competizione, aver smarrito l’appeal nella considerazione dei tifosi inglesi? Il più grosso handicap, come anche nella nostra Coppa Italia, sembra essere rappresentato dall’impossibilità, da parte delle squadre minori, di disputare in casa i primi turni della competizione. Imporre rigidamente questa nuova regola, potrebbe certamente richiamare un numero di spettatori maggiore, rispetto a quanto avviene sistematicamente; basti pensare all’incasso che registrerebbero le casse di un piccolo club, se solo si giocasse a campi invertiti. Altro problema, è certamente quello legato all’elevato prezzo dei biglietti; bene ha fatto il Manchester City ad abbassarli, in occasione della sfida allo Sheffield, facendo registrare il quasi tutto esaurito all’Ethiad.

In Germania, le “grandi” non godono di vantaggi acquisiti nella stagione precedente e esordiscono subito, già in agosto, nella competizione nazionale; i 57 mila spettatori che hanno assistito a AmburgoBayern lo scorso 29 ottobre, sono la testimonianza di quanto potenziale avrebbe questa competizione se solo fosse concesso alle squadre più piccole di disputare in casa i primi turni. Fondamentale come sempre è il ruolo svolto dalle tv, che trasmettono gran parte degli incontri in programma, anche con un buon ritorno in termini di ascolti; ecco che da noi, fino ai sedicesimi di finale, la Coppa Italia gode di scarsa considerazione da parte di gran parte di tutti, non interessa alla gente e rappresenta un fastidio per le stesse squadre. Dagli ottavi in avanti, con match a eliminazione diretta fino alle semifinali andata/ritorno, con l’entrata in scena delle squadre più quotate e con più seguito, ecco che l’attenzione e la curiosità attorno alla manifestazione si alzano notevolmente. A farla da padrone, in un calcio sempre più schiavo del business, sono come detto le emittenti televisive; in Italia, negli ultimi anni, il valore dei diritti tv è cresciuto notevolmente, tanto che è già partita la corsa ad accaparrarsi quelli relativi al prossimo triennio (2015-2018). La concorrenza rischia di essere folta, visto che è previsto un ulteriore incremento del 20-30%, con i nostri club che si vedranno necessariamente costretti a piegarsi al volere delle varie emittenti, sacrificando ancora una volta le esigenze dei tifosi. La Lega Calcio, che organizza la competizione, pare stia pensando a qualche modifica che renda la Coppa Italia ancora più appassionante e avvincente sin dai primi turni, anche in quelli precedenti agli ottavi; l’entrata in scena della grandi avverrà comunque sempre da gennaio in avanti. La novità potrebbe essere quella del sorteggio, che permetta alle squadre più deboli di giocare in casa fino ai sedicesimi; su questo punto almeno, sembra esserci un’intesa di massima già a partire dalla prossima edizione. La vera rivoluzione che la Lega ha in mente, è però rappresentata dal posto in Champions League garantito per la vincitrice della coppa; sarebbe una svolta epocale e aprirebbe scenari davvero interessanti, ma su questo punto la Uefa continua a non essere d’accordo. Chissà che un giorno la tanto bistrattata Coppa Italia, non possa diventare l’anticamera per l’Europa che conta: come per il Milan di Christian Abbiati.

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