SHARE

mancini

Intervista esclusiva di Roberto Mancini al Corriere della Sera: l’allenatore dell’Inter, arrivato in inverno al posto dell’esonerato Mazzarri, ha preso il timone nerazzurro e lo sta portando fuori dalle acque in tempesta grazie ad un gioco aggressivo e ad acquisti mirati, che stanno facendo tornare nei tifosi del biscione il fuoco della competizione rimasto un po’ sopito negli ultimi anni. Rimane comunque con i piedi per terra, consapevole che il gap con le grandi c’è ed è reale: “Per tornare grandi ci vuole tempo, siamo cresciuti in fretta anche se abbiamo perso le prime due partite. Sono colpito dalla ricettività dei ragazzi: sono qui perché penso che l’Inter possa tornare quello che era, pensare al terzo posto è una cosa che mi infastidisce, spero di poter pensare a vincere il campionato già dal prossimo anno. Inizialmente non volevo tornare, mi dicevo che potevo soltanto far peggio: dopo Thohir mi ha chiamato Moratti e mi ha convinto a tornare: quando sono arrivato la prima volta è stato difficile, adesso a 50 anni è diverso, l’esperienza all’estero mi ha insegnato molto“.

Nella ultime settimane Mario Balotelli è stato accostato all’Inter a più riprese: “Non lo sento da Manchester: quando era con me all’Inter era solo un ragazzino, avrebbe anche pulito gli spogliatoi se glielo avessero chiesto, anche al City ha fatto due anni e mezzo di gran livello: il problema con lui è che le cose gli entrano da un orecchio e escono dall’altro, ma lui è un buono, fa le cose col cuore. E’ ancora giovane e ha la forza di rialzarsi, pensavo che al Milan avrebbe fatto bene e invece mi sbagliavo. Se lo alleni devono pagarti il doppio: l’indennità Balotelli. Mario rischia di fare la fine di Adriano, anche se per altri motivi: la mia speranza è che una mattina si svegli e si renda conto che sta buttando via tutto“.

Essere ricordato come calciatore o come allenatore? Mancini non ha dubbi: “Preferirei essere ricordato come calciatore, è molto più divertente fare gol che vederlo fare. I giovani d’oggi non se ne rendono conto, buttano via la carriera: meglio una partita in Serie A che mille notti in discoteca“.

SHARE