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san_paolo

La sconfitta contro la Juventus ha dato vita ad un fiume di polemiche difficile da arginare. Parole che fanno male, parole pungenti che smuovono le coscienze e animano il dibattito. Napoli-Juventus si è trasformato da battaglia sul campo a sfida dialettica tra presidenti e dirigenti, allenatori e giornalisti, giocatori e tifosi. La provocazione ha un suo perché, la domanda “simpatica” può far sorridere e lasciare comunque il segno. Ma tutto ciò può servire anche alla squadra. Le proteste possono ricompattare il gruppo, scrollare di dosso la delusione di una sconfitta immeritata e ripartire. L’idea di un’ingiustizia subita può scuotere anche i giocatori apparsi troppo passivi nella sfida di domenica sera (Higuain ed Hamsik su tutti). Un lavoro di testa, un continuo esercizio mentale e nervoso, può farlo anche Benitez. Il suo slogan “ci può stare” ha lasciato il segno. Un mind game già utilizzato in Inghilterra ai tempi del Liverpool, una sfida palese al Manchester United. Lo ha fatto Garcia (e lo sta facendo tuttora) dopo il match perso allo Juventus Stadium, continua a puntare il dito su quei gol irregolari e sui tre punti persi in quella serata controversa, che a detta sua fanno la differenza, inutile soffermarsi sulle partite giocate contro Milan e Lazio, i punti veri, quelli decisivi, sono stati persi contro la capolista. Una strategia che non abbatte l’autostima dei propri giocatori e compatta l’ambiente verso un unico traguardo. Il nervosismo palesato da Benitez ai microfoni di Sky e Mediaset fa riflettere.

Nel frattempo l’Iffhs (Istituto Internazionale di Storia e Statistica del Calcio) ha stilato la classifica dei migliori club al mondo per l’anno 2014. Guida il Real Madrid campione d’Europa e del Mondo seguono Bayern Monaco, Atletico Madrid e Barcellona. L’Italia è rappresentata da Juventus (sesta) e Napoli (settimo). Ieri la notizia è passata in sordina, offuscata dalle dichiarazioni di Nicchi e dal comunicato di risposta del presidente De Laurentiis, ma un traguardo del genere deve essere analizzato. Essere settimi al mondo è la migliore risposta alle tante critiche, troppe ed ingiustificate fatte alla dirigenza azzurra e al mister Rafa Benitez ad un progetto che va avanti spedito, probabilmente uno dei pochissimi in una città come Napoli. La classifica viene stilata in base ai risultati (quindi alle vittorie) ottenuti nel corso del 2014 e vedere la società partenopea tra le prime dieci al mondo non può essere che uno stimolo a sostenere e condividerne le linee guida. Conti in ordine e risultati: un mix spumeggiante. Un progetto nato dal basso, da zero in parole povere e che in dieci anni ha portato trofei, ha permesso la costruzione e l’arrivo di top player (Cavani e Lavezzi prima, Higuain ora) e di un top manager come Benitez. I numeri non mentono, il Napoli ha bisogno di appoggio da parte dell’ambiente e dalle istituzioni politiche, spalla a spalla per continuare a navigare.

E’ un autentico miracolo essere lì a pari merito con l’Arsenal e a pochi passi da club che hanno uno stadio di proprietà: il Napoli infatti è l’unica squadra tra le prime sette a non avere una struttura polifunzionale in grado di garantire introiti, anzi non esiste proprio un’idea da sviluppare (cosa avvenuta per l’Atletico Madrid). Urge accelerare e trovare al più presto una soluzione e in parallelo garantire uno sviluppo essenziale dell’organigramma societario, troppo legato a pochi uomini di fiducia. Napoli è lì ad un passo dalla gloria nazionale e pronta ad affiancare la Juventus e la Roma in campo internazionale, sarebbe un peccato non approfittarne.

di Claudio Cafarelli (Twitter:)

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