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Podolski

Prima intervista da tesserato dell’Inter per il tedesco Lukas Podolski. Il Campione del Mondo ha infatti rilasciato svariate dichiarazioni alla Bild, riguardanti argomenti vari. Si è parlato di Arsenal, Inter, Germania, Pallone d’Oro e non è mancata un’opinione sul momento difficile che sta vivendo alla Fiorentina il connazionale di Podolski, Mario Gomez.

Ecco tutte le parole di Podolski raccolte da La Gazzetta Dello Sport: “Il Duomo di Milano è imponente ma gli italiani, visitando quello a Colonia, non possono che ammettere che il nostro è più bello. Mia moglie Monika continuerà a vivere a Colonia insieme a mio figlio Louis. Volerò a Colonia appena posso per stare con loro. Alla fine è solo un’ora di aereo. Non ho mai voluto sradicare mio figlio dall’ambiente in cui è cresciuto. Anche loro verranno a trovarmi quando possibile. Wenger? Non ho avuto problemi con lui, molto è stato pompato. L’unica cosa che ho sottolineato è il fatto che non mi ha fatto l’in bocca al lupo per la mia nuova avventura. Queste cose andrebbero fatte. Ci siamo parlati anche nel giorno del mio ultimo allenamento a Londra ma niente…Il perché non giocassi lo sa solo Wenger. Dopo i Mondiali mi ha detto che ero importantissimo per lui. Le statistiche non mentono: quando ho giocato l’ho fatto bene. Non trovando spazio con l’Arsenal dovevo cambiare aria e ho scelto l’Inter: si tratta di una delle prime 10 squadre del mondo. Montella? Ha sbagliato su Gomez, certe cose non si dicono. Gli allenatori dovrebbero difendere i propri giocatori, specie i campioni che, causa infortuni, attraversano un momento negativo. Mario tornerà quello di un tempo. Il mio futuro? Non dipendo da nessuno, né come calciatore né come uomo. A fine stagione tornerò a parlare con l’Arsenal e vedremo cosa fare. Il record di presenze in Nazionale di Matthaus? Lui ne ha 150, io 122. Sarebbe bello superarlo, ma non è questo il mio obiettivo. Voglio tornare in forma, poi giocherò con continuità anche in Nazionale. Pallone d’Oro? Mi dispiace per Neuer, tifavo per lui anche perché ha rivoluzionato il ruolo. Non si possono paragonare i portieri agli attaccanti. È una lotta impari. I tifosi vogliono vedere i gol.“.

 

Claudio Agave 

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