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Jakub Blaszczykowski, centrocampista polacco del Borussia Dortmund nella sua autobiografia intitolata Kuba, come il suo soprannome, racconta dei momenti terribili della sua infanza. Intervistato al Die Welt, ha dichiarato:

“Quando avevo 10 anni, ho visto mio padre uccidere mia madre.  Non dimenticherò mai quel giorno, mi ha sconvolto la vita, ma mi ha anche dato la forza per andare avanti e diventare quello che sono. Adesso non mi spaventa nulla, ho già vissuto il peggio. Due persone in particolare mi hanno aiutato molto. Mia nonna, che ha cresciuto me e i miei fratelli come se fossimo dei figli, e mio zio (l’ex calciatore Jerzy Breczek) che mi ha plasmato e mi ha permesso di diventare un giocatore di calcio. Quest’anno compirò 30 anni, ho una discreta esperienza alle spalle e credo di avere qualcosa da raccontare. Mi sono fatto aiutare da Malgorzata Domagalik, una nota giornalista mia connazionale.  Non è facile. Ma è un episodio che non dimentico e che non dimenticherò. Fa parte di me. Quel giorno la mia vita è cambiata, è stata stravolta, ma credo di aver acquisito molta forza. Ho affrontato tanti problemi nella mia vita, cose che altre persone avrebbero percepito come tragedie. Io invece non mi sono fatto sconvolgere. So che qualsiasi cosa accadrà, ho già vissuto di peggio. Fino ai 15-16 anni ero alto solo 155 cm, poi improvvisamente sono arrivato a 175. Mi sono allontanato da tutti. Per anni non ho accolto amici a casa”.

 

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