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goal line

Il commento del presidente della FIGC Carlo Tavecchio sulle alte probabilità che dalla prossima stagione anche la Serie A possa introdurre la goal-line technology, “sono convinto che il suo utilizzo, a partire dal prossimo campionato, sia ineludibile” le sue esatte parole, scoperchia il vaso di Pandora sul tema dell’introduzione della tecnologia applicata al gioco del pallone nel nostro paese.
La scelta di partire da uno strumento come la goal-line technology è ponderata e razionalmente sensata: già applicata nel mondo del calcio nei Mondiali del 2014 e in Premier League, e dalla prossima stagione anche in Bundesliga, lo strumento è sicuramente quello meno invasivo per le dinamiche del campo. Derivante dal cosiddetto “falco”, applicato nel mondo del tennis, la goal-line technology nel calcio è applicabile alle sole situazioni dubbie di goal/non goal; 14 telecamere, 7 per porta, posizionate a diverse angolature rispetto alla linea ed un sensore collegato con l’orologio dell’arbitro compongono l’attrezzatura: in pochi attimi se il pallone varca la linea sull’orologio compare la scritta “goal”, l’arbitro fischia e tutto finisce lì.

Due gli aspetti più interessanti dell’applicazione della goal-line technology.
Il primo, intuitivo, sarebbe la certezza del goal/non goal. Al netto di un margine di errore di 1,5 cm, anche con questa tecnologia dunque non si avrà mai la certezza sul colpo di testa di Astori in Udinese-Roma, lo strumento quasi sempre sgombra il campo da polemiche e rasserena gli animi dei ventidue in campo. Volendo fare psicologia spicciola, del resto, un giocatore accetterebbe più di buon grado l’assegnazione della rete in una situazione dubbia se fosse la tecnologia a decretarla, l’arbitro sarebbe messo meno sotto pressione e la partita proseguirebbe senza il classico surriscaldamento di animi tipico di situazioni del genere. Tutto ciò con buona pace della UEFA che, contraria all’introduzione della tecnologia, si era inventata la figura dell’arbitro di porta proprio per coadiuvare il direttore di gara anche in episodi di goal/non goal e che invece, in situazioni dubbie, ha semplicemente aumentato il numero dei “bersagli” contro i quali i giocatori scagliano le proprie invettive.
Il secondo aspetto di notevole rilevanza rispetto all’applicazione della goal-line technology è rappresentato dal fatto che questo sistema non è toccato da una delle maggiori critiche rivolte al tema dell’introduzione della moviola in campo, ovvero quello dell’interruzione del gioco e, dunque, dello stravolgimento del ritmo della partita. Con la goal-line technology l’arbitro viene avvisato praticamente in tempo reale di cosa sia successo sulla linea di porta, la partita non viene quindi stoppata e non si produce quella sosta che è invece tipica nell’utilizzo del “falco” nel tennis.

A fronte dei numerosi vantaggi offerti dall’utilizzo della goal-line technology essa non è però esente da aspetti controversi.
Primo fra tutti è certamente quello di natura economica. I costi della realizzazione dell’opera e della manutenzione sarebbero (quasi) interamente affidati alle singole società, alcune delle quali navigano già oggi in cattive acque, ancor prima di dover affrontare la spesa. Il costo totale dell’infrastruttura si aggirerebbe sui 5-6 milioni di euro, il che significherebbe circa 200-300 mila euro a testa per società; che tutto ciò non sia di facile soluzione lo testimonia il fatto che, in Bundesliga, ci è voluto parecchio tempo prima che la maggioranza si compattasse e votasse a favore dell’installazione. Anche in Italia, come in Germania, la decisione si prenderebbe a maggioranza e non all’unanimità ma le condizioni finanziarie in cui versano alcuni piccoli club del nostro campionato potrebbe essere un fattore decisivo.
A complicare ulteriormente la situazione, infine, il fatto che in Italia la stragrande maggioranza delle società gioca in impianti di proprietà del comune. Perché allora accollarsi le spese di miglioramento di un’infrastruttura di proprietà di un altro soggetto?

L’ultimo aspetto controverso è probabilmente quello più facile da superare: quello filosofico.
Tra le tante critiche poste all’introduzione della tecnologia nel mondo del pallone nostrano vi è quella del progressivo scivolamento verso la minore centralità dell’arbitro in una partita di calcio. Il tema della de-umanizzazione del gioco del pallone e della minor rilevanza delle giacchette nere per lo svolgimento del gioco ha un qualcosa di paradossale soprattutto in un paese come l’Italia: abituati a criticare qualsiasi scelta del direttore di gara tanto da ergerci a scopritori di chissà quale disegno massonico, e foraggiati dalle interminabili ore di moviola da parte di ogni genere di media, con la progressiva introduzione della tecnologia ci verrebbe a mancare uno dei veri motivi per i quali seguiamo il calcio. Dare del cornuto all’arbitro.

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