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Recoba

Alvaro Recoba, fantasista uruguagio arrivato all’Inter alla fine degli anni ’90, è tornato a parlare di sé ai microfoni de “La Gazzetta dello Sport”. Si diceva che fosse il preferito di Moratti, ma lui nega tutto. Ecco le sue dichiarazioni:

Empoli – “Cosa resta dopo 18 anni? Tanto, mi ricordo bene. Simoni non mi faceva giocare, andavo sempre in tribuna come extracomunitario. Ze Elias però quella volta non c’era e mi sono trovato per caso in panchina».

In campo  “Quando sono entrato, ho visto Roccati un po’ fuori: volevo tirare da lontano ma ho cambiato idea. Dopo qualche minuto, ho visto che faceva due passi avanti e c’era vento a favore. Ho tirato”.

Il gol più bello – “Non lo so, non lo so davvero. Anche quello al Brescia non era male. Il più importante, però, è quello del 2014 al Peñarol. In Uruguay ci sono solo due squadre e la gente parla tutto il giorno di Nacional e Peñarol”.

Una statua – “No, al Parque Central c’è la statua di Gardel, il re del tango, e basta quella. Il presidente ha detto che me ne avrebbe fatta una ma era una battuta. Io l’ho detto subito, non se ne parla”.

Thohir – “Mah, devo essere sincero, mi piace poco. Cioè, in realtà mi piace poco tutto il calcio di adesso. C’è l’idea che se non giochi come il Barcellona non fai bel calcio. Poi io non guardo la Serie A, neanche in tv”.

Shaqiri-Podolski – “Non so, non seguo davvero. Però ora è tornato Roby (Mancini, ndr ) e può cominciare a sistemare un bel po’ di cose. Certo, si deve investire”.

Moratti – “Il presi ha sempre perso soldi per passione. Era troppo tifoso, per la gente era bello così ma lui spendeva davvero tanto. Mi ha chiamato di recente, quando ho segnato un’altra volta da calcio d’angolo”.

Il preferito di Moratti“Falso. Ho sempre guadagnato quello che meritavo. Quando mi ha fatto un contratto di 4-5 anni, sono andato a chiedergli di abbassarlo. Si diceva che ero il suo preferito, ma io non ho fatto nulla per diventarlo”.

Gol da calcio d’angolo – “Mah, dipende da come è messo il portiere… e se c’è vento è meglio. Da piccolo ho segnato un sacco di gol così. Ognuno ha qualcosa di speciale nel dna, io ho il piede sinistro e i gol da calcio d’angolo”.

Allenamento – “Sì, ma non è solo quello. Cina e Giappone fanno allenare i bambini tutta la settimana, noi uruguaiani siamo solo 3 milioni ma siamo dieci volte più forti. È il sangue”.

 Gaston Pereiro – “Un matto, è un matto. No, dai, mi vede come io vedevo Ruben Sosa e Francescoli, i migliori negli anni Novanta”.

I migliori compagni – “Ronaldo, poi Zlatan ma anche Baggio e Bati, ho giocato con loro quando non erano nel momento migliore. Poi Peruzzi, Toldo, Davids…”.

Totti – “Francesco è del ’76, come me. Si è guadagnato il rispetto degli avversari per come ha vissuto fuori dal campo. Quando è così giochi più tranquillo, succede anche a me”.

Decisione “Io decido tra sei mesi. Anzi, decide la mia famiglia: se vogliono continuo a giocare, se no andiamo tutti via. Andiamo tutti a Miami”.

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