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“Rottamazione, rottamazione, rottamazione”. Se il 2014 si era aperto nell’ottica di questa parola, politicamente parlando ci mancherebbe, lo stesso potrebbe essere ribadito anche in questo inizio di 2015 targato Fiorentina e Babacar, nel particolare. Renzi in tal senso potrebbe prendere in considerazione l’idea di assumere, almeno a mò di immagine per eventuali depliant e cartelloni, proprio il senegalese, un ragazzo giovane cresciuto nella cantera viola pasciuto a suon di insegnamenti da grandi attaccanti passati in riva all’Arno, con due particolarità importanti: prima cosa il fatto di esser un ragazzo 21enne senegalese di colore, il che farebbe venire i capelli bianchi di paura a Matteo Salvini nonché a buona parte di coloro che nelle ultime settimane si sono fregiati del motto “Je suis Charlie”; seconda quella di aver messo un discussione un tedesco, Mario Gomez, senza che la BCE, FME o la Troika in generale mettessero bocca. Insomma è thriller in quel di Firenze ma non ditelo a nessuno, sia mai che dopo una vittoria come quella di ieri a Verona, strappata con le unghie e con i denti all’ultimo secondo per “l’amor di dio”, si finisca per guardare solo e soltanto al risultato e non a quello che il campo ci ha raccontato, con tutti gli annessi e connessi, evitando i cosiddetti “conti della serva”.

Per prima cosa Gomez Ormai un ritornello fatto più di momenti tristi che altro, il tedesco di Riedligen non si trova bene nella nostra Serie A, costantemente anticipato, attanagliato, stretto tra le maglie avversarie che gli tributano qualcosa in più di “dolci sguardi”. Babacar è molto più giovane della punta teutonica eppure non ha nulla da invidiare in quanto a furbizia e modo di fare in mezzo all’area, anzi, forse il senegalese è molto più idoneo di Gomez al gioco gigliato, in quanto dotato di una tecnica di base nello stretto discreta. “Allora Gomez lo buttiamo?” direte voi. Manco per sogno. Il tedesco deve essere l’ariete perfetto per le gare “one shot” che la Fiorentina si ritroverà a giocare di qui alla fine della stagione, con particolare riferimento all’Europa League, in ambito internazionale, quindi non per forza rinchiuso in difese caratterizzate da una tatticità esasperata, si potrebbe infatti risvegliare il suo istinto da killer che lo ha reso famoso ai tempi dello Stoccarda o del Bayern Monaco.

Capitolo portiere “E’ morto il Re, evviva il Re!”. In poche parole si riassume la parabola del passagio da Neto a Tatarusanu, ieri l’estremo difensore romeno è stato fondamentale ai fini della vittoria della Fiorentina, perfetto sul punteggio di 1-1 dove in appena un minuto ha mostrato tutta la sua skill dicendo di no prima a Pellissier poi a Paloschi, su quest’ultimo con un riflesso da gatto da far invidia persino a Frey. Se è vero infatti che il mancato rinnovo del brasiliano è stato un duro colpo per tutto l’ambiente Fiorentina il fatto di aver in squadra, da subito, un validissimo sostituto ha permesso alla banda Montella di non perdere troppi punti per strada, il che tradotto in soldoni potrebbe significare qualche posizione in più in fondo alla stagione, senza contare il costo dello stesso giocatore, arrivato a parametro 0 in estate, il che fa riprendere quota, nel cuore dei tifosi, alla coppia formata da Pradè e Macia, passata dall’essere definita il “dinamico duo” a coppia di “pasticcioni” in men che non si dica.

Punto finale Cuadrado Anche ieri ennesima prestazione con molti alti e altrettanti bassi da parte del colombiano dalla super velocità di gambe. La sua posizione è da monitorare, il fatto di essere un giocatore duttile è sicuramente una nota lieta e positiva e però scontato come il numero 11 viola sia mortifero sull’esterno che non al centro da seconda punta, soprattutto se privato della possibilità di poter puntare l’esterno ed andare sulla linea di fondo. Adesso Juan Guillermo è più una via di mezzo che altro, con il risultato di essere più caotico che mai con svariati passaggi a vuoto, per di più poco capace di intendersi con una punta come lo stesso Gomez, amante cioè della profondità. Diamanti deve essere la giusta “scusa” per riportarlo nella sua posizione, volente o nolente, che sia a destra o a sinistra, con o senza Joaquin, uno dei migliori anche ieri in terra clivense, magari pensando realmente ad un modulo che possa prendere in considerazione una difesa più solida, magari a 4 con Pasqual/Alonso pronto ad alzarsi a sinistra, e un centrocampo a due con Badelj, non malaccio a chiudere gli spazi anche se il croato ha bisogno di acquisire resistenza e velocità, e Borja Valero a costruire e impostare (centrocampista metodista). Quello che conta è mantenere alta la qualità del gioco per alzare la posta della partita ad ogni costo, pronti a vincere come a perdere, insomma tutto pur di non ammalarsi di “pareggite”.

 

Stefano Mastini

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