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higuain

Chissà che Gerardo Martino non prenoti il suo divano nel weekend per godersi lo spettacolo di tango argentino, ormai un appuntamento fisso. Tevez, Higuain, Icardi, Dybala. I primi quattro della classifica marcatori alla fine del girone d’andata in serie A, sono infatti tutti e quattro argentini. Il nostro campionato continua a portare bene ai colori biancocelesti dell’Argentina e anche quest’anno mette in mostra i grandi giocatori di cui la nazionale vice campione del mondo può disporre a piacimento. Come nella migliore tradizione infatti, anche in questa stagione sono loro a farla da padrone tra le difese di mezza serie A, sempre più decisivi e incisivi per le loro squadre. Non ci sono più aggettivi ormai per descrivere lo straordinario Carlos Tevez, l’Apache juventino, sempre più capocannoniere solitario e trascinatore della Juventus capolista (Verona battuto e più cinque sulla Roma). Il più forte giocatore del campionato, senza dubbio, per quanto riesce a incidere durante tutto l’arco della stagione e come dimostrano le 20 reti dell’anno scorso; pur cambiando leggermente la sua posizione in campo, il rendimento di Tevez non ne ha risentito. E mentre Allegri gongola, se la gode anche il Napoli di Benitez che grazie al decimo centro del Pipita Higuain batte a domicilio la Lazio e si issa solitario al terzo posto in classifica, superando proprio la squadra di Pioli nel big match d’alta quota; come già accaduto a Firenze, contro un’altra concorrente per il posto Champions, è ancora sua la rete decisiva. Napoli è Higuain e Higuain è il Napoli, i numeri non mentono; quando il gioco si fa duro, ecco che l’ex madridista c’è sempre. Del resto, è lui il valore aggiunto di una squadra capace di tutto e il suo contrario, croce e delizia per i suoi tifosi. Impossibile non pensare ai due rigori falliti proprio da Higuain contro Chievo e Atalanta che avrebbero garantito 4 in più dei rivali e avvicinato il Napoli a Juventus e Roma, più che mai irraggiungibili. Le dichiarazioni d’amore verso la maglia azzurra del post partita poi (“Sono felice in questo club, ho un contratto qua“), sono state la degna conclusione di una domenica da incorniciare.

Fuoriclasse assoluti, ma non solo. In vetrina anche talenti purissimi, promesse del futuro: Mauro Icardi e Paulo Dybala. Maurito, anche lui a quota 10, ha già eguagliato il suo record personale in A (stabilito due anni fa con la maglia della Sampdoria), candidandosi più che mai a diventare l’erede di Batistuta e Crespo nei prossimi anni. Che potrebbero non vederlo più protagonista in Italia, visto che su di lui ci sono già inevitabilmente gli occhi dei maggiori club europei; l’Inter per ora resiste, ma è chiaro che pensare di poter trattenere Icardi ancora a lungo è pura utopia di fronte a offerte da capogiro. Freddissimo sotto porta e in area di rigore, nonostante la giovane età, Icardi può e deve ancora migliorare tanto, soprattutto per ciò che riguarda il suo scarso apporto alla squadra e la poca propensione alla partecipazione della manovra. Roberto Mancini, suo grande estimatore, non smette mai di ripeterglielo e catechizzarlo. Quando Icardi diverrà un centravanti completo, sarà certamente tra i migliori al mondo nel ruolo: c’è da scommetterci.

Un talento purissimo ma non ancora “fatto” del tutto, proprio come l’altro giovane fenomeno che la serie A ha scoperto in questa prima di stagione, quel Paulo Dybala idolo dei tifosi rosanero e autentico incubo dei difensori ai quali sguscia via in tutte le maniere. Sabato anche la Roma ha “assaggiato” il suo innato senso del gol, la sua straordinaria capacità di duellare e difendere palla anche al cospetto di avversari ben più grossi di lui fisicamente, i suoi numeri di alta scuola che infiammano il Barbera. In tandem con Franco Vazquez (argentino anche lui, guarda un pò)) sta facendo meraviglie, tanto che Antonio Conte negli scorsi mesi ha anche provato (pare invano) a convincere i due a scegliere la Nazionale italiana per via della loro doppia cittadinanza. Troppa grazia, a giudizio di qualcuno, per un giocatore ancora troppo giovani e che soprattutto avrebbe tolto possibilità importanti ai nostri talenti, ma per questo Dybala forse il tentativo andava fatto comunque.

La giornata a chiarissime tinte argentine, non poteva non coinvolgere anche un altro bomber argentino, seppur con le polveri leggermente bagnate. Per informazioni, chiedere a Pippo Inzaghi e al suo Milan di nuovo in crisi e schiantato dal ritorno al gol del Tanque Denis (quarto centro per lui), che ha regalato alla Atalanta 3 punti pesantissimi in chiave salvezza, i primi in trasferta in campionato. Diavolo d’un argentino…

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