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Momentaccio in casa Milan: ieri contro l’Atalanta si è consumata la 4a sconfitta casalinga, la 5a totale in questa Serie A. La squadra, dopo un inizio promettente, pare non reggere promesse e aspettative di inizio stagione ed è bloccata a metà classifica con il terzo posto sempre più lontano (e, di conseguenza, si allontana anche la Champions League).

La rosa del Milan ha sicuramente delle falle a cui la società dovrà porre rimedio, ma molti tifosi stanno iniziando ad interrogarsi anche sul destino del tecnico Filippo Inzaghi: idolatrato dall’ambiente, Inzaghi è arrivato in pompa magna a Giugno dopo due ottime stagioni da allenatore agli Allievi e con la Primavera (con la quale vinse l’anno scorso il Torneo di Viareggio). L’entusiasmo genuino di Inzaghi sembrava aver contagiato tutti, dai tifosi alla dirigenza fino alla squadra. Come detto, però, certe promesse stanno venendo meno. Inzaghi sembrava aver ridato alla squadra una mentalità vincente e combattiva, cosa che adesso non si vede da un pezzo. Fioccavano, nelle interviste pre stagionali, intenzioni belliche di calciatori e tecnico riguardo il dare tutto in campo e il farsi passare sopra piuttosto che darla vinta all’avversario. A mancare nelle ultime uscite però è stata proprio la grinta tanto ricercata da Inzaghi, che giornata dopo giornata sembra perdere colpi e, soprattutto, fiducia dai piani alti.

A lanciare un pericoloso allarma era stato d’altronde, proprio pochi giorni fa, il Capitano Riccardo Montolivo che durante un’intervista “consigliava” al suo allenatore di usare più bastone e meno carota. Che la squadra stia iniziando a non seguire più il tecnico? Un ulteriore e allarmante dato arriva tra l’altro dal paragone con il precedente allenatore del Milan, cacciato in malo modo per via di rapporti ormai deterioratisi con squadra e dirigenza: Clarence Seedorf infatti nello stesso numero di partite (19, ovvero il girone di ritorno dell’anno scorso) ha totalizzato 35 punti. Il Milan di Inzaghi ne ha invece 26. Un passivo di 9 punti, che può e deve far riflettere: come è possibile che una squadra (sulla carta) rinforzata sia dal punto di vista tecnico che tattico, con un allenatore non avverso ai calciatori e un entusiasmo crescente possa aver fatto peggio?

Gli incubi rossoneri sembrano destinati dunque a non finire: per il secondo anno di fila non solo il Milan rischia di non giocare la Champions, ma nemmeno l’Europa League. Una crisi palese di numeri e risultati, alla quale Inzaghi e la dirigenza devono porre un freno. E la panchina di Super Pippo, prima saldissima, oggi inizia a scricchiolare sempre più.

 

Claudio Agave 

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