SHARE

di carlo

Diciannove giornate di alti e bassi,di spettacolo e noia, di goal e catenaccio. Il campionato italiano ha iniziato delineare una gerarchia ben precisa ma nulla preclude ad un capovolgimento totale nella seconda parte della stagione. Proviamo a stilare un bilancio di quanto accaduto finora partendo dalle ultime della classe: Cesena, Parma, Cagliari e Chievo.

CESENA

La squadra affidata a Mimmo Di Carlo dovrà compiere un vero e proprio miracolo sportivo per salvarsi a fine stagione. I soli 9 punti conquistati nel girone d’andata se non sono una sentenza di retrocessione certo ci vanno vicino; nella seconda metà di campionato i romagnoli, per avere qualche speranza, dovranno tenere un ritmo da qualificazione all’Europa League e l’impresa sembra, ad oggi, sinceramente fuori portata.
E dire che i bianconeri erano partiti con il piede giusto ad inizio anno: dopo la storica vittoria all’esordio contro il Parma al Manuzzi, la squadra allenata allora dal tecnico della promozione, Pierpaolo Bisoli, era stata capace di conquistare 6 punti nelle prime 6 gare (con tanto di prestigioso pareggio interno contro il Milan), e soprattutto di mostrare un calcio interessante. Il Cesena sembrava avere tutte le carte in regola per giocarsi la salvezza potendo dire la sua: costruita su un mix di giocatori composto da giovani in cerca della prima vetrina importante, su tutti Leali, Renzetti e Defrel, e da senatori ancora in grado di poter ben figurare in Serie A, Lucchini, Volta, Cascione, Brienza e Marilungo, solo per citarne alcuni, la squadra di Bisoli dopo l’inizio promettente si è sgonfiata, anche a causa di alcuni infortuni, il più pesante dei quali ha coinvolto Guido Marilungo, strappatosi a fine ottobre.
La poca pazienza della società, che ha deciso ad inizio dicembre di sostituire Bisoli con Di Carlo, e il rendimento poco soddisfacente di alcuni giocatori- chiave, uno per tutti Hugo Almeida, che ha tra l’altro rescisso nelle ultime ore, arrivato ad inizio ottobre come “salvatore della patria” e vistosi solo per qualche sponda, pochi tiri e nessun goal, ha fatto il resto, facendo sprofondare i romagnoli in coda alla classifica.
Quel che è peggio è che Di Carlo, a differenza del suo predecessore Bisoli, non sembra neanche avere il polso della situazione.

PARMA

Per capire l’involuzione del Parma rispetto allo scorso campionato, concluso al 6/o posto finale e qualificatosi ai preliminari di Europa League prima che la giustizia sportiva togliesse ai crociati la possibilità di giocare in Europa per ritardo nei pagamenti, ci vorrebbe uno strizzacervelli, di quelli bravi. La squadra di Donadoni occupa al momento l’ultimo posto in classifica, in coabitazione con il Cesena, a fronte dei soli 9 punti conquistati nel girone d’andata (sarebbero in realtà 10 ma i crociati debbono scontare un punto di penalizzazione sempre per ritardo nei pagamenti da parte della società).
Certo gli intrighi societari hanno destabilizzato parecchio un ambiente che, solo sei mesi fa, sembrava perfetto per fare calcio; le vicende dell’ex patron Ghirardi sono oramai lasciate alle spalle anche perchè, da dicembre, la squadra è stata rilevata da una non meglio precisata cordata turco-cipriota e, ancora oggi, si è in attesa di capire chi terrà le redini della società nel momento in cui scadrà il mandato dell’attuale presidente tecnico, l’avvocato Fabio Giordano.
Dal punto di vista del campo il Parma ha iniziato come peggio non avrebbe potuto la stagione: soli 3 punti conquistati nelle prime 9 partite, Biabiany fermato ad inzio anno per problemi cardiaci e, soprattutto, tanta confusione sul rettangolo verde, figlia evidentemente di una situazione destabilizzante per tutto l’ambiente.
Con la nuova dirigenza, e con una nuova disponibilità di liquidi, il Parma da qui alla fine della finestra di mercato di gennaio sarà certamente protagonista, anche perchè la rosa attuale non sembra in grado di potersi risollevare dal fondo della classifica senza nuovi innesti.
La paura maggiore, esternata nelle ultime ore da Donandoni, è che i suoi ragazzi si siano oramai arresi ad una situazione di classifica impietosa. La vittoria ad inizio 2015 contro la Fiorentina sembrava far presagire ad una seconda metà di campionato importante per i crociati; le due sconfitte consecutive contro Verona e Sampdoria paiono invece aver dato il colpo mortale ad un gruppo di giocatori che non sembra più credere nel miracolo.

CAGLIARI

I sardi occupano al momento il terz’ultimo posto in classifica con 16 punti conquistati nelle prime 19 gare dell’anno e distanti solo due lunghezze dal Chievo, al momento salvo. La difficile situazione dei rossoblu è figlia delle tante decisioni non fortunatissime intraprese da parte della società presieduta da Giulini, neo-presidente dopo l’addio di Cellino lo scorso giugno dopo 23 anni da patron degli isolani. In primis la decisione di affidare ad inizio anno la panchina a Zeman si è rivelata totalmente fallimentare, tanto dal punto di vista dei risultati che del gioco espresso. Il boemo è sbarcato a Cagliari forte delle sue convinzioni calcistiche e del suo credo tattico votato all’attacco, interessandosi poco dell’equilibrio complessivo di una squadra che, invece, aveva fatto della compattezza il suo mantra. Le ottime prestazioni fornite contro Inter e Napoli non sono bastate per salvare la panchina del boemo che, a fine dicembre, ha salutato la compagnia sostituito da Gianfranco Zola. Il neo-tecnico rossoblu ha impiegato qualche settimana per restituire ai suoi quella verve di concretezza necessaria per potersi salvare in un campionato di Serie A. Dopo lo shock dell’esordio a Palermo (5-0 per i rosanero), Zola è riuscito a vincere la partita casalinga contro il Cesena e a pareggiare nella ostica trasferta di Udine. Se il mercato di gennaio regalerà qualche colpo, necessario soprattutto in difesa, il Cagliari potrà sperare di giocarsela fino alla fine.

CHIEVO

I clivensi si presentano al giro di boa al quart’ultimo posto, frutto dei 18 punti conquistati nelle prime 19 gare dell’anno. Partiti male ad inizio stagione, 4 punti nelle prime 9 frutto tra l’altro di una insperata vittoria al San Paolo di Napoli, il Chievo è piano piano riuscito a trovare la sua dimensione in questo campionato, facendo dell’arroccamento e delle ripartenze il proprio credo calcistico. Decisivo il cambio di panchina, con Maran che è subentrato a Corini a metà ottobre; i 14 punti conquistati nelle ultime 11 partite dal nuovo allenatore sono sicuramente il punto da cui ripartire, in una stagione in cui la salvezza non sembra essere un obiettivo così irraggiungibile. La grinta di Hetemaj, le reti di Paloschi e l’innesto di qualche buon giocatore, Zukanovic su tutti, sono finora stati gli aspetti più positivi della prima parte di stagione dei gialloblu. Partito in attacco Maxi Lopez c’è la necessità di trovare un compagno d’attacco al numero 43 a meno che Sergio Pellissier non ritrovi la forma di un tempo.

SHARE