SHARE

filp

Nella nostra Serie A il gradino più basso del podio è ormai un’ossessione: forse, in questo momento, la terza posizione più dello Scudetto è l’oggetto del desiderio che unisce le velleità del maggior numero di squadre. Una posizione ambita, la differenza tra una coppa percepita ancora (ingiustamente o meno) come un intralcio e un’altra decisamente più affascinante e desiderata. Nel girone d’andata sono state soprattutto quattro le squadre a contendersi il traguardo: Napoli, Sampdoria, Lazio e Fiorentina. Andiamo a vedere come si sono comportate.

In casa Napoli si dormono, tutto sommato, sonni tranquilli: a conti fatti, la squadra di Benitez risulta ancora la favorita per l’approdo al Playoff di Champions League. Più forte delle rivali sia da un punto di vista qualitativo che quantitativo, il Napoli ha però un palese problema di mancanza di continuità nei risultati che ne ha penalizzato un cammino altrimenti abbastanza agevole. Basti pensare alle partite buttate contro Palermo, Chievo, Cagliari, Inter, Atalanta ed Empoli: con altri punteggi, probabilmente, il Napoli sarebbe in condizione di giocarsi lo Scudetto. La realtà però è ben diversa, ed anzi i partenopei hanno rischiato più volte di compromettere il loro cammino verso la Champions. La vittoria contro la Lazio ha in parte rimesso a posto le cose, ma al Napoli serve più convinzione: non arrivare neanche al preliminare di Champions League sarebbe un’onta troppo difficile da accettare, specie dopo la disfatta di Bilbao che in estate sembrava aver compromesso la squadra e l’intera stagione. La grande vittoria in Supercoppa ha ridato linfa vitale ad un ambiente che si stava avviando sui binari della tristezza, ma Benitez deve trovare finalmente la tanto attesa quadratura del cerchio, a prescindere o meno dal suo addio a Giugno. In tal senso, il mercato non può che aiutare: Strinic e Gabbiadini sono due ottimi innesti, ma per essere sicuri del terzo posto servirà forse un colpo last minute in difesa o a centrocampo. Altrimenti, forse, il Napoli rischia di soffrire e di farsi scappare un obiettivo che, ad inizio stagione, pareva una banale formalità

Mihajlovic sta facendo miracoli alla Sampdoria. La lite con Okaka non sembra aver minato troppo l’ambiente, carichissimo perla prima parte di stagione e per le sorprese del mercato: Gabbiadini è andato via, ma al suo posto sono stati presi Muriel ed Eto’o. I due, se ufficializzati, rischiano di potenziare in maniera inimmaginabile l’attacco della Sampdoria, aumentandone potenza di fuoco e cinismo. Un plauso va fatto anche alla nuova proprietà: Ferrero sarà anche un personaggio troppo sopra le righe, ma ha dimostrato di volere il bene della Sampdoria mettendoci sempre faccia e soldi. Paradossalmente, è proprio lui (insieme all’allenatore) la forza della squadra genovese. Bisogna partire dal girone d’andata di Serie A da ricordare (8 vittorie, 9 pareggi e 2 sole sconfitte, entrambe fuori casa e di cui una con un rigore al 90′) per continuare a sognare, premendo l’acceleratore fino all’ultimo. Non sappiamo se la Champions arriverà, ma probabilmente la Sampdoria l’anno prossimo tornerà a giocare in Europa. E questo, a prescindere, è già un grande risultato.

Più della Samp, l’outsider forse maggiormente inattesa è la Lazio di Stefano Pioli: squadra costruita in sordina e nella quasi indifferenza generale, è riuscita pian piano ad imporsi grazie alla bravura del suo allenatore e ad una rosa composta da talenti cristallini (Candreva, Felipe Anderson) e giocatori di sicuro affidamento (Mauri, Klose, Djordjevic). Un girone di andata su altissimi livelli che ha fatto sognare i tifosi biancocelesti. Se proprio dovessimo cercare di trovare un difetto alla Lazio, sarebbe quello di non saper gestire le partite (lo ha dimostrato nel Derby contro la Roma e nelle gare contro Inter e Verona). Come il Napoli, la Lazio pare una squadra non capace di frenare i propri ritmi, bisognosa di giocare sempre a mille all’ora per poter rendere meglio. “Chi si ferma è perduto”, recita un famoso adagio. Applicabile perfettamente alla squadra di Pioli. Mercato fino ad ora fermissimo: si fanno i nomi di Paletta, Moisander e Hoedt. Vedremo se Lotito sarà in grado di migliorare la squadra per dare al suo allenatore una creatura ancora più affamata. La Champions League, d’altronde, dista solo 2 punti (anche se, in virtù dello scontro diretto perso contro il Napoli, sarebbero da considerare 3).

Chiude la lista la Fiorentina. All’ombra del Franchi si era capito fin da subito che la stagione sarebbe stata travagliata: società ed allenatore non affini riguardo il mercato, continui punzecchiamenti da ambedue le parti, un tecnico all’apparenza più svogliato e meno “innamorato” della piazza. A questo bisogna aggiungere gli ormai continui infortuni, che hanno privato la squadra degli elementi chiave anche in questa Serie A, e il mancato rinnovo di Neto che tanti malumori ha portato negli ultimi tempi. Eppure, nonostante le catastrofi, la Fiorentina è ancora lì. Quando è in giornata gioca e vince bene, e la distanza dal terzo posto è di soli 3 punti (ma, come sopra, in realtà sarebbero 4). Insomma, nulla è impossibile. Ma, in questo caso, servirebbero davvero molte pezze da mettere a Gennaio: Rosati e Diamanti non possono di certo bastare per raggiungere l’obiettivo. Ma, più che spendere altri soldi, la Fiorentina cercherà di aspettare (anche quest’anno) i recuperi definitivi di Rossi e Gomez: se per il primo si tratta di qualcosa di esclusivamente fisico, il tedesco va assolutamente riabilitato a livello psicologico. Montella, che forse ha perso la pazienza, dovrà cercare di motivare fino all’ultimo l’ex Bayern Monaco. D’altronde la Viola avrebbe bisogno anche dei suoi gol per approdare nuovamente in Champions League.

 

Claudio Agave 

SHARE