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Nessuno come Domenico Berardi in serie A negli ultimi anni. L’attaccante del Sassuolo infatti, con la doppietta di domenica al Genoa, è diventato il miglior attaccante italiano nel rapporto tra presenze e reti, superando un certo Mario Balotelli. A soli 20 anni e 5 mesi, Berardi può già vantare 44 presenze nella massima serie e ben 21 reti; nell’ultimo ventennio, non c’è mai stato un calciatore italiano ad aver fatto meglio di lui.

Il precedente primato apparteneva appunto a Supermario che, prima di lasciare l’Inter e trasferirsi al Manchester City, aveva realizzato 20 gol in 59 presenze. Dove può arrivare Berardi sono in tanti a chiederselo, e anche se il Sassuolo non pare avere nessuna intenzione di privarsene (come confermato dalle parole del suo ds, “è in comproprietà con la Juventus, ma fino a fine stagione, resta con noi“), è chiaro che le cose potrebbero cambiare a partire già dal mercato estivo. La società bianconera aveva bruciato tutti sul tempo, acquistando metà del suo cartellino già qualche tempo fa, e prima o poi il ragazzo arriverà a Torino per giocare da titolare. Ancora troppo presto forse, per un talento come il giovane ragazzo venuto dalla Calabria e subito notato dagli osservatori neroverdi; Berardi, nonostante le sue evidenti qualità, necessita ancora di maturare la giusta esperienza e Sassuolo rappresenta per lui un ottimo ambiente nel quale crescere e migliorare, per puntare ad arrivare ad essere il futuro del nostro calcio.

Fondamentale per lui, la presenza di Eusebio Di Francesco in panchina, visto che fino ad ora non c’è stato tecnico che abbia saputo gestire il carattere “fumantino” che da sempre lo contraddistingue. Berardi è un buono, ma certo non semplice da prendere, anche per chi con i giovani è abituato a lavorare; due stagioni fa, aveva rifiutato di difendere i colori della Nazionale azzurra under 19 nell’Europeo di categoria per giocare con il Sassuolo le fasi finali del campionato che avrebbe portato alla prima storica promozione in A degli emiliani. Subì una squalifica di 9 mesi, per aver violato il codice etico. L’anno scorso, nell’interregno di Malesani, il suo momento peggiore: poche presenze in campo e, soprattutto, la gomitata rifilata in pieno volto a Molinaro soltanto 50 secondi il suo ingresso in SassuoloParma che gli costò l’esclusione dalla Nazionale under 21 di Gigi Di Biagio. La sua ascesa sembrava doversi arrestare a causa delle sue bizze, ma il ritorno di Di Francesco al Sassuolo, risultò ancora una volta decisivo. Un finale di stagione da incorniciare, un campionato concluso con 16 reti, frutto di 2 triplette (a Sampdoria e Fiorentina) e un poker storico (rifilato al Milan e che costò la panchina a Massimiliano Allegri).

Mai banale, Berardi, che anche quest’anno ci ha messo un pò a ingranare. La doppietta al Genoa è arrivata dopo un’astinenza di quasi tre mesi, ma ha restituito al Sassuolo e al calcio italiano il vero Berardi. Personalità da vendere e un sinistro da favola, ma ancora tante pause e troppi cartellini; sette gialli e un rosso, che gli sono già costati quattro turni di stop per squalifica. D’accordo la foga agonistica e i ripiegamenti difensivi ai quali è chiamato dal gioco del suo allenatore, meno le continue proteste all’indirizzo dell’arbitro. L’impressione è che, una volta limato il “vizietto”, Berardi possa davvero rappresentare il futuro del calcio italiano: la Juventus lo aspetta, il Sassuolo e Di Francesco non lo mollano.

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