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Deloitte Football Money League ha fatto le carte ai fatturati delle più importanti società calcistiche del nostro continente. Uno studio portato avanti prendendo in considerazione i bilanci relativi alla stagione 2013/14, a cui il prossimo anno si andranno a “sommare” i dati relativi a quest’annata con tutti gli annessi e connessi. Ad ora il Real Madrid è la regina indiscussi dei bilanci e dei fatturati mettendo a “verbale” la bellezza di 549,5 milioni di euro, cifra da capogiro capace di far “saltare” più di un tavolino e che, per intenderci risulta essere maggiore della somma dei bilanci di Juventus (279,4 mln di  €) e Borussia Dortmund (261,5 mln di €), tanto per dare un’idea rapida di quale tipo di fenomeno abbiamo davanti. Al secondo posto della speciale classifica stilata da Deloitte troviamo i Red Devils, il Manchester United, veri e propri contendenti dei Blancos allenati da Carletto Ancelotti, con un totale di 518 mln di €, esattamente quanto il Madrid aveva messo a bilancio nella stagione 2012/13, salvo vedere un aumento nel 2013/14 di ben 31,5 mln di € pari cioè al 5% del proprio fatturato; i rossi di Manchester sono riusciti nell’impresa di guadagnare due posizioni a fronte di un’annata sportiva decisamente difficile da cui gli uomini di Van Gaal stanno uscendo solo ora.

FATTURATO Ovvero il pane quotidiano del calcio moderno prevede 3 grandi gettiti di introiti: merchandising, diritti tv e biglietti stadio (Per analisi dettegliata VEDI QUI). Nessuno di essi ha un valore e/o importanza diametralmente differente, una moderna società di calcio non può prescindere dal loro peso complessivo, motivo per cui risulta quanto meno dubbio il mettere in primo piano l’uno o l’altro “flusso” a scelta. In Inghilterra hanno capito benissimo l’aria che tira e sono ormai anni che la Premier League ha messo a fuoco l’importanza delle scelte “aziendali” come potenziali catalizzatori di crescita sportiva, in un certo senso è semplice, un bilancio importante permette una liquidità maggiore, quindi possibilità di bussare alla porta di giocatori/allenatori/dirigenti importanti. Non un caso che i club d’oltremanica siano proliferati nella Top40 della classifica di Deloitte, addirittura 14 nella Top30, uno meno della metà, dimostrando al mondo come il calcio parli l’inglese in maniera fluente e non solo, soprattutto come i Media interessati al pallone sia sempre più attirati dal calcio inglese, dimostrazione di come moltissima gente (anche italiani) si sia appassionata, negli ultimi tempi, alla serie di “sua maestà”. Il nuovo contratto televisivo per le inglesi parla chiaro: l’incremento sarà di 7 miliardi di € per stagione per i prossimi anni, “torta” che andrà divisa tra tutti i club partecipanti, permettendo quindi una netta crescita del movimento in Inghilterra.

CASO UNITED Il Manchester United è l’esempio lampante di come “Vincere non sia tutto”, ammesso e non concesso che comunque la mancata partecipazione all’attuale Champions League si farà sentire solo e soltanto nel bilancio di quest’anno, quindi ancora esentato da un “malus” nei bilanci, i Red Devils rappresentano la vera potenza “on fire” del momento grazie soprattutto ai convenientissimi accordi di sponsorizzazione che i propri dirigenti sono riusciti a stringere con US Motors (Chevrolet), circa 68 mln di € annui, e Adidas (a partire dal prossimo anno per una decade) per 98,5 mln di €. Roba astronomica. Senza contare lo stadio di proprietà, l’Old Trafford è infatti uno degli impianti più importanti del Regno Unito, nonché il più capiente escludendo Wembley (76.000 posti a sedere), il che permette un “giro di affari” imponente, e, in un certo senso, distacca anche i cugini Citizens, legati allo sceicco Mansur, che possono contare sui “soli” 48.000 posti dell’Etihad Stadium, non un caso che negli ultimi tempi da quelle parti si parli di piano di ampliamento dell’impianto. Sempre per quanto riguarda i Reds si può parlare di una strategia di marketing davvero aggressiva e presente in tutto il Mondo, marche importanti e globali insieme ad acquisti di grandi campioni sono il trampolino giusto per mandare in orbita i conti dei Diavoli rossi.

LE ALTRE E LE ITALIANE Bayern Monaco e Barcellona si difendono, i bavaresi hanno concluso il pagamento dell’Allianz Arena e adesso la strada appare veramente in discesa, soprattutto se i risultati non tarderanno ad arrivare, in Germania il dominio degli uomini di Guardiola è intoccabile, qualche dubbio in Europa dove le altre big non si lasciano di certo andare. Stessa “solfa” per i blaugrana con qualche postilla in più, in Spagna c’è bagarre in Liga e i passi non proprio certi fatti nelle ultime edizioni della Champions League hanno frenato l’incredibile realtà che fino a qualche anno fa dominava il calcio continentale. Questione semplicemente di cicli, in ogni caso la società catalana mantiene un comodo 4° posto per un fatturato di 484,6 mln di €. Poteva andare peggio. Per trovare qualche rappresentante del nostro paese dobbiamo scavare e bene sotto altri nomi importanti quali Manchester City (414,4 mln €), Chelsea (387,9), Arsenal (359,3) e Liverpool (305,9). Al decimo posto c’è infatti la Juventus che migliora il trend dell’anno passato (+17 mln di €) grazie agli introiti dalla Champions League. Dietro i bianconeri vuoto cosmico per le nostre formazioni con le inglesi che ridono, è “sui generis” notare come il Newcastle possa vantare un fatturato poco inferiore a quello dell’Inter e superiore a quella della Roma, sebbene negli ultimi tempi proprio la società inglese è stata definita “nel suo miglior momento economico di sempre”. Crescono le quotazioni del Napoli, anche se i partenopei devono fare mea culpa per non essere riusciti a qualificarsi all’ultima Champions League, evenienza questa che potrebbe rappresentare una battuta d’arresto significativa nella crescita della società di proprietà di De Laurentiis.

CRISI DELLE MILANESI In un sistema come quello della nostra Serie A, privo cioè degli stadi di proprietà e con un merchandising tutto da rivedere e correggere, a pagare dazio sono quelle formazioni che per anni hanno goduto di rilievo internazionale grazie agli investimenti delle proprie società e dagli incassi sui diritti televisivi. Milan e Inter sono le due facce della medesima medaglia, il tracollo delle due milanesi in campionato ha portato risultati alterni e mancate qualificazioni alla Champions League, ergo i mancati incassi dalla competizione continentale di maggior spessore, scorporando quindi un gettito che avrebbe permesso una rifondazione alle due società che si sono “barcamenate” in calciomercati dediti alle “occasioni” pur di mantenere un appeal mediatico che alle volte mal si sposa con i risultati in campo, senza contare la stessa retrocessione della Serie A stessa, solo 3 posti CL non permette una crescita quanto un impoverimento del nostro movimento in termini di fatturato, mentre con 4 la stagnazione era “sostenibile”.

 

Stefano Mastini