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giovinco

Quante volte vi è capitato di affrontare un argomento calcistico e trovare davanti a voi qualcuno che la pensasse all’opposto? Come se un calciatore avesse due personalità distinte, da una parte fenomeno, dall’altra bidone. Anche nella redazione di MaiDireCalcio accade ciò e così un po’ per diletto un po’ per conoscere le idee dei nostri utenti abbiamo deciso di lanciare la rubrica “Dr Jekyll e Mr Hyde”, uno spazio a quattro mani dove si analizzerà l’argomento principe degli ultimi giorni e si cercherà di valutarne i pro e i contro, il buono e il cattivo, lo yin e lo yang, il giusto o lo sbagliato, il bello o il brutto, insomma un’analisi a 360 gradi. Per questa puntata l’argomento è la decisione di Giovinco di lasciare il calcio europeo a 28 anni, preferendo l’ingaggio faraonico offertogli dal Toronto. Secondo voi ha fatto bene?

Quello tra Giovinco e la Juventus è la storia di un rapporto amoroso mai realmente sbocciato, fatto di molti bassi e pochi alti. In passato dipinto da molti come possibile erede di Del Piero, il buon Sebastian non ha rispettato le attese di società e tifosi non riuscendo mai ad essere protagonista con la maglia bianconera, quella stessa che gli ha permesso d’essere conosciuto dal grande calcio come uno dei più promettenti calciatori del vivaio calcistico italiano. Eppure la Juventus ha provato in tutti modi ad aspettarlo, decidendo prima di farlo crescere in provincia lontano dai riflettori, al Parma con precisione, società con la quale tra il 2011 ed il 2013 ha collezionato 66 gettoni e 22 gol, e poi di ricomprarlo due anni dopo per un cifra di poco superiore ai 10 milioni di euro. Esborso non certo irrisorio considerando il marchio di fabbrica bianconero dovuto agli anni trascorsi a tirar calci al pallone tra le fila del settore giovanile. Anche le non idilliache statistiche colorate di bianconero confermano come Giovinco alla Juventus non sia stato all’altezza collezionando, in campionato s’intende, 81 presenze, dal 2008 al 2011 e dal 2013 al 2015, e soltanto 12 gol. Il suo annunciato addio alla Vecchia Signora non ha certo sorpreso più di tanto l’ambiente Juventus, indifferente alla notizia del suo mancato prolungamento di contratto, evento dettato soprattutto dalla mostruosa ed inconsiderabile cifra di 3,5 milioni di euro netti annui richiesta dal giocatore e dal suo procuratore, ed alla perdita di un calciatore che per la maglia ha fatto realmente poco. Trasferirsi a soli 28 anni in un campionato sicuramente inferiore rispetto a quelli che sono gli standard europei evidenzia la sua intolleranza nell’essere protagonista ed importante dove realmente bisogna esserlo. Con tutto il rispetto per la MLS ed il Toronto, il campionato americano rappresenta una frontiera affascinante ed intrigante molto più dal punto di vista mediatico ed economico che non dal punto di vista esclusivamente calcistico. Ci si aspettava quantomeno una meta in grado di permettere a Giovinco di poter calcare i campi di una competizione europea ed invece da luglio tutto sarà a stelle e strisce per la gioia del suo, a questo punto si suppone enorme, portafogli visto e considerato il contratto da 8 milioni di euro annui per quattro anni siglato col club canadese. La scelta ponderata gli costerà probabilmente anche l’esclusione dalla Nazionale di Antonio Conte, suo dichiarato estimatore fin dai tempi della Juventus che prossimamente dovrà fare a meno del suo figlioccio. D’altronde la tentazione di guadagnare così tanto, per così tanto tempo ed all’ombra dei più importanti riflettori è stata talmente forte che non coglierla al volo sarebbe stato impossibile. Non resta che augurare buona fortuna a Giovinco, con la speranza che la maglia del Toronto possa presto regalargli da protagonista quelle stesse emozioni che la maglia della Juventus avrebbe voluto regalargli ma che lui ha negli anni non ha saputo cogliere. Buona fortuna.

Fabio Rismino

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Andare a 28 anni a giocare in MLS, anche se strapagato, significa in qualche modo aver deciso di gettare la spugna, essersi arresi all’idea di non poter dire la propria nel calcio che conta, in definitiva dare ragione a chi durante tutti questi anni ha sempre creduto che Sebastian Giovinco non fosse all’altezza della sua Juventus. Compiere una scelta del genere, solitamente intrapresa o da grandi giocatori ormai appassiti o da atleti mai sbocciati, è in definitiva un ammissione di colpa e di disinteresse verso il calcio europeo. Certo, la barcata di soldi promessi alla Formica Atomica, 6 milioni annui di base con la possibilità di arrivare ad 8.6 con bonus, avrebbe fatto tentennare chiunque; la vera domanda a cui si deve rispondere è però la seguente: a Giovinco interessava solo essere strapagato o aveva anche altre ambizioni?
Se la risposta alla questione posta fosse “Sì, aveva interesse solo ad essere strapagato” allora non vi è neanche un dubbio sul fatto che l’oramai ex numero 12 della Juventus abbia fatto la scelta giusta: se, invece, la risposta fosse ”No” allora qualche perplessità rimane.
Perché Giovinco, diciamolo, qualche soddisfazione se la sarebbe potuta ancora togliere nel nostro calcio. Certo, avrebbe dovuto lasciare la sua Juventus, anche perché legittimamente Giovinco a 28 anni non ha più voglia di stare seduto per la quasi totalità della stagione su una panchina. Ciò però non toglie che, in squadre di livello un poco inferiore, Sebastian la differenza avrebbe ancora potuto farla e, del resto, le ottime annate passate ad Empoli prima e a Parma poi testimoniano come il giocatore fosse riuscito a trovare anche in Italia la sua dimensione perfetta.
C’è infine il discorso nazionale. Conte, già dalle sue prime presenze sulla panchina azzurra, aveva dimostrato di avere un occhio di riguardo per Giovinco, chiamandolo e dandogli la possibilità di giocare in partite di qualificazione al prossimo Europeo anche se alla Juventus non era praticamente mai sceso in campo. Con la migrazione verso l’El Dorado canadese anche le possibilità di rivedere Giovinco con la maglia azzurra diminuiscono sensibilmente; del resto è normale che sia così, in Canada i ritmi sono più lenti, la tattica meno importante, gli avversari più deboli e riadattarsi al calcio europeo solo per le partite della Nazionale sarebbe irrealistico.
Buona fortuna a Giovinco, dunque, che certamente si arricchirà dal punto di vista economico nella sua nuova esperienza. Solo non veniteci a dire che il calcio canadese sia la nuova frontiera del pallone moderno o che si è scelto Toronto per il progetto. Giovinco ha scelto Toronto per motivi legittimi, tutti non compatibili con chi aveva l’ambizione di voler dire ancora la propria come calciatore.

Lawrence Miles

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