Occhio al Palermo: squadra operaia e… attenti a quei due

Occhio al Palermo: squadra operaia e… attenti a quei due

Iachini

L’uscita prematura dalla Coppa Italia aveva iniziato a far storcere il naso ai primi tifosi ed al Presidente Zamparini che, dopo aver sostenuto a spada tratta il tecnico Iachini, cominciava a meditare di abbandonarsi alla sua natura di mangia-allenatori. Poi chissà cosa l’ha convinto ad avere pazienza, a tenere i nervi saldi e, soprattutto, a dare fiducia a chi ha vinto l’anno prima il campionato di Serie B. Non vinto ma dominato, e non si domina un campionato tra i più difficili e sottovalutati per puro caso. Il Palermo man mano è riuscito ad adattarsi alla nuova realtà, a maturare la mentalità giusta per affrontare squadre superiori e ad avere la giusta umiltà ma allo stesso tempo la sfrontatezza di non aver paura di nessuno. Una squadra con giocatori dal talento cristallino, ma dall’ossatura solida e operaia guidata da un tecnico duro e pragmatico come Beppe Iachini. Quali sono i segreti dei rosanero?

Tre, cinque, show- La pazienza di Zamparini lo ha portato a fare la scelta migliore possibile per la sua squadra, tenendo in panchina un allenatore che, nonostante qualche scivolone, ha saputo adattare le qualità di una rosa molto simile a quella avuta a disposizione nel campionato cadetto ad un campionato di categoria superiore. Conscio delle capacità tecniche dei suoi attaccanti, lo scorbutico mister ha capito che in A la prima regola è non prenderle, abbinando al “fioretto” più che una sciabola una vera e propria mazza chiodata. E allora ecco l’abbottonatissimo 3-5-2 rosanero, fatto tutto di pressing, corsa e intensità ed in grado di far sudare qualsiasi tipo di avversario. Si parte dal leader, Stefano Sorrentino: temprato dagli anni di Chievo, sa guidare il reparto alla perfezione, unendo alla sua enorme esperienza i guizzi degni di un portiere di almeno dieci anni più giovane. La sua sicurezza trasmette fiducia anche ai tre centrali, con lo storico Munoz maturato enormemente dopo l’anno in B ed in grado di rendere ancor di più dopo l’arrivo dell’esperto Giancarlo Gonzalez, vero e proprio pilastro arretrato dei rosanero. A centrocampo la linea titolare è di tutto rispetto, con la saggezza di Maresca, il dinamismo di Barreto e la “cattiveria” negli inserimenti di Rigoni, più volte decisivo quest’anno. Sulle fasce il “Cristiano Ronaldo” del Marocco Lazaar, stabilmente nella metà campo avversaria e primo in Italia per cross riusciti, ed il barbuto svizzero Morganella, che anche quest’anno ha avuto la meglio nel dualismo con il sempre utile Eros Pisano. Blindata la difesa, in attacco si balla: Dybala e Vazquez hanno trovato nella Serie A il palcoscenico ideale per esprimersi al meglio con la loro fantasia e le loro qualità, trovandosi spesso a memoria e facendo impazzire le difese. La libertà di azione di cui godono palla al piede li spinge a sacrificarsi anche in fase di non possesso, pressando all’infinito gli avversari, supportati da un centrocampo sempre presente. L’emblema delle capacità del Palermo sta nel match visto contro la Roma, strangolata dai raddoppi rosanero e costretta ai lanci lunghi vista l’impossibilità di servire i centrocampisti.

Deja vu- Eppure una squadra del genere ci fa riflettere: dove e quando abbiamo visto un sistema simile ottenere grandi risultati? La mente vola automaticamente al Torino di Ventura visto lo scorso anno, capace di scalare la classifica e far rizzare i capelli a mezza Serie A. Un Glik leader come Gonzalez, gli inserimenti di El Kaddouri come quelli di Rigoni, esterni in grado di assicurare una costante superiorità numerica e Cerci/Immobile gemelli del gol come Vazquez e Dybala. Che Iachini abbia studiato da Ventura? Difficile dirlo. Ciò che è certo è che il Torino giocando in questo modo è arrivato in Europa League, passando davanti a squadre ben più blasonate come ad esempio il Milan. Riuscirà il Palermo a raggiungere lo stesso traguardo? La strada è molto complicata, ma la neo-promossa ha davanti a se una sfida ancora maggiore, che il Toro non  è riuscito a vincere: trattenere i propri talenti per continuare il progetto e puntare ai traguardi più alti.