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Diciannove giornate di alti e bassi,di spettacolo e noia, di goal e catenaccio. Il campionato italiano ha iniziato delineare una gerarchia ben precisa ma nulla preclude ad un capovolgimento totale nella seconda parte della stagione. Proviamo a stilare un bilancio di quanto accaduto finora analizzando le contendenti al tricolore: Juventus e Roma.

JUVENTUS: Che la rosa dei campioni d’Italia fosse di altissimo livello era fuor di dubbio e lo dimostravano gli ultimi tre anni monstre della corazzata bianconera, la vera incognita era rappresentata dallo shock per l’addio di Conte e l’arrivo di Allegri. L’ex milanista ha saputo rendere questo passaggio meno traumatico del previsto, entrando in punta di piedi nell’ambiente Juve e cercando di non alterare gli equilibri pressoché perfetti raggiunti dal suo predecessore. Non ha avuto dubbi Acciughina a puntare sul 3-5-2 contiano, affidandosi più che al sistema di gioco, alla qualità dei suoi campioni. Il modo migliore per portare la macchina da guerra juventina subito ad un numero di giri alto. Quando però si è trattato di innestare una marcia superiore, Allegri non c’ha pensato due volte a prendersi la Juve e darle la sua impronta con l’amato rombo a centrocampo. Tutti i big della mediana dentro e problemi di abbondanza risolti. Non ha mai smesso di marciare la Juventus, come da copione, partita dopo partita a macinare punti. Rispetto alla passata stagione la manovra è meno basata sulla rabbia famelica e più sul ragionamento ma la musica è sempre la stessa. Certo, Buffon e compagni hanno perso qualche punto di troppo a cavallo della sosta (vedi i pareggi in casa con Sampdoria e Inter) ma la sensazione è che la vittoria di Napoli possa essere stato il tonico per ridare vigore alla corsa juventina. In più c’è la Champions. Passare agli ottavi era un obbligo, ma (soprattutto a un certo punto della fase a gironi) stava diventando un miraggio. Anche lì Allegri ha avuto il merito di raddrizzare la situazione. Il vero ago della bilancia bianconera, mai come quest’anno, sembra essere Paul Pogba. L’enfant prodige ex Manchester United quest’anno è definitivamente esploso e, a tratti, dà la sensazione di essere il vero dominante dell’undici di Allegri. Dalla sua ulteriore crescita dipenderanno le possibilità di fare il salto di qualità anche a livello europeo. L’unico neo fin qui per la Juventus è rappresentato dalla sconfitta in Supercoppa. Una partita quella di Doha, che ha messo a nudo quelli che sono i limiti residui di questa squadra che, a volte, quando il clima si surriscalda dimostra di non avere ancora la freddezza di mettere al sicuro il risultato.

ROMA: Vinceremo lo Scudetto. Garcia dixit. Per fortuna del tecnico transalpino ci sono altre diciannove giornate, un’infinità, per tenere fede alla profezia di qualche mese fa. Per ora, ci sono cinque punti e tante (troppe) polemiche a dividere i giallorossi dalla Juventus. In realtà la rosa giallorossa ha tutte le potenzialità per giocarsela, se non alla pari, da molto vicino con i campioni d’Italia e lo scontro diretto di Torino (oltre che larghi tratti del girone d’andata) lo hanno dimostrato. Quello che sembra mancare a questa squadra è un pizzico di serenità, quella che permette alle squadre forti di diventare grandi. Cercare di ridurre il gap a suon di dichiarazioni e veleno non è la strada giusta. La forza della Roma è stato e deve continuare ad essere l’entusiasmo di un gruppo che non si pone limiti né obiettivi. A creare il gap di cinque punti, però, è stata anche qualche circostanza che non è andata come si sperava. Innanzitutto sul piano degli infortuni. La mancanza di Castan si sente eccome, nonostante il grande impatto di Manolas che non ha minimamente fatto rimpiangere Benatia. Il vero flop fin qui, però, porta il nome di Juan Manuel Iturbe. Arrivato con il fardello, di avere un cartellino al collo che recitava qualcosa di simile a “30 milioni”, il folletto ex Verona, anche a causa di un infortunio, non ha garantitole prestazioni sperate. A questo si è aggiunta la coppa d’Africa, che ha tolto a Garcia Keita e, soprattutto, Gervinho. L’uomo più importante dell’impianto di gioco del francese. Anche la situazione incerta di Destro, di certo non ha aiutato e, per vincere lo Scudetto, va risolta in un senso o nell’altro. Tra le note liete c’è il ritorno di Strootman, preziosissimo per gli equilibri giallorossi, e la definitiva esplosione di Nainggolan. Quello che più sta pensando fin qui, però, sono i punti buttati in partite apparentemente facili (vedi Sassuolo in casa). A preoccupare è il non aver saputo approfittare dei passi falsi della Juve, che pure ci sono stati, quasi come se ogni volta che la Roma mettesse la freccia per sorpassare i rivali, la mancanza di abitudine a vincere la portasse ad alzare il piede dall’acceleratore. Infine, una digressione sulla Champions. Ovvio il girone era di quelli ardui da scalare. Al di là della disfatta col Bayern, però, la Roma si è suicidata a Mosca in quella che era l’unica vera chance di passare agli ottavi.

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