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Hellas Verona e Rafa Marquez, non sempre le ciambelle riescono col buco: il rendimento è stato molto lontano da quello del simile caso di Luca Toni.

Arrivato a calcare i campi della nostra a Serie A a 35 anni suonati, dopo aver di fatto concluso la carriera agonistica ad alti livelli con il Barcellona nel 2010 per accasarsi prima ai New York Red Bulls e poi in patria al Leòn, il capitano del Messico Rafa Marquez ha trovato molti scogli sul suo cammino. Arrivato al Verona per volere del presidente Setti, rimasto incantato dalla personalità del condottiero messicano durante i Mondiali (dove è recordman, avendo portato la fascia da capitano nel 2002, 2006, 2010 e 2014): “Lo vidi giocare ai Mondiali e dissi: lo voglio“, Rafa si è fatto sedurre dall’avventura in Italia, dopo aver giocato in Francia e Spagna con le maglie di Monaco e Barcellona.

Dotato di grande personalità in molti credevano che avrebbe potuto figurare alla grande nel nostro campionato, vista anche la condizione fisica per niente scadente mostrata nella kermesse iridata, dove era arrivato tirato a lucido: dopo le prime tre partite su un buon livello il messicano ha però cominciato a calare, arrivando molto spesso in ritardo negli interventi e rimediando due cartellini rossi e tre gialli nelle prime 18 giornate, un po’ troppo per uno della sua esperienza. Giocando molto sull’anticipo Marquez ha infatti bisogno di una condizione fisica che lo sostenga: quando non è al massimo rischia di causare brutti interventi, procurando calci di rigore e lasciando i suoi in inferiorità numerica. La media voto della Gazzetta dello Sport è infatti un deprimente 5,57 molto lontano dal valore assoluto del calciatore.

Purtroppo, e a Verona se ne sono accorti, non sempre le ciambelle riescono col buco: difficile replicare un affare come quello di Luca Toni, arrivato a 36 anni suonati, dato per spacciato da tutti, che nella sua prima stagione ha giocato 34 partite mettendo a segno 20 reti. Resta un acquisto di buon livello, capace di gestire una retroguardia scaligera decisamente povera di talento, ma molto lontano dal giocatore che abbiamo ammirato ai Mondiali.

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