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Antonio Conte, Ct della nazionale italiana ed ex allenatore della Juventus è stato ospite della redazione di Tuttosport e ha rilasciato una lunga intervista al quotidiano torinese. Ecco qualche stralcio:

“Mi fa ancora male vedere la mia squadra del cuore qui ho ricordi bellissimi. Varcare quel cancello a Vinovo è stata una grandissima emozioni, così come essere accolto dai tifosi all’esterno della struttura”.

GLI SCUDETTI – L’ex capitano bianconero torna sulle stagione entusiasmanti vissute a Torino e si racconta: “Qui abbiamo fatto la storia: record, successi, vittorie incredibili. Io e i ragazzi siamo stati artefici di un miracolo calcistico dopo due anni di decadenza sportiva. Ora la Juve è a un punto altissimo, merito dello staff, merito mio ma soprattutto degli uomini che allenavo, come ho sempre detto. Ho avuto a che fare con gente caparbia, gente che ha fame ma allo stesso tempo umile e consapevole che le vittorie non arrivano senza il lavoro e il sudore. Sono stato fortunato ad aver incrociato il mio cammino con il loro”.

 IL DIVORZIO“Non è stata una decisione presa come un fulmine a ciel sereno. Il 18 maggio c’erano tantissime probabilità che le strade si sarebbero divise. Penso di aver scelto molto con la testa e poco col cuore, perché il cuore mi avrebbe portato a continuare all’infinito con la Juve. E’ stata una decisione ponderata, a conclusione di tre anni molto intensi, vissuti con un dispendio fisico e mentale non indifferente, soprattutto da parte mia. Ho dato fondo a tutte le energie possibili e inimmaginabili per cercare di recuperare da una situazione non semplice: partivamo da due settimi posti, con la qualificazione in Champions come traguardo lontano. Bisognava spodestare una squadra forte come il Milan, che aveva Thiago Silva, Ibrahimovic, oltre alla vecchia guardia. Quattro anni fa i rossoneri erano la Juve di oggi. Essere riusciti a tirarli giù dal trono e prenderne il posto è stato il nostro capolavoro: mio e dei ragazzi. Ma per farlo c’è stato un grandissimo dispendio di energie sotto tutti i punti di vista”.

RAPPORTO CON LA DIRIGENZA BIANCONERA “A maggio, con la società, abbiamo deciso di aspettare per vedere se alcune situazioni potevano essere smaltite. E’ andata come è andata, ma io ho dato tutto. La mia è stata una scelta non serena, però onesta: avevo la morte nel cuore quando ho preso quella decisione e nel video poi pubblicato si vede che non ho deciso a cuor leggero. Ma ho pensato e penso che sia stata la soluzione giusta, per tutti. Avevo chiesto tanto a tutti e tutti mi hanno dato tutto: i tre scudetti, il primo straordinario da imbattuti, il record dei 102 punti, la finale di Coppa Italia, la Champions alla quale quasi tutti i giocatori partecipavano per la prima volta. Siamo arrivati ai quarti mentre l’anno scorso, al di là del rammarico di quei famosi dieci minuti col Galatasaray, il fatto di riportare la Juve a giocarsi una semifinale europea è una nota di merito”.

LE LACRIME DELLA MOGLIE ELISABETTA“La mia famiglia ha sempre visto con quanta intensità ho vissuto gli ultimi tre anni. Allenare la Juve non è semplice, richiede tanta intensità lavorativa. Però quando ti accorgi di aver dato tutto, devi anche avere il coraggio di prendere decisioni che possono sembrare strambe. C’è chi mi ha chiesto: “Mister, ma chi te l’ha fatto fare di lasciare la Juve? Potevi anche permetterti di non vincere sempre…”. Ma questo per me non esiste: io cerco sempre l’eccellenza e per farlo devi metterci il massimo della passione”.

E’ PIU’ FORTE LA JUVE DI QUEST’ANNO?“Non sta a me dirlo, né mi interessa, anche perché si creano paragoni inutili. A luglio si è chiuso un capitolo importante per me e sinceramente mi dispiace quando vengono fatti confronti, in eccesso o in difetto. La verità è che si è chiuso il ciclo mio, ma non quello della Juve. Abbiamo costruito un grattacielo e oggi sta agli altri provare a dare picconate, però bisogna essere bravi per farlo crollare. Oggi la Juve gode di una situazione ottimale: regge a livello di fatturati, perché noi siamo riusciti, con grandi sacrifici, a scavalcare tutti. E ora i bianconeri devono fare di tutto per rimanere lassù, mentre agli altri toccherà minare certezze e fondamenta del palazzo costruito”.

CONTE, UN MARTELLO – Sull’appellativo ormai noto di “martello” risponde così: “Dovrebbe essere la regola, non l’eccezione. Bisogna caricare la squadra a vincere anche quando il pronostico è sfavorevole o si hanno assenze è pesanti. E’ fondamentale andare in campo a mille, si hanno grandi percentuali di conquistare il massimo in palio”.

CASO OSVALDO“Daniel arrivò trascinandosi dietro una fama non buona. Ma con me si è comportato non da professionista, di più. Ha sempre rispettato le mie scelte: non posso parlarne male. L’ho pure convocato in Nazionale le prime due volte: se starà e farà bene, le porte sono aperte. Vale per Tevez: quando Carlos arrivò si diceva che avrebbe rovinato lo spogliatoio, invece ho trovato un campione a tutti i livelli, calcistico e umano. Non ha mai creato problemi, è un valore aggiunto. A Tevez, a Pirlo, allo zoccolo duro, ho sempre detto: “Se vi allenate male, per me è un problema”. Se, al contrario, il gruppo vede che Carlos e Andrea si allenano sempre, io posso stare anche con la sigaretta in bocca. Con i campioni è tutto più facile: solo loro, nella fatica, capiscono l’importanza del lavoro”.

PAUL POGBA“La vendita di Pogba consentirebbe di comprare 2-3 giocatori di livello, anche se oggi è più difficile capire chi ti fa svoltare la squadra. Io credo nei talenti che faticano ad uscire. L’importante è che nelle nostre squadre Primavera non giochino 9 stranieri su 11…”.

PROGETTI FUTURI – “Da qualche mese  ho firmato un contratto importante. Era luglio e me ne andai a malincuore, ora sto nella nostra nazionale, prestigiosa e con prospettive degne del blasone che abbiamo. Gli obiettivi? Centrare la qualificazione e vincere Euro 2016: in nazionale c’è un bel gruppo e non ci poniamo limiti. E’ difficile sicuramente ma noi dobbiamo sempre vincere, siamo l’Italia”.

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