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Defour

In Belgio nel massimo campionato calcistico (la Jupiler League) aspettavano tutti lo scontro al vertice tra Standard Liegi ed Anderlecht: 4a contro 2a, all’inseguimento del Bruges capolista. La possibilità di vedere un bel po’ di sano calcio, uno spettacolo di cui godere. Quello che non ci si aspettava, invece, era la violenza disegnata sulla coreografia che i tifosi di casa hanno preparato per il loro ex calciatore, il Nazionale belga Steven Defour.

Defour, infatti, è stato dal 2006 al 2011 una bandiera per il club di casa, con il quale ha collezionato 193 presenze e 16 reti in tutte le competizioni. Dopo arrivò il Porto, ma le cose andarono peggio. Da quest’anno il ritorno in Belgio. Ma non allo Standard, bensì agli odiati rivali dell’Anderlecht. Una decisione che ha fatto scatenare le ire (comunque ingiustificate a tali livelli) dei supporters dello Standard. Alle 14:30 infatti si è scatenato l’odio degli ultras: la coreografia esposta mostrava un Defour decapitato da un boia. Successivamente, come spiegato da La Repubblica, è stata anche lanciata in campo una divisa numero 8 con su scritto “Giuda”.

Per la cronaca, proprio Defour sembra aver subito un contraccolpo psicologico dalla poco elegante manifestazione dei suoi ex tifosi: il calciatore, offeso con ogni epiteto possibile e intimorito con striscioni quali “benvenuto all’Inferno”, è stato infatti decisivo al contrario, facendosi espellere, per la vittoria (2-0) dello Standard Liegi. Ma il risultato del campo conta poco. E i problemi di violenze e messaggi d’odio nel mondo del calcio sembrano non risolversi mai.

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