SHARE

Serie-B-Catania-quaterna-alla-Pro-Vercelli-3f960ad1053f9a6b13cb5d1e08aac656

Una vera e propria rivoluzione. Il nuovo corso del Catania parla sempre più italiano e meno argentino, per quella che fino a poche settimane era una sorta di succursale “albiceleste” alle pendici dell’Etna. C’era una volta infatti, il Catania tutto argentino che il presidente Pulvirenti e l’ad Pietro Lo Monaco, avevano allestito negli anni: Andujar, Silvestre, “el PapuGomez, Bergessio, l’ex capitano Izco, solo per citarne alcuni. Storici gli incroci in campionato con l’altra grande rappresentante della folta colonia argentina, l’Inter, in cui sembrava quasi di assistere ad un match del campionato Clausura. La retrocessione dello scorso anno però, ha pian piano cambiato il volto del Catania che, nonostante l’avvento nel frattempo di un amministratore delegato plenipotenziario come Pablo Cosentino (argentino anche lui, ovviamente), oggi ha decisamente cambiato volto.

Terraciano, Peruzzi, Spolli, Gyomber, Monzon, Chapek, Rinaudo, Martinho, Castro, Calaiò, Rosina. Questa, in rigoroso ordine di schieramento, la formazione con la quale il Catania era sceso in campo alla prima giornata del campionato di serie B, quando al Massimino, era arrivato il Lanciano. Da allora, molte cose sono cambiate; partita con i favori del pronostico, strafavorita per la promozione, la squadra ha però bene presto fare i conti con le difficoltà che il campionato cadetto comporta e con la poca attitudine di tanti suoi giocatori ad una simile realtà. In B, non bastano i nomi per vincere i campionati: occorre avere fame, dare tutto sul campo e conquistarsi le vittorie minuto dopo minuto. Nel frullatore sono finiti anche Pellegrino e Sannino, alternatisi con identica sfortuna, sulla panchina siciliana; numeri inequivocabili e una classifica deprimente, hanno fatto sprofondare il Catania al terzultimo posto in classifica, più vicini al baratro della Lega Pro, che al ritorno in A. Tanti dei giocatori protagonisti degli anni scorsi, si sono dimostrati inadeguati in un contesto che era evidentemente mutato; la società ha capito la gravità della situazione e ha cercato di porvi rimedio, impostando una campagna rafforzamenti nella finestra di mercato invernale che assomiglia moltissimo a quella estiva di una grande squadra.

Porte girevoli a Torre del Grifo, dalle quali sono transitati in tanti ultimamente: dentro Belmonte, Coppola, Mazzotta, Sciaudone, Ceccarelli, Schiavi, Maniero e l’ultimo arrivo Gillet. Tanti saluti a Peruzzi, Rolin, Monzon e Frison e presto probabilmente anche a Spolli e Leto; si è chiusa così l’avventura dei tanti argentini che soltanto due stagioni fa (sembra un’eternità) sfiorarono l’Europa con Rolando Maran in panchina. Una svolta anche tecnica (Dario Marcolin è da gennaio il quarto tecnico stagionale) e societaria (è finalmente arrivato un nuovo e apprezzato ds come Delli Carri che tanto bene aveva fatto ai tempi di Pescara), che punta dritto alla grande rimonta playoff, anticamera del sogno chiamato serie A. Meno di un girone a disposizione di Marcolin per assemblare una squadra quasi interamente nuova e trovare subito i giusti automatismi, ma a fare la differenza potrebbe essere gente “di categoria“, abituata alle sofferenze che il campionato cadetto impone.

Terraciano, Belmonte, Schiavi, Ceccarelli, Mazzotta, Sciaudone, Rinaudo, Coppola, Rosina, Calaiò, Maniero. Ecco l’undici iniziale con cui il Catania ha schiantato la Pro Vercelli nell’ultima sfida di campionato:ventitrè giornate, per una rivoluzione (italiana) alla quale è sopravvissuto il solo Rinaudo. I tifosi adesso ci credono, ma per il miracolo bisognerà armarsi di pazienza. Nella prima gara del 2015, a Lanciano, non c’era stata partita: per inseguire ancora la promozione, Marcolin e i suoi, dovranno scendere dalle montagne russe.

SHARE