SHARE

Lazio - Milan

A metà tra la gioia dell’ottimo periodo di forma e la tristezza per l’infortunio occorso a Filip Djordjevic nella gara di sabato scorso con il Milan, intoppo che costringerà la società a tornare sul mercato. Nel mezzo, la grande prova di maturità, l’ennesima di questa stagione, che ha permesso alla Lazio di Stefano Pioli di guadagnarsi la semifinale di Coppa Italia e attendere in tranquillità la vincente della sfida tra Napoli e Inter, in programma la settimana prossima. Non era facile contro il Milan, in una partita resa ancora più complicata, dalla scellerata espulsione di Cana che ha costretto i biancocelesti a giocare in inferiorità numerica tutto il secondo tempo; un Milan che, seppur in piena crisi, ha cercato di recuperare lo svantaggio, risultando però poco pericoloso in zona gol. La Lazio è diventata grande, dimostrandosi ancora una volta squadra matura e consapevole del proprio valore, così come voleva il suo allenatore a inizio stagione. Dopo la travagliata esperienza di Bologna, Stefano Pioli, aveva proprio bisogno di tornare subito su una panchina e accettare l’ambizioso progetto del presidente Lotito, è sembrata la scelta più azzeccata.

Dopo un’inizio di campionato difficile infatti, la Lazio ha iniziato a carburare e, a parte qualche passo falso (le sconfitte casalinghe con Juventus e Napoli, o il pareggio di Verona con il Chievo) comunque da mettere in conto nel processo di crescita della squadra, sta disputando un ottima stagione che la vede a sole due lunghezze dal terzo posto Champions ma saldamente in zona Europa. Fondamentale ritrovarla, indispensabile continuare sul solco tracciato in questi mesi di prezioso lavoro. Pioli è stato bravo a lavorare sulla testa dei suoi giocatori, alcuni dei quali reduci da una stagione piuttosto deludente come quella passata, ma certamente vogliosi di riscatto immediato. Giocatori come Candreva, uscito a pezzi dal Mondiale brasiliano, ma rimesso al centro del progetto e blindato con un rinnovo di contratto nuovo di zecca, Stefano Mauri, il più discusso per le sue vicende extra calcistiche, che a 35 suonati sta vivendo una seconda giovinezza (è già a quota 7 reti, suo massimo in carriera), Federico Marchetti, reduce da un anno horribilis, contraddistinto da infortuni ed errori in serie. La Lazio oggi è una squadra e gioca il calcio forse più divertente della serie A: un’identità di gioco ben definita, che non viene mai snaturata, nemmeno quando si è sotto di un uomo (proprio come martedi sera a San Siro). Inutile pensare alle barricate, non sono nelle corde di questa squadra.

Splende il sereno sulla Lazio, e a sorpresa anche tra il presidente Lotito e la tifoseria che lo ha sempre contestato; non si può certo dire che sia scoppiata la pace, ma la tregua regge, visti gli ottimi risultati (un grosso punto a favore del presidente). L’iniziativa della società di rilanciare la maglia “vintage“, nel ricordo dell’indimenticabile squadra degli anni ’80, si è rivelata un successo (polverizzate le scorte in poche ore); insomma, il vento sembra cambiato anche nei confronti della società e di chi la gestisce da quasi 11 anni. Il percorso di crescita del club, coinvolge anche i tanti giovani talenti da valorizzare, che in futuro potranno garantire continuità di investimenti; ecco perchè l’esplosione di Felipe Anderson, il ritorno su buoni livelli di Keita e l’esordio in prima squadra di Danilo Cataldi, sono da considerarsi tre note liete per Lotito e Tare, che hanno praticamente definito gli arrivi per giugno di Morrison e Hoedt. Molto probabile che, soprattutto attorno al giovane brasiliano, si concentrino ben presto le attenzioni di tutti i maggiori club europei; una volta recuperato dall’infortunio, la Lazio tornerà a disporre del giocatore in grado di inventare la giocata e spaccare le partite. Cosa che è tornato a fare anche Miroslav Klose, offuscato proprio da Djordjevic fino a questo momento, ma ancora capace di segnare gol pesanti e essere utile alla squadra; probabile però che al tedesco vada affiancata un’altra punta di peso, vista l’autonomia limitata dell’unico centravanti rimasto in rosa. Il rientro dal Perugia di Perea non può essere la soluzione, ecco perchè il primo nome nella lista dei rinforzi è quello di Gonzalo Bergessio (con Pazzini più defilato). Un attaccante esperto e già abituato al calcio italiano, chiuso dai nuovi arrivi alla Sampdoria; la sensazione è che alla fine, l’affare si farà e Pioli tornerà nuovamente ad avere abbondanza nel reparto offensivo.

Per tornare in Europa c’è ancora un girone da affrontare: la Lazio non intende fermarsi, non adesso.

SHARE