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Mino Raiola, quando parla, non è mai banale.

Ai microfoni de “La Gazzetta dello Sport” dopo aver toccato vari argomenti, tra i quali quelli di Pogba e Ibrahimovic, l’agente più ricco al mondo si è soffermato anche a parlare di Marek Hamsik con cui collaborava in passato. Poi le strade tra i  due si divisero, come afferma lo stesso Raiola, perché avevano due modi opposti di agire. “Quando dicevo che bisognava venderlo valeva 60-70 milioni. Oggi invece a quanto siamo? Si è seduto, l’ambiente si è saturato, non ha più stimoli. Non sono andato avanti nel lavoro con lui perché le nostre filosofie erano diverse. Io ero cattolico, lui protestante, non potevamo stare nella stessa chiesa. Quando prendo un giocatore gli chiedo due cose: dove vuoi andare e come ci vuoi arrivare”, queste le dichiarazioni forti di Mino Raiola.

Marek Hamsik ha sempre dimostrato con parole e fatti di voler restare sotto l’ombra del Vesuvio per continuare a vincere. I tifosi lo osannano per il suo attaccamento alla maglia, ma negli ultimi mesi le sue prestazioni non sono così esaltanti. La decisione di restare a Napoli è davvero stata la scelta giusta? La controprova non c’è. L’amore dello slovacco verso il popolo napoletano non potrà mai essere messo in discussione, ma un giocatore va giudicato partita dopo partita per quello che dimostra sul terreno di gioco. E le prestazioni di Marek Hamsik, negli ultimi mesi, lasciano un po’ a desiderare: sbaglia tanto, appoggi semplici e non riesce mai a caricarsi addosso il peso della squadra soprattutto nei momenti di difficoltà. Cosa che invece fa Gonzalo Higuain, nonostante i suoi momenti no. Mancanza di stimoli o di personalità? Diciamo entrambe le cose: il carattere introverso del centrocampista slovacco non l’ha, di certo, aiutato nel corso degli anni e così la consacrazione definitiva dello slovacco non è ancora avvenuta: difficile che avvenga in futuro. 

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