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Dopo una lunga trattativa, che ha fatto esaltare i tifosi della Sampdoria, è arrivata finalmente la scorsa settimana l’ufficialità del trasferimento di Samuel Eto’o dall’Everton. Il bomber camerunense aveva già sfilato domenica in occasione di Sampdoria-Palermo, al fianco del presidente Ferrero, ma oggi in conferenza stampa, si è presentato all’intero popolo blucerchiato, dall’auditorium dell’acquario di Genova: “Perché la Samp? Innanzitutto do il buongiorno a tutti, ho visto la prima volta Ferrero a Londra e non credevo fosse il Presidente della Samp: mi ha messo tanto a mio agio, io sono venuto alla Samp perché mi piace sognare e spero che questo sogno ci porti il più lontano possibile. Ricordi? Ero già venuto qui con l’Inter, ma era un’altra esperienza. Ho anche segnato alla Samp, ma ora sono qui per difendere questa maglia con il massimo sforzo e spero con i miei compagni di andare più lontano possibile. Un momento difficile per il calcio italiano? Quando sono venuto qui quattro anni fa all’Inter mi era stata fatta la stessa domanda, tanti campioni andavano via poi abbiamo visto com’è andata con l’Inter: abbiamo vinto tutto. Vero, è un momento difficile, ma magari la Samp tornerà a vincere e non si parlerà più di crisi. Quello che credo è che il calcio sia calcio e ci siano cose esterne che rimangono lontano. Ti aspetti di giocare già a Torino? Sì”.

SOGNI – Eto’ ha proseguito parlando di obiettivi e del rapporto con Moratti: “Chiaramente io non ho parlato in maniera precisa di un sogno da qui a fine stagione, poi ci sono obiettivi da raggiungere: ora c’è il terzo posto e sarebbe un peccato lasciare quella piazza ad altre squadre e faremo il possibile per raggiungerlo. Io leader? Spesso parlo di me alla terza persona e vengo ripreso per questo, penso di poter essere per i compagni un leader un grande fratello per i compagni, posso portare voglia di vincere e credo che volete sia potere. Lo Scudetto? Io credo che il mio presidente abbia tutti i diritti di poter sognare, anche la mia vita è stata un sogno: vengo da un paese povero, io ho sempre sognato e credo sia un diritto farlo. Moratti? Io vorrei parlare di un papà Moratti, più che un presidente. Ho avuto la fortuna di conoscere questa persona e rimanerne in contatto, è una sorta di Gesù Cristo, quello che dice poi lo fa e rappresenta un essere particolare in senso positivo. Spero che quando andrò a Milano per trovare la mia famiglia lo rivedrò, spero che le gioie mie qui siano anche per i tifosi nerazzurri. Abbiamo in parte gli stessi colori e ho un gran bel ricordo del mio passato all’Inter”.

MIHAJLOVIC COME…  – Chiusura dedicata al numero di maglia e a mister Mihajlovic: “Film su di me? Il presidente non è obbligato a fare niente, io farò di tutto per fare bene in campo. All’Everton stavo bene e mi ringrazio, ma l’Italia è un secondo Paese per me. Quando ho incontrato il presidente avevo già idea di venire qui. Il mio numero rappresentativo è stato sempre il 9, ma in questo momento lo indossa il mio piccolo fratello Okaka: il 99 lo avevo all’Anzhi e non sapevo lo indossasse Cassano ma questo è un motivo d’orgoglio in più. Mihajlovic mi ha parlato da uomo vero, mi ricorda Luis Aragones. Il campionato italiano non è il più ambito perchè i club in Europa non riescono a vincere”.

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