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In amore vince chi fugge, ma qui a perderci sono tutti quanti i protagonisti di questa triste vicenda: Donadoni, Cassano, Ghirardi, il Parma, i suoi tifosi e un’intera città. Game over, tutto finito, in un vortice di accuse, polemiche, mensilità non versate, punti di penalizzazione e di distacco dalla linea di galleggiamento che vorrebbe ancora dire salvezza. Il miracolo Parma non c’è più, scioltosi troppo presto come neve al sole, un’altra sconfitta per tutto il calcio italiano.

Li avevamo lasciati l’anno scorso all’ultima giornata, pazzi di gioia, dopo la storica impresa che segnava il ritorno in Europa dopo gli anni felici dell’era Tanzi e la parentesi molto meno nobili dei primi anni Duemila; li ritroviamo oggi, spaccati e sfiduciati, mestamente ultimi in classifica e avviati verso quella che appare sempre più come una retrocessione inevitabile. I due simboli calcistici di Parma recente, Roberto Donadoni e Antonio Cassano, non perdono occasione ormai di punzecchiarsi a mezzo stampa ogni giorno che passa, l’ex presidente Tommaso Ghirardi è uscito di scena, “tradito” da un mondo in cui dice di non riconoscersi più. In mezzo, una città e una tifoseria, loro si traditi per davvero, che ancora si domanda come tutto questo scempio sia stato possibile in soli pochi mesi. Dalle stelle (europee), alle stalle, nel senso più letterale del termine. Parma oggi sembra assomigliare più a un porto di mare, che alla società virtuosa e modello, capace di conquistare le copertine e far (ri)accendere i riflettori su una delle più belle realtà italiane di provincia.

Fare calcio in Italia in modo sano, si può, meglio dire si poteva. Di quel Parma non è rimasto più niente, solo polvere e macerie, e quello che fa più male è appunto assistere alla querelle delle ultime ore tra Donadoni e il suo ex pupillo: no, non doveva finire così. Il caso è esploso alla vigilia della gara di campionato con il Cesena (sfida tra ultime in classifica e ultima chiamata per i ducali) in modo fragoroso: Antonio Cassano, come i suoi compagni senza stipendio da 5 mesi, aveva chiesto senza troppi giri di parole che gli fossero riconosciuti gli emolumenti, pena la messa in mora della società stessa. Le smentite di rito non erano servite a ridimensionare il caso, con la dirigenza che si era limitata a bollare i tempi del barese come “un atto insolito e inutile“. Un Cassano comunque convocato per il derby con il Cesena, dove però non era sceso in campo dall’inizio, divenendo poi a fine partita (conclusasi con la sedicesima sconfitta per il Parma) il portavoce della squadra nell’incontro-scontro con parte della tifoseria che stava dimostrando di non gradire tutta la situazione attorno alla squadra.

Già lunedi, Cassano ha risolto il suo contratto con il Parma, rinunciando a svariati milioni e dichiarando conclusa la sua avventura in Emilia. Una storia d’amore finita male, come spesso gli è capitato in carriera: il Cassano innamorato fugge, lasciando il Parma solo e abbandonato, senza però prima aver puntualizzato alcune cose. “Ora sto meglio. Ho deciso di chiudere il rapporto dopo una presa in giro durata sette mesi, sono stanco, ho deciso di lasciare tutto. Non ce l’ho con i tifosi, con i miei compagni e con chi lavora, ma con chi ha fatto un disastro dopo che avevamo fatto del Parma un giochino perfetto“. Parole chiare e piene di rancore e rabbia, che hanno aperto scenari non certo rassicuranti anche sulla nuova, e già tanto discussa, proprietà albanese (facente capo all’imprenditore Rezart Taci), visto che “in venti giorni sono passati quattro presidenti. Quindici giorni fa è arrivata la nuova proprietà, ma non è cambiato nulla. Lascio tutto perché sono stanco: vince la dignità per me, prima dei soldi“. Dignità dunque, concetto particolarmente delicato, che ha scatenato la reazione sibillina di Donadoni in conferenza stampa: “ci vuole più dignità a rimanere in sella che ad andarsene, ha senso solo fare il proprio dovere fino in fondo. Non bisogna pensare solo per sé: è da ipocriti e vigliacchi. Fin troppo chiaro il riferimento a chi, come Cassano, la barca che affonda ha deciso di abbandonarla anzitempo.

Cassano che, tramite l’account twitter della moglie, non ha fatto mancare la sua risposta in quella che è diventata una vera e propria guerra mediatica, che sta travolgendo come un fiume in piena anche gli aspetti tecnici della squadra. “Dopo 17 sconfitte parlare di dignità è il colmo! Capisco che hai perso l’occasione per andare via prima e capisco anche l’attaccamento ai soldi, ma prima o poi qualcuno ti cercherà. Abbi fede, Crisantemo”, questo il tweet tutt’altro amichevole (e con tanto di citazione cinematografica) che certifica la conclusione dell’idillio tra i due. Peccato, perchè Donadoni e Cassano si erano presi e stimati parecchio prima in azzurro e poi a Parma, con Cassano finalmente responsabilizzato, maturo e calato nella parte di leader di un gruppo che si riconosceva in lui e nelle sue qualità, anche umane; merito indiscusso dell’ex ct  che ha saputo gestirlo meglio di chiunque altro prima d’ora.

E adesso? Cosa ne sarà del Parma? Avviato tristemente verso la retrocessione, nonostante gli innesti di Nocerino, Varela e di CristianEl cebollaRodriguez, bisognerà onorare fino alla fine la stagione, chiuderla appunto con dignità. La gara di Coppa Italia con la Juventus ha evidenziato come  il gruppo abbia ancora voglia di lottare, anche se la gara secca e la vetrina importante, hanno certamente contribuito all’orgogliosa prestazione; in campionato i punti di ritardo dal quartultimo posto sono 10. Dignità e orgoglio, si può retrocedere anche così, ma i superstiti del naufragio (presto potrebbe salutare anche l’altro big Paletta) vogliono comunque le necessarie garanzie, come ribadito da Daniele Galloppa in sala stampa: “Fino a questo momento abbiamo sentito solo parole da parte della società. Ora vogliamo i fatti“. Il termine ultimo fino al quale attenderanno segnali da parte della nuova proprietà è fissato per il 16 febbraio, dopodichè “ci dovremo tutelare, non potendo fare altrimenti“.

Qualcuno salvi il Parma, ma non scappi. In amore non sempre vince chi fugge…

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