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Questo pomeriggio, alle 18.00, il Chelsea di José Mourinho ed il Manchester City di Manuel Pellegrini si affronteranno a Stamford Bridge, in palio il titolo di campioni d’Inghilterra. E’ vero, siamo solo alla 23esima giornata, la stagione è ancora lunghissima ed altre pretendenti al successo finale potrebbero fare da terzo incomodo; tuttavia è innegabile come un pezzetto di quella coppa passerà oggi da Fulham Road.
Del resto, Chelsea e City distano al momento in classifica solo 5 punti e, fino a due giornate fa, le due squadre erano appaiate a quota 46. Il pareggio dei Citizens in trasferta contro l’Everton e la successiva sconfitta in casa contro l’Arsenal hanno di colpo permesso ai Blues di scavare un piccolo gap tra le due formazioni e la sfida di oggi rischia di essere il classico bivio: se vince il City la lotta continua, se vince il Chelsea Mourinho va a +8 sui diretti avversari, ovvero fuga, probabilmente per la vittoria.

LA PRIMA VOLTA DA EX Tutto ciò sarebbe già sufficiente per rendere la sfida di Stamford Bridge la gara dell’anno in Premier ma, ovviamente, c’è di più. Oggi, infatti, per la prima volta Frank Lampard tornerà nella sua tana, nel suo stadio, in quella culla che lo ha coccolato per tredici lunghissimi anni. I numeri dell’ex 8 blu sono scolpiti in ogni singola pietra di Stamford Bridge: 20 goal di media all’anno tra il 2004 ed il 2011, terzo assist- man di sempre in Premier dietro a Ryan Giggs e Gerrard, centrocampista con più goal segnati nella storia del calcio inglese, quarto goleador in assoluto con 176 reti di cui 147 in maglia blu e, soprattutto, giocatore più prolifico della storia del Chelsea. I numeri, già di per sè poderosi, non raccontano però tutto di Frankie. Non raccontano di quel destro magico scoccato da fuori area, non raccontano dei mille inserimenti, delle corse e delle rincorse. Non raccontano soprattutto la storia di un giocatore che arrivò al Chelsea quando i soldi di Abramovich non erano neache all’orizzonte, quando l’ambizione di vincere la Premier la si doveva abbandonare dopo poche partite come un bel sogno interrotto troppo presto nel cuore della notte. Non raccontano soprattutto di un giocatore che ha saputo rinnovare, completare ed espandere la definizione classica di centrocampista: tatticamente intelligente, polmoni da medianaccio e piedi da 10. I giocatori di quella classe, in Inghilterra, si contano sulle dita di una mano e forse due dita son di troppo: lui, Gerrard, Scholes. Pensare che abbia giocato assieme ad entrambi in Nazionale non sia riuscito a raccogliere niente fa impressione.

TRA CHELSEA E CITY Più di tutto, però, di Frankie si ricordano quelle esultanze a braccia alzate, la più commovente di tutte in occasione del rigore trasformato contro il Liverpool nella semifinale di Champions il 30 aprile 2008. Sua mamma, stroncata da una polmonite, era mancata pochi giorni prima: Frankie segna, corre con le braccia alzate verso la bandierina e poi scoppia a piangere. Lampard non la vincerà quella Champions, nonostante segni sia nei tempi regolamentari che nella batteria finale dei rigori; l’errore dal dischetto di capitan Terry la consegnerà nelle mani dello United. Sul tetto d’Europa, però, ci arriverà lo stesso, nel 2012, a Monaco contro i padroni di casa del Bayern, quando sembrava impossibile riuscirci e per questo fu ancora più dolce.
Al termine della passata stagione le strade del Chelsea e di Lampard si interrompono, Frankie firma con i New York City. Poi arriva la chiamata di Pellegrini, l’occasione di non abbandonare ancora la Premier nonostante le 36 primavere, una sfida troppo ghiotta a cui poter rinunciare. Frankie si accasa così al City e si rinventa 13esimo uomo: non è un panchinaro, non è un titolare; Pellegrini sa che quando ha bisogno Lampard c’è e, lo scorso 21 settembre, proprio contro il “suo” Chelsea Frankie lo dimostra. Entra in campo quando i suoi sono sotto di un uomo e di una rete e, dopo pochi minuti, la pareggia con un goal dei suoi, prototipo di quei giocatori box-to-box.
Oggi ci sarà il secondo atto a Stamford Bridge. Forse Frankie Lampard giocherà. In ogni caso sarà comunque un’emozione.

 

 

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