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Roma caput mundi. Sicuramente ieri Roma era caput Italia, a fronte delle mille e più telecamere, speciali, giornalisti e chi più ne ha più ne metta puntati sulla capitale per l’elezione del Presidente della Repubblica. In serata siamo riusciti a ricordarci, noi mortali, anche del pallone, come se la Serie A fosse l’unica panacea di un mondo sempre più frenetico e in cui siamo bombardati da immagini, notizie e dichiarazioni ventiquattro ore su ventiquattro. Ecco proprio il tifoso romanista si aspettava di più ieri sera dalla sua squadra, quella banda giallorossa capace di stupire appena un anno fa ed ora finita per essere definita in crisi non solo di risultati, ma anche di gioco, soprattutto di testa.

ROMA STECCA ANCORA Agli uomini di Garcia manca la tranquillità psicologica e quella voglia di stupire che vi era la stagione scorsa, la fortuna in tal senso potrebbe essere si una variabile, è pur vero che non si intravede più quella “spontaneità”, quella voglia di andare sempre al di là del risultato; no, adesso le gambe iniziano ad essere sempre più pesanti di partita in partita e gli avversari più audaci e furbi che mai. Ieri sera l’Empoli di Sarri ha messo sotto scacco per un tempo intero i giallorossi, incapaci, così come a Firenze, di controbattere all’organizzazione dei toscani, con buona pace dello stesso tecnico della Lupa, il francese il cui capo dovrebbe essere cosparso di cenere e la propria anima di umiltà, seconda proposta da tenere ben presente a fronte della tante battute rilasciate in conferenza stampa, per non parlare dei teatrini vari, roba da oratorio. Se la Roma stecca lo deve anche al suo allenatore, ancora non proprio Mourinho, che potrebbe limitarsi a descrivere il match nei postpartita senza lasciarsi andare a voli pindarici, ieri sera, ad onor del vero, più tranquillo del solito, è però obbligatorio ricordare al tecnico transalpino le suddette parole datate 17 ottobre 2014 “Sono stato fiero dei miei giocatori, hanno dimostrato personalità ed è stata tutto tranne che uno sconfitta. Mi ha fatto capire che secondo me siamo più forti della Juve, questo lo dirà poi il campo. E lo dico chiaro: vinceremo lo scudetto, possiamo farlo”. Alè!

Intanto però la Juventus di Allegri gira a mille e dista ben 6 lunghezze, potenzialmente 9, cifra perfetta che, se raggiunta alla fine di questa giornata, potrebbe valere un primo vero matchpoint scudetto. Insomma roba da sogno per chi quest’estate all’addio di Conte già si vedeva impelagato in lotte strambe di medio-alta classifica, sbugiardati anche i vari addetti ai lavori, una macchina per essere definita perfetta, o quasi, non ha bisogno nemmeno di un conducente particolare. Ecco adesso non ci resta che gustare il campionato più noioso degli ultimi anni con l’unica speranza che la guerra per la Champions League si faccia rovente, sia mai che fossimo costretti a “drogarci di caffè” ogni santa domenica.

Stefano Mastini

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