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Il gol, si sa, per un attaccante è ossigeno puro, ritrovarlo è fondamentale, smarrirlo come sentirsi pian piano morire (calcisticamente parlando, ovviamente). Giulio Ebagua c’è riuscito, e da qualche giorno è più tranquillo, sollevato, entusiasta della sua nuova avventura a Bari. Una città che lo ha già adottato e che sogna la clamorosa rimonta playoff grazie ai suoi gol, ora che finalmente c’è qualcuno che la butta dentro per davvero. Dopo tanto girovagare, chissà che questa per Ebagua la tappa pugliese non possa rappresentare il punto di svolta della sua carriera, mai decollata del tutto.

Una carriera che, secondo qualcuno, avrebbe dovuto vederlo protagonista in difesa, come stopper, piuttosto che come centravanti. Ne ha viste tante il ragazzo nato in Nigeria, ma da sempre in Italia, anche questa. Accadde negli anni del Torino, club nel quale è cresciuto, dove venne considerato inadatto nel ruolo che lo vede oggi come uno degli attaccanti più esperti e prolifici del campionato cadetto. E a Casale Monferrato, nella squadra locale, Ebagua in difesa ci ha giocato davvero, riuscendo anche a segnare una rete ma non a evitare la retrocessione a fine stagione. La sua prima, e per fortuna unica, esperienza da difensore terminò quell’anno stesso, decisivo fu l’incontro con Franco Lerda (di recente sulla panchina del Lecce) che lo riportò al suo ruolo originario. Le reti da attaccante ritrovato furono 10, evidentemente troppe per un ex difensore.

L’esplosione negli anni di Varese, con la promozione in A svanita soltanto ai playoff. Il Catania decise di concedergli la chance della serie A, ma l’illusione durò pochissimo: sei mesi e 3 presenze. Partire dal basso ti insegna a non arrenderti mai e ricominciare ancora una volta da capo, aspettando un’altra occasione. Ecco perchè, per uno come Ebagua, ripartire da Varese fu quasi un dovere nei confronti della società che lo aveva fatto conoscere, pronta ad accoglierlo nuovamente a braccia aperte. Lo Spezia nell’estate 2013, staccò un assegno da 2 milioni di euro, pur di farne il perno avanzato e tentare la scalata alla promozione, ma le cose andarono diversamente. “A Spezia mi sentivo quasi scarso invece mi sto rendendo conto di saperle fare ancora certe cose“, le sue parole dopo i primi gol biancorossi con cui ha steso la sorpresa Frosinone, dichiarazioni forti che testimoniano come il suo legame con l’ambiente spezzino si fosse ormai esaurito.

Un attaccante ha bisogno di sentirsi importante, sempre al centro del progetto tecnico, gli stimoli sono tutto se il tuo mestiere è fare la differenza. Ecco perchè, la scelta di Bari, potrebbe essere quella giusta. Le premesse fanno ben sperare, Ebagua è l’uomo d’area di rigore di cui i biancorossi necessitavano, capace con il suo lavoro sporco di tenere alta la squadra e dare respiro alla manovra. L’assist di Perugia per De Luca (con cui si completa a meraviglia) e la doppietta con cui ha schiantato i ragazzi di Stellone, tenendo costantemente in apprensione i difensori. Un nuovo, grande amore, per una tifoseria passionale come quella barese, in grado di far svanire in una notte tutto lo scetticismo attorno alla società.

Bellissimo il modo con cui Ebagua ha esultato, andandosi a prendere tutto l’affetto della curva, quasi a voler toccare con mano la felicità che aveva scatenato nei suoi tifosi. Davide Nicola gongola, Ebagua sa ancora fare gol. I difensori del Bari stiano tranquilli, a tornare in difesa, non ci pensa affatto.

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