SHARE

Gomez

Υβρις (ubris in italiano maccheronico, ma in realtà hybris) è una parola greca, che molti studenti del Classico conoscono bene. In Italiano il suo corrispettivo è “tracotanza”, “superbia”, “arroganza”. Υβρις è una parola che non dimenticherai mai nella vita. Una di quelle che ti stanno attaccate addosso come i peli del tuo gatto sul maglione o il segno delle dita dopo uno schiaffo facciale ben assestato. Ovviamente, lo schiaffo fa più male.

Υβρις è, senza dubbio, la parola giusta per l’attuale Roma di Garcia. Una squadra grandiosa, una macchina che sembrava perfetta, ma che ora a malapena strappa qualche punticino raccogliendo solo fischi e fiaschi, e che di schiaffi ne sta prendendo anche troppi. I colpevoli ci sono. Il primo è innanzitutto l’allenatore: quel Rudi Garcia, che tra sviolinate varie e dichiarazioni di trionfi annunciati ha caricato eccessivamente l’ambiente, facendo perdere il senso della realtà e rendendo intangibili difetti e contraddizioni. Garcia sembra il gemello malvagio del tecnico che ha stupito l’anno scorso la Serie A con la sua classe e i suoi modi gentili. L’eccessiva superbia del francese ha pompato senza freni una squadra di sicuro forte ma assolutamente non invincibile, generando così una gestione scriteriata del gruppo. Così, appena le cose hanno iniziato ad andare male, anche le polemiche han preso corpo.

Forse più del tecnico è colpevole l’ambiente giallorosso tutto: essere consapevoli della propria forza è una cosa, tuffarsi nell’autodivinazione e nella megalomania è tutt’altra. Si è partiti ad inizio campionato credendo di aver già vinto lo Scudetto, a maggior ragione dopo la sconfitta a Torino. Poi, dopo l’1-7 contro il Bayern e l’eliminazione dalla Champions, la squadra ha visto frantumarsi tutti i sogni in men che non si dica, così come convinzioni e fiducia. “Perché falliamo se siamo i più forti di tutti? Il nostro allenatore ci prende in giro?”. E così, tra domande esistenziali e certezze minate, le prestazioni crollano. Così come il livello di incisione dell’applausometro. La società, ovviamente, non è immune: partito Benatia e infortunatosi Castan, la difesa ha perso un vero leader. Nessuno dei centrali presenti in rosa (Manolas bravo ma non bravissimo, Astori sopravvalutato, Yanga Mbiwa faceva la riserva al Newcastle, Spolli non darà valore aggiunto) può ricoprire questo ruolo in maniera alcuna. In attacco Totti continua ad essere ciecamente ipertutelato e divinizzato nonostante ormai l’età inizi a farsi sentire, e un giovane promettente come Destro è stato stroncato perché non c’è stata voglia di credere nel cambiamento.

Inevitabile il tracollo: a Febbraio alla Roma restano l’Europa League e la difesa del secondo posto. Un dispiacere sincero, per un giocattolo bellissimo e divertente che, per via di incomprensibili quanto dannosi meccanismi interni, si sta inevitabilmente autodistruggendo. Sarà impopolare, ma alla Roma servirebbe più di ogni altra cosa un bagno di umiltà. Perché il peccato di Υβρις è una macchia troppo sporca per lavarla con del sapone scadente. E, se il progetto dovrà divenire finalmente vincente, a Trigoria dovranno cercare uno sgrassatore di altissimo livello. Per adesso, il giallorosso è ancora macchiato. E sta sbiadendo sempre più.

SHARE