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belotti

Poche storie, tanti gol, quasi tutti decisivi. Non un cantagallo, ma un “gallo” che canta, benissimo. Andrea Belotti tiene fede al suo soprannome (“gallo” appunto) e alza prepotentemente la cresta, anche al cospetto degli altri due galletti argentini (Dybala e Vazquez) che dominano il più che mai florido pollaio rosanero. Una rivelazione il Palermo di Iachini, con l’esplosione del duo sudamericano ma con la conferma di quello che nei prossimi anni potrebbe essere il nuovo centravanti della Nazionale azzurra. Testa fredda, cuore caldo e un senso del gol innato.

Andrea Belotti oggi è tutto questo e a soli ventun’anni sta dimostrando di non pagare dazio nel suo primo anno in serie A, sorprendendo per la capacità quasi innata di essere incisivo nei pochi minuti che il tecnico gli ha concesso fino a questo momento. Provate a trovare in giro, un ragazzo così giovane, in grado di calarsi al meglio nella partita e talvolta di deciderla grazie alle sue prodezze; difficilmente ci riuscirete. 5 reti messe a segno, distribuite in 21 presenze, di cui soltanto 6 dal primo minuto. Una media gol pazzesca, se rapportata appunto ai punti che i suoi gol hanno fruttato al Palermo in una classifica sempre più bella. La doppietta da predestinato al San Paolo, al suo esordio da titolare in serie A, le prodezze da bomber vecchio stampo con cui ha steso Sassuolo e Verona. L’unica gara in cui Belotti è andato a segno, senza portare punti alla sua squadra, è stata quella di Firenze di qualche settimana fa, forse la migliore prestazione stagionale del “gallo“.

Belotti, nonostante un fisico non esattamente da corazziere, riesce infatti a fare reparto da solo e tenere in apprensione le difese avversarie; a differenza di  molti attaccanti, riesce però a farsi sentire anche in zona gol e non soltanto spalle alle porta. Il gol nel sangue, come i predestinati appunto. Del resto, a lanciarlo nel calcio professionistico, è stato un certo Emiliano Mondonico ai tempi dell’Albinoleffe che lo paragonò a gente del calibro di Boninsegna e Vialli per la cattiveria in area di rigore. Attaccante puro, ma anche primo difensore quando c’è da soffrire e aiutare la squadra; ecco perchè Iachini preferisce inserirlo nelle fasi calde della partita, ricavandone sempre il massimo. Mai una sceneggiata o una parola fuori posto, Belotti sa perfettamente che questa sua prima stagione in A vissuta più in panchina che in campo, può tornargli utile in futuro e ha piena fiducia nel suo allenatore. Il pubblico di Palermo gli vuole bene e ha più volte mostrato di apprezzarne il modo di fare gruppo, dare tutto per la maglia, anche nei pochi minuti a disposizione: è soprattutto così che si cresce, anche se alla sua età c’è già chi si crede arrivato e i tifosi li insulta pure.

Belotti sulla scia dei grandi bomber italiani che hanno fato la storia della nostra Nazionale, con la consapevolezza che c’è ancora tanto da imparare. Intanto, con l’Inter alle porte, l’obiettivo è convincere Iachini a schierarlo dall’inizio perchè comunque “preferisco partire titolare che cominciare fra le riserve”, ma le partite durano 90′ minuti e c’è sempre tempo per essere decisivi. Antonio Conte lo tiene d’occhio, Gigi Di Biagio non vuole lasciarselo sfuggire, il Palermo se lo coccola, gestendolo al meglio. Con il festival di Sanremo alle porte, facile immaginare che “il gallo” Belotti voglia cantare ancora: l’ha già fatto cinque volte. Una preoccupazione in più per Roberto Mancini.

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