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C’era un modo per evitare il caso Parma: il Director’s Test già presente in Inghilterra per evitare imprenditori inaffidabili

Il 16 febbraio sarà il giorno decisivo per le sorti del Parma Football Club. La società deve trovare circa 15 milioni di euro per pagare IRPEF ed IVA oltre agli stipendi di tutti i tesserati e i dipendenti, che in caso di mancata retribuzione metteranno in mora la società dopo aver atteso sette mesi.

Secondo Tuttosport, il Parma ha circa 50 milioni di debiti, causati da una prolungata cattiva gestione finanziaria della rosa della squadra, che ad un certo punto è arrivata a contenere 230 giocatori (molti dei quali in prestito in Serie B o Lega Pro). Nel frattempo durante questa stagione la squadra ha guadagnato solo 9 punti e ha ceduto undici giocatori. Due mesi fa Tommaso Ghirardi aveva ceduto la società alla Dasastro Holding Limited, una società riconducibile all’imprenditore albanese Rezart Taçi. Dopo ben tre cambi di presidente, Taçi, senza versare soldi né ai giocatori né ai dipendenti, ha ceduto la società a Fiorenzo Alborghetti, che agisce per conto di Giampietro Manenti. Manenti è l’amministratore delegato della Mapi Group, una società di servizi con sede in Slovenia che ruota nell’orbita del colosso russo Gazprom, la principale società russa che si occupa di energia e che ha noti legami col governo russo.

Ermir Kodra, un uomo vicino a Taçi che era diventato presidente del Parma, ha dichiarato: «abbiamo trovato una situazione ben diversa da quella che ci avevano descritto in precedenza: i nostri progetti si basavano su ben altro sinceramente, ed alla fine abbiamo deciso che quella di tirarci indietro fosse la scelta giusta per tutti noi». Il caso Parma ha ovviamente scosso tutto il calcio italiano e così Maurizio Beretta, presidente della Lega Serie A, ha proposto una modifica alle regolamentazioni interne sul modello della Premier League, per evitare un nuovo scandalo. “E’ un tema all’ordine del giorno, e’ molto probabile che a livello federale si pensi ad una modifica sul modello Premier League. Ne abbiamo ragionato anche oggi in consiglio. I criteri sono ad esempio quelli di onorabilità e di solidità patrimoniale“, ha detto Beretta al termine del consiglio di Lega.

Quello di cui parla Beretta e che spiega in maniera dettagliata il blog calcioefinanza è il cosiddetto Director’s Test “fit and proper person test or director’s test” una prova subita dai proprietari e dai presidenti delle squadre di calcio britanniche nella speranza che si possa impedire che imprenditori corrotti o inaffidabili possano acquistarle.

Il test, introdotto nel 2004, è stato espressamente voluto dalla Premier League, dalla Football League, dalla Football Conference e dalla Scottish Premier League. Chiunque subentri in un club, ne gestisca uno o ne possieda oltre il 30% delle sue azioni dovrà essere valutato dal “director’s test”. Vittima di questo test è stato Massimo Cellino, costretto a lasciare qualche mese fa il Leeds United.

Un imprenditore fallisce il test se:

  • Ha potere o influenza su un altro club;
  • Detiene una partecipazione significativa in un altro club;
  • La legge gli vieta di acquistare un club;
  • Ha dichiarato fallimento;
  • E’ stato presidente o proprietario di un club, mentre ha subito due o più eventi non connessi di insolvenza;
  • E’ stato amministratore di due o più squadre che, mentre ne era il proprietario, hanno subito un evento di insolvenza;
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