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real madrid

Che il Real Madrid sia il club con più titoli al mondo è cosa risaputa. E attualmente non smentisce la sua forza di miglior squadra del globo: Campione d’Europa e del Mondo in carica, in piena corsa-Scudetto nella Liga, vincitore a mani basse del girone di Champions con vista sul trionfo-bis. Eppure anche le Merengues hanno vissuto i loro momenti bui, scanditi da stagioni meno ‘decorate’ e peraltro arricchite da cocenti delusioni. Tuttavia è proprio in un periodo mogio, nella prima metà degli anni ’80, che dalla florida Cantera blanca emerse una delle generazioni madridiste più fruttuose di sempre, non dominatrice del globo, ma certamente macchina ammazza-cattivi del calcio spagnolo per anni: la ‘Quinta del Buitre’, l’allegra brigata di giovani rampanti capeggiata appunto dal ‘Buitre’ (‘Avvoltoio’ in castigliano) Emilio Butragueño, uno dei bomber più prolifici mai visti su un tappeto verde. E in spagnolo il termine ‘quinta’ significa ‘leva’, ‘generazione’, ‘gruppo di persone coeve’.

GALEOTTO FU IL CRONISTA – Campione di Spagna nel 1979-80, il Real, guidato da zio Vuja Boskov e con i vari Juanito, Santillana, San José, Camacho, Stielike e Del Bosque in campo, sembra avviarsi verso un decennio pieno di successi. Le attese invece vengono deluse nelle tre annate successive. Nella Liga è l’âge d’or del calcio basco con Real Sociedad e Athletic Bilbao sugli scudi. In Europa i capitolini vengono sconfitti in due finali: quella di Coppa Campioni 1981 in cui prevale il Liverpool, e quella di Coppa delle Coppe 1983 che li vede soccombere addirittura agli scozzesi dell’Aberdeen. Per un club abituato a vincere è troppo poco. Ma mentre i grandi deludono, i ‘chicos’ del Real B, allenati dall’ex stella madrilena Amancio, dominano la Segunda División (saranno l’unica ‘filial’ a vincere un torneo cadetto) e destano ammirazione per il loro valore. A tal punto che il 14 novembre 1983 un giornalista de El País, Julio César Iglesias, pubblica un articolo intitolato Amancio y la Quinta del Buitre. A comporre questo gruppo di baldi ragazzi sono: Manuel ‘Manolo’ Sanchís, José Miguel González in arte Míchel, Rafael Martín Vázquez, Miguel Pardeza e, appunto, Emilio Butragueño. Nel pezzo Iglesias magnifica le doti dei cinque e umilmente si propone di suggerire un consiglio: trapiantarli stabilmente in prima squadra in modo da ridare entusiasmo e rinvigorire le opache sorti delle Merengues. L’idea non sfugge all’occhio del leggendario Alfredo Di Stéfano, allora mister del Real, il quale decide di incontrare personalmente il giornalista e promette di pensare al suo consiglio. E infatti il 4 dicembre i diciottenni Martín Vázquez e Sanchís debuttano in campionato a Murcia: 1-0 madridista e rete decisiva proprio del secondo. Il giorno di San Silvestro è il turno del quasi diciannovenne Pardeza, al cospetto dell’Espanyol. Il 5 febbraio 1984 tocca al ‘Buitre’, ed è subito spettacolo: entrato a inizio del secondo tempo, il bomber segna due reti e serve un assist vincente a Gallego, quanto basta per battere in rimonta il Cadice. Míchel ha già fatto il suo debutto qualche tempo prima, l’11 aprile 1982, ma solo perché quel giorno uno sciopero dei calciatori obbliga la discesa in campo delle squadre B. Il giovane Miguel segna comunque una della due reti con cui le piccole Merengues sconfiggono i pari età del Castellón. E’ nata una luminosa genia nella storia madridista.

EMILIO E I SUOI FRATELLI Nella storia del fútbol spagnolo pochi goleador sono stati capaci di eguagliare Butragueño nel modo di giocare. Spietato, freddo e indifferente al caos dell’azione offensiva, famelico in area di rigore, imprevedibile nel sorprendere gli avversari con finte inattese che lo rendono quasi inafferrabile. Ma al tempo stesso capace di sfornare ottimi assist ai compagni, da ‘falso nueve’ ante litteram. “Questo tipetto qua ha il goal in corpo”, dice di lui in quegli anni Di Stéfano, uno che di reti se ne intendeva. I suoi compagni d’avventure non sono meno validi, ovviamente. Sanchís, fedele nei secoli al Real (708 presenze tra il 1983 e il 2001), appartenente all’ultima generazione del difensore centrale classico, dello stopper old school che non fa complimenti nel marcare a uomo, concentrato a francobollare il centravanti senza concedergli tregua. Míchel, altro veterano madridista (559 gettoni nel periodo 1982-96), una delle migliori ali destre della storia, forse non eccezionale nel dribbling, ma preciso nei cross e spina nel fianco per ogni reparto arretrato. Martín Vázquez, uno dei migliori mediani offensivi degli anni ’80 e ’90; elegante, aggraziato, chirurgico nella manovra ma forse un po’ troppo cervellotico e poco avvezzo alla bagarre. E infine Pardeza, micropunta veloce e rapida, capace di numeri di qualità come pure di improvvise cadute. L’anello debole della ‘Quinta’, per intenderci. Del resto, in un Real dove in attacco oltre al Buitre dettano legge l’indimenticato Juanito, Jorge Valdano, il sempreverde Santillana e Hugo Sánchez, ritagliarsi uno spazio è difficile. Tant’è vero che, dopo essere finito già un anno (1984-85) in prestito al Real Zaragoza, Pardeza rientrerà alla base. Ma tentare di dire la sua in camiseta blanca sarà inutile. Nel 1987 tornerà al club aragonese, del quale diverrà una colonna negli anni a venire, vincendo addirittura una Coppa delle Coppe nel 1995 contro l’Arsenal.

RITORNO AL SUCCESSO – Benché sfaldata rispetto alle origini, la ‘Quinta’ a partire dalla metà degli anni ’80 diventa trascinatrice di un Real di nuovo brillante. Nel 1985, a diciannove anni dall’ultima Coppa Campioni conquistata, i castigliani tornano a trionfare in Europa, vincendo la Coppa Uefa contro i sorprendenti ungheresi del Videoton: 3-0 in terra magiara, sconfitta di misura indolore al Bernabéu. Ci prendono gusto, i blancos. Nel 1986 arriva un bellissimo doblete Liga-Uefa: in campionato il Barça resta a undici punti e il trofeo europeo viene riconquistato stavolta ai danni del Colonia (rotondo 5-1 in Spagna, 0-2 in Germania). Quel campionato vinto è solo il primo di una lunga serie che si chiuderà insieme al decennio. Poco possono le rivali di allora: non solo i blaugrana, ma anche Real Sociedad e Valencia si arrendono nel tentare di scalfire il potere incontrastato dei madrileni, i quali conquistano anche una Copa del Rey e due Supercopas de España. Cambiano i condottieri in panchina (Luis Molowny, Leo Beenhakker e John Toshack), ma il gruppo è sempre lo stesso: a supportare la storica ‘Quinta’ ci sono anche altri protagonisti come Gordillo, Chendo, il bravo portiere Buyo, Solana, Paco Llorente, Schuster, il vecchio Camacho e un giovanissimo Fernando Hierro. Dominatore in Spagna, sfortunato in Europa. In Coppa Campioni il Real Madrid si ferma quasi sempre sul più bello, bloccato da Bayern Monaco, PSV Eindhoven e, soprattutto, dal rampante Milan di Arrigo Sacchi. Proprio dai rossoneri le Merengues subiscono una memorabile lezione di calcio nell’edizione 1988-89: uno 0-5 indelebile nella memoria. Il periodo d’oro della ‘Quinta’ finisce a poco a poco. Nel 1990 Martín Vázquez va al Torino: è lo straniero più pagato della Serie A, ma non lascerà il segno. Nella Coppa Uefa ‘92 gli tocca dover battere in semifinale, con i granata, proprio i madrileni. Una breve puntata al Marsiglia e poi il ritorno alla casa madre nell’inverno 1992. Bloccato dagli infortuni, chiuderà nel Karlsruhe, in Germania, nel 1998. Sanchís e Míchel faranno da chiocce alla generazione pre-Galácticos fino alla metà degli anni ’90. Cioè fino a quando Butragueño, dopo oltre dieci anni di militanza, lascia il Real per concludere la sua avventura calcistica in Messico all’Atlético Celaya, ove gli faranno compagnia i suoi vecchi amici Míchel e Martín Vázquez. Il ‘Buitre’ appende le scarpe al chiodo nel 1998. Lo attenderà una lungimirante carriera da dirigente, fino a divenire addirittura vicepresidente dei blancos nel 2004. Oggi è responsabile Relazioni Internazionali del Real. Ad ogni modo, di lui rimarranno indimenticabili i goal e gli inviti intelligenti ai compagni d’attacco. Così come mai verranno scordate le gesta degli uomini che rilanciarono le Merengues facendo da anticamera agli eccezionali trionfi degli anni a venire. Ma questa è un’altra storia.

PUBBLICATO ANCHE SU PIANETANAPOLI.IT

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