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pontedera

A più di vent’anni di distanza da quel 6 aprile 1994, quando Rossi e Aglietti inflissero una sconfitta romanzesca alla nazionale italiana di Sacchi in un’amichevole di preparazione al Mondiale americano, il Pontedera calcio è tornato a brillare. Nessuna impresa titanica, nessun successo di prestigio, improvviso e non programmato: il nome della squadra del comune in provincia di Pisa (nemmeno 30 mila abitanti), da qualche tempo ormai è associato al bel calcio.

Merito della premiata ditta Indiani-Giovannini, rispettivamente allenatore e direttore generale del club toscano dal giugno 2012, anno in cui il Pontedera è tornato nel calcio professionistico dopo essersi aggiudicato il girone E di Serie D 2011/12. L’immediata promozione in Prima divisione di due anni fa, grazie al sorprendente secondo posto alle spalle della Salernitana, ha rappresentato il culmine della favola granata, continuata a lungo anche lo scorso anno in Prima divisione ma infrantasi ai rigori nel quarto di finale play-off contro il Lecce. Una vera e propria squadra-rivelazione, trascinata fino a pochi mesi fa dalle prodezze della coppia d’oro Grassi-Arrighini (69 gol in due anni) e da un collettivo collaudassimo, guidato da capitan Caponi. Lo straordinario rendimento dei giocatori granata non poteva passare certo inosservato e ha attirato le attenzioni di diversi club blasonati o di categoria superiore, rendendo ultimamente inevitabili dolorose cessioni che hanno modificato profondamente l’assetto dell’undici guidato da Indiani: Arrighini ha salutato Pontedera in estate migrando verso Avellino (ora è tornato in Lega Pro, a Pisa), Grassi ha detto addio due settimane fa, cedendo alle lusinghe del blasonato Ascoli che ha messo sul piatto un irrinunciabile contratto di 120 mila euro l’anno, Caponi non è riuscito a resistere alla corte del Pisa mentre il promettente mediano Della Latta è finito al Grosseto. Al loro posto sono arrivati gli attaccanti Francesco Di Santo (’94) e Christian Cesaretti, in estate, il centrocampista Ceciarini e le punte De Cenco e Libertazzi, in questa sessione.

Una mini-rivoluzione che ha travolto l’organico granata, senza però modificarne l’identità: la squadra, giovanissima (età media di 22 anni), non ha perso smalto e il 3-5-2 frizzante e organizzato di Indiani continua a mietere vittime. Gli ultimi due successi casalinghi contro Ancona e Lucchese hanno rilanciato prepotentemente le ambizioni dei toscani, ora a 5 lunghezze dai play-off con una gara da recuperare e una finale di Coppa Italia di Lega Pro da conquistare (stasera la gara d’andata della semifinale a Cosenza). L’obiettivo iniziale della società (chiudere nei primi dieci posti per poter disputare la Coppa Italia nazionale del prossimo anno) sembra alla portata, ma l’appetito vien mangiando e a Pontedera, viste le ultime annate trionfali, lo sanno benissimo.

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