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Nella giornata di ieri la Premier League ha confermato la propria strepitosa crescita in termini di business concludendo un accordo con Sky Sport UK ed il broadcast BT dal valore complessivo di ben 7 miliardi di euro. Cifra da sogno che il calcio italiano nelle sue attuali condizioni riuscirebbe a fatturare in anni. Il massimo campionato inglese vedrà una nuova formula con un anticipo al venerdì sera in aggiunta ai match del sabato dell’ora di pranzo (12:45) e a quelli ormai classici delle 13:30 e 16:00 sempre del sabato e della domenica oltre che al caratteristico Monday Night. BT si è aggiudicata la minoranza dei pacchetti disponibili (2 su 7 totali) assicurandosi però le partite delle 17:30 di Londra e diversi match dei turni infrasettimanali.

PALEOLITICO CALCISTICO – La Premier League viene seguita regolarmente ogni anno da circa tre miliardi di telespettatori in tutto il mondo, venendo trasmessa in media in 170 paesi e si conferma per distacco come il torneo calcistico nazionale più amato e seguito del pianeta, oltre che il più ricco. Per fare un paragone solo venti anni fa l’affare portato a termine ieri aveva un valore di soli (si fa per dire) 250 milioni di euro. In Italia invece andiamo completamente nella direzione opposta, su ogni versante. Gli stadi di proprietà dei club inglesi ce li sogniamo: per realizzare un impianto moderno bisogna fare decine di salti mortali e perseguire le strade più disparate. La Juventus ha realizzato il proprio Stadium secondo un certo iter, l’Udinese lo sta facendo seguendo un altro percorso mentre Roma, Napoli, Fiorentina, Milan ed Inter lavorano a diversi progetti tutti rallentati da burocrazia od altri ostacoli di sorta; intanto ci teniamo i vecchi impianti ultradecennali che cadono a pezzi, sono inospitali e vedono ogni stagione sempre meno spettatori…e soprattutto sempre meno persone civili e più animali da stadio.

SE SEI ITALIANO NON GIOCHI – Non soffermiamoci poi sugli aspetti tecnici: se è vero che la Nazionale inglese storicamente non vince mai niente a differenza dell’Italia è innegabile però che il Football d’Albione sia molto più spettacolare rispetto al nostro calcio e che specialmente negli ultimi anni curi molto di più la crescita dei giovani, pur accogliendo calciatori dall’estero. Ma uno straniero per poter ottenere un ingaggio in Inghilterra deve poter rispondere a determinati requisiti, su tutti la regolarizzazione del permesso di lavoro, il quale prevede una percentuale di partite giocate con la propria nazionale di appartenenza (o le selezioni “under” della stessa nel caso di elementi molto giovani). Per il resto si fa riferimento alle “Academies” da dove sono usciti fuori i vari Kane, Sterling, Oxlade-Chamberlain e molti altri talenti che stanno affermandosi in Premier League. In Italia non è così e lo sappiamo bene, pochi sono gli exploit e rappresentano spesso casi isolati: in Inghilterra sarebbe inconcepibile la cessione di un Federico Bonazzoli così, senza colpo ferire, per quanto possa aver assicurato all’Inter una somma considerevole. Questo però attesta una mancanza assoluta di coraggio nello scommettere sui giovani italiani cresciuti in casa (e non è la prima volta che l’Inter vende a cuor leggero un prodotto del proprio vivaio). Sempre restando in nerazzurro stiamo ascoltando molto in questi giorni il nome del giovane Puscas…straniero per l’appunto, e non a caso la Serie A detiene il record di giocatori provenienti dall’estero; ma così come si è lanciato il bravo esterno offensivo rumeno si potrebbe fare lo stesso con qualcuno di casa nostra, da poter svezzare e far crescere anche in ottica Nazionale.

TUTTI I NOSTRI GUAI – In Napoli-Udinese di domenica scorsa erano solo 7 gli italiani tra i convocati  complessivi delle due squadre, terzi portieri e un Jorginho naturalizzato compresi…poi ci lamentiamo dell’andamento dell’Italia nelle competizioni internazionali, dove pur arrivando in fondo siamo costretti a sopprimere di fronte a Paesi ormai calcisticamente più evoluti del nostro. E tanto ancora c’è da dire: un ct che viene visto dai club con fastidio, tifosi violenti e che si lasciano andare a derive verbali sul web e comportamentali nelle curve (i cori razzisti e di discriminazione territoriale sono la prassi ormai), dirigenti e calciatori litigiosi ed in molti casi collusi in giri poco chiari (il calcioscommesse, per intenderci, del quale non si finisce mai di parlare), un presidente federale che ad ogni dichiarazione che rilascia compie uno scivolone e che è già stato interdetto dalla UEFA per i suoi svarioni, proteste a non finire per qualsiasi decisione sfavorevole sia dagli atleti che da allenatori, dg, ds e proprietari, presidenti che possiedono due, tre, quattro squadre o che coprono anche cariche federali rasentando il conflitto di interesse, club che rischiano il fallimento ogni anno e che in una sola stagione passano di mano più volte…tutte queste cose non è che non accadano all’estero ma avvengono in maniera decisamente più isolata e contenuta. Di questo passo guarderemo anche da noi solamente il calcio inglese, ed in verità c’è già chi lo fa. A proposito, che spettacolo ieri Liverpool-Tottenham in un Anfield splendido e completamente esaurito…

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