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Nuova speranza a cui aggrapparsi, o soltanto l’ennesimo buon giocatore pronto a scomparire alla prossima rivoluzione? Strano destino per Marcelo Brozovic, ultimo acquisto di gennaio da parte della sempre più rinnovata Inter di Roberto Mancini, osannato da critica e tifosi, dopo sole due partite e già pedina fondamentale nel centrocampo a tre.

I tentativi dello staff tecnico nerazzurro di trovare un modulo che garantisse equilibrio senza esporre troppo una difesa già parecchio fragile agli attacchi avversari, sembrano finalmente aver dato frutti. Nell’ultima gara di campionato vinta con il Palermo infatti, la squadra si è ritrovata e ha forse giocato la miglior partita dal ritorno del Mancio sulla panchina dell’Inter; un centrocampo a tre, con Brozovic e Guarin ai lati e Medel a fare da schermo davanti alla difesa, che ha liberato da compiti di copertura Shaqiri, schierato trequartista alle spalle delle punte. Nell’attuale borsino dunque, è questo il modulo migliore, quello che forse esalta di più le caratteristiche degli interpreti impiegati e quello che soprattutto potrebbe garantire all’Inter i punti necessari a risalire la classifica, dando finalmente continuità ai risultati. Brozovic è sembrato decisamente il più pronto tra i nuovi innesti (Shaqiri paga ancora la tanta panchina fatta al Bayern Monaco e può solo migliorare, Podolski sembra già dover rincorrere nelle gerarchie di Mancini); una partita di sostanza, per quello che è parso un giocatore già calatosi alla perfezione nella nuova realtà della serie A. Preparato dal punto di vista tattico, duttile, bravo in tutto senza eccellere, uno che non ruberà certo l’occhio ma che in campo ha un peso specifico, eccome.

Si dice che Mancini se ne sia innamorato a ottobre quando con la Croazia aveva affrontato la nostra Nazionale a San Siro, giocando a fianco di Luka Modric e successivamente di Mateo Kovacic (subentrato al madridista infortunato). Brozovic è in grado di ricoprire più ruoli a centrocampo, può indifferente giocare davanti alla difesa, al fianco di un regista, mezzala come nella partita che lo ha fatto conoscere al pubblico italiano, addirittura trequartista secondo qualcuno. Piedi buoni, visione di gioco, ma anche contrasti e sagacia tattica, classico esempio di giocatore moderno. Con Brozovic e Guarin ai lati, l’Inter sembra aver trovato la giusta quadratura ma c’è da chiedersi quanto le certezze acquisite (forse un pò troppo presto) possano continuare a essere tali anche in futuro. Siamo sicuri che al prossimo scivolone, tutto quanto di buono, non possa essere nuovamente messo in discussione?

Bruciando sul tempo la folta concorrenza, la dirigenza interista ha deciso di portare Brozovic a Milano già nel mese di gennaio; Arsenal e Milan, da tempo su di lui, sono state costrette a incassare il colpo. Facile immaginare come la presenza di Kovacic sia stata un fattore determinante nella scelta del ventiduenne croato, vista anche la difficoltà della lingua, che sembra però non aver inciso affatto nelle sue prestazioni. “Chi trova un amico, trova un tesoro…“, avranno pensato entrambi ma forse neanche i due connazionali s aspettavano che la situazione potesse ribaltarsi; inizialmente sembrava infatti che il ruolo di “chioccia” dovesse spettare proprio a Kovacic, che doveva in qualche maniera facilitare l’inserimento del compagno nella sua nuova avventura. L’ottimo impatto di Brozovic invece, ha fatto retrocedere Kovacic in panchina, e adesso sembra che i ruoli si siano invertiti; in poche settimane Brozovic è riuscito nell’impresa di fare ciò che Kovacic non era stato capace di fare in due anni, convincere da subito e dimostrarsi già pronto al salto stabile in prima squadra.

Lampi di luce, alternati a momenti di buoi pesto, hanno fatto scivolare il più giovane tra i due croati indietro nella preferenze di Mancini, al pari dell’altro grande escluso Hernanes; a fianco dell’inamovibile e rigenerato Guarin e del pitbull Medel, c’è adesso Brozovic, l’ultimo arrivato. Un acquisto azzeccato, dal quale tutti sperano possa trarne giovamento anche Kovacic, chiamato a reagire positivamente alla nuova e delicata situazione che si è venuta a creare: da imprescindibile, a riserva. Tutto in poche settimane, come nella migliore tradizione nerazzurra, dove niente è come sembra.

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