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Luis Muriel, attaccante della Sampdoria, si racconta ai microfoni de “La Gazzetta dello Sport” senza timore. Ecco l’intervista integrale:

INFANZIA DURA – “Papà faceva il tassista, noi eravamo tre e si faceva fatica. Ricordo ancora di quando a scuola gli altri bambini mangiavano e noi lì a guardare perché non potevamo. Non riuscivo nemmeno prendere il bus che portava in città: vendevo per strada i tagliandi della lotteria del paese o le focacce che faceva la nonna, e così potevo comprare il biglietto e andare ad allenarmi. Appena cominciai a giocare promisi: ‘Comprerò un taxi nuovo a papà’. È stata la prima cosa che ho fatto appena ho firmato con l’Udinese”.

DIVERTIMENTO – “Un mio vecchio allenatore, Alvaro Nunes, ancora oggi mi scrive: divertiti, ma con responsabilità. Sono cresciuto con questo motto, ogni volta che prendevo palla volevo fare qualche numero. E se mi diverto io in campo, si divertono anche i tifosi”.

RONALDO – “Il mio primo mito a livello internazionale, anche perché crescendo ho scoperto qualità che da bambino non avevo e che lui sfruttava al massimo: velocità, progressione, cambio di passo”.

JAMES – “Con James abbiamo fatto lo stesso percorso. Ci sentiamo sempre, anche lui è rimasto lo stesso: mi racconta del Real, mi dice che la pressione su di loro è forte perché devono vincere sempre ma che è un altro mondo, oltre anche quello che immaginava”.

PESO – “Guidolin in quel caso sbagliò gettandomi una croce addosso che non meritavo. Arrivai in ritiro con 83 chili, dovevo pesarne 81. Mi misi a posto, ma lui continuava a parlare del mio peso. Ero appena arrivato, ero un ragazzino, e non ho parlato, ma ho risposto con 11 gol in mezza stagione. Poi mi hanno chiesto di lavorare come faceva Sanchez, rincorrendo gli avversari, ma io non sono quel tipo di giocatore. Iniziavo a non esserci più con la testa”.

SAMPDORIA – “Io ed il mio agente volevamo a tutti costi venire a Genova. Fossi tornato ad Udine sarei finito. Mihajlovic mi ha fatto capire subito quanto ci tenesse a me. E’ stato importantissimo. Mihajlovic mi vuole ‘alla Gabbiadini’, l’ho già fatto nel Granada”.

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