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Ariedo Braida riparte da Barcellona. Ieri è stato finalmente ufficializzato il suo ingresso nella società blaugrana come nuovo direttore sportivo internazionale.  Il 31 dicembre 2013 Braida aveva lasciato la carica di direttore sportivo del Milan e dopo alcuni mesi nell’organigramma societario della Sampdoria, ha accettato con entusiasmo l’offerta del Barcellona.

In occasione del suo nuovo incarico, Braida ha rilasciato un’interessante intervista a La Gazzetta dello Sport analizzando le differenze tra l’Italia e il resto d’Europa e mettendo in risalto le difficoltà del nostro Paese che si riflettono anche nel calcio, oltre a sottolineare una mancanza di sentimento e passione ormai abitudinaria. Ecco quanto dichiarato:

“Il nuovo contratto televisivo della Premier è pazzesco, pazzesco, pazzesco. Anche un club minore può contare su 70-80 milioni di euro, cifra mostruosa, in Italia ragioniamo su un quinto di quel valore, non c’è paragone. Però io continuo a pensare che il calcio ha ancora bisogno di sentimento e di passione, due elementi che in Italia si sono persi. Se non vinci si crea disaffezione, è umano. I grandi club che hanno trascinato il sistema non vivono il miglior momento della loro storia. Succede. Da cosa dipende? Non c’è una sola risposta. Sento dire che ci sono troppi stranieri, che non giocano i giovani… Io dico una cosa: giovane non è sinonimo di bravura, i ragazzi devono giocare se sono bravi. Pogba è giovane e gioca, come Verratti o De Sciglio. Un allenatore è orgoglioso se riesce a lanciare un ragazzo. Però in giro non ci sono tanti giovani di alto livello. Poi è innegabile che in Serie A c’è un abbassamento dei valori. Ultimamente i giocatori più importanti dall’Italia vanno via, arriva gente a fine carriera o non di primissimo piano. Questa è la realtà: il nostro calcio segue la tendenza finanziaria del Paese. Le persone che hanno portato in alto squadre come Milan, Inter e Juve in questo momento non sono in condizione di fare gli stessi investimenti di prima. La Juve resiste a ottimi livelli, le altre sono in un periodo per così dire di riflessione. Ma si riprenderanno, perché il calcio è fatto di cicli. I fondi d’investimento? Questione controversa. A breve termine possono aiutare una società in difficoltà ma a lungo termine sono dannosi. Un’arma a doppio taglio, perché la società non può perdere il suo patrimonio, che sono i giocatori. A volte i procuratori hanno un potere molto forte nei confronti delle società e quando i rapporti di forza sono troppo sbilanciati non va mai bene. Jorge Mendes? Come procuratore è stato bravissimo”.

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