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Soccer: Serie A; Lazio-Sassuolo

Ci sono alcuni nomi che, per motivazioni differenti, vengono “indossati” benissimo o in maniera poco consona da particolari persone in base alle loro caratteristiche. Il nome Claudio, per esempio, nel mondo latino era un cognomen tipico della Gens Claudia. E’ stato il nome di un Imperatore di Roma (forse non molto considerato e brillante ma comunque influente). In generale, questo nome di persona può risultare piuttosto intrigante perché è impossibile definirlo sia troppo frequente che poco presente. Occupa perfettamente la sua zona centrale, in medias res. D’altronde, come spesso si è visto, la verità è sempre nel mezzo. Il latino insegna però che il nome Claudio deriva da “claudus”, che significa “claudicante”, “zoppo”, “storpio”. Mai come in questo caso potremmo dire che tale nome, quindi, sia perfetto per Claudio Lotito.

Lotito è un personaggio ancora non stanco di infestare il panorama calcistico italiano. Mettendo radici robuste quanto marce ha finito per acquisire sempre maggiore potere ed oggi è uno degli uomini più influenti della Lega Calcio. Negli anni abbiamo ascoltato latinismi, zoppie italiane, giustificazioni, sfoghi, frustrazioni, parole al vento come non ci fosse domani. Oggi, forse, la goccia che ha fatto traboccare il vaso: uno one man show telefonico dove Lotito si sente arrogato del diritto di decidere chi debba o meno salire in Serie A, per questioni (ovviamente) solo finanziarie. Vittime di questa delirante chiacchierata, tra le altre, due splendide squadre come Carpi e Frosinone che, insieme ad altre, si stanno dando battaglia per l’approdo in Serie A. Un palcoscenico che è giusto sognare, rincorrere, desiderare. Impeccabile, in tal senso, la classe e la personalità delle due società, che hanno giustamente difeso il loro operato e la loro voglia di provarci. Due grandi esempi del come, in un calcio risucchiato dal business, ci sia sempre qualcuno disposto a fantasticare. Senza per questo illudersi.

Dietro Carpi e Frosinone ci sono due progetti immensi e un cuore che batte più forte del resto. Un calcio senza genuinità è una buffonata ed è violentato da logiche di chi vuol fare solo da Re Mida. Claudio Lotito è la punta dell’iceberg di uomini così: interesse economico sempre prioritario e quasi perverso, poltrone occupate a destra e a manca, azioni da padre-padrone. Ma, soprattutto, tante chiacchiere e scuse su strumentalizzazioni e complotti che colpiscono, guarda un po’, sempre e solo lui. A guardarlo vien da pensare che sia lo specchio del Paese, il portabandiera perfetto per rappresentare l’Italia. La cosa davvero triste, però, è un’altra. Provando a leggere un po’ dappertutto c’è un solo sentimento che Claudio Lotito scatena agli occhi degli appassionati: più di rabbia, odio o nervosismo, quel sentimento è la pena, la compassione per un uomo che prova a farsi grande a furia di scalciare ma che ha ancora il ciuccio in bocca, un Presidente che vorrebbe essere influente ma che non viene preso sul serio nemmeno dai suoi stessi tifosi. Un uomo che vorrebbe essere Leader, ma che sarebbe suddito ovunque. Tranne che qui, ovvio.

E così, Claudio Lotito risulta facilmente individuabile come il simbolo principale di quanto il calcio italiano sia malato, funestato, ferito e corrotto da logiche che con lo sport hanno a che fare meno di zero. In un movimento italiano che ha voglia di crescere e non crepare, Claudio Lotito è la persona dalla quale prendere le distanze, il totem del capriccio e dell’essere piangina, un burrone nel quale evitare di cadere. E allora, che si cuocia nel suo brodo. In Italia siamo tutti un po’ Carpi e Frosinone. Quello che di certo non vogliamo essere è Claudio Lotito.

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