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Mirko Valdifiori, centrocampista dell’Empoli, si racconta ai microfoni de “La Gazzetta dello Sport”, parlando soprattutto della sua vita personale fatta di fede e tradizioni. Ecco la sua intervista:

FEDE — “Ogni sera, prima di dormire altrimenti non c’è verso di chiudere gli occhi, devo dire due Padre nostro e due Ave Maria, e sapesse come mi guardava Elisa (la futura moglie, n.d.r.) le prime volte; ogni volta che scendo dalla macchina, anche se è solo per fare un bancomat, devo baciare tre santini che ho sul cruscotto. Lo so che non è giusto confondere fede e scaramanzie, ma è più forte di me”.

AMICI — “Funziona essere amici nello spogliatoio, vedere un tuo compagno, Moro, che il giorno che nasce tua figlia fa gol e solleva una maglia con il tuo numero 6 e il nome di Aurora. Io sono sicuro che l’anno della promozione in A siamo venuti su per questo: ci volevamo bene tutti come amici. Impossibile in una grande squadra? Boh, quando ci arrivo vi faccio sapere…”.

LA GUERRA — “La mia massima divagazione è il beach soccer: anni fa d’estate giocavo tutti i giorni, dalle nove del mattino alle sette di sera e a fine stagione c’era la sfida dell’anno, fra campeggi rivali. Non era una partita, era una guerra: tribune piene, spettatori dai 10 ai 70 anni, bandiere, striscioni, e chi perdeva non si faceva vedere per tre giorni”.

L’AMORE — “Ho conosciuto Elisa che avevo 15 anni e lei 12: festa del paese a Russi, un bacio da ragazzini e poi nulla, ci siamo persi di vista. Passati due anni, è più o meno mezzanotte, mi viene voglia di telefonarle e dopo un po’ mia mamma mi vede prendere la bici: ‘Ma dove vai a quest’ora?’… Andavo sul suo balcone, a parlare fino alle due di notte delle nostre delusioni amorose e a darle un altro bacio, stavolta un po’ più significativo. Era il 6 luglio 2005, per questo oggi 6 è il mio numero: anche di maglia, certo”.

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