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Antonio Conte è stato ospite ieri al Festival di San Remo. Il ct dell’Italia ha risposto con disinvoltura alle domande del conduttore Carlo Conti parlando di diversi aspetti.

UN SILENZIO CHE DICE TUTTO – Conte non ha affrontato però lo spinoso argomento degli stage, fastidiosi per alcuni club ma necessari per la crescita tecnica dell’Italia con Euro 2016 ormai vicino; l’ex allenatore della Juventus si è espresso con un sorriso preferendo parlare di altro, ad esempio del suo ruolo di selezionatore azzurro: “E’ un onore allenare l’Italia ma anche un grosso onere. Da bambino guardi la Nazionale in tv e sogni di arrivarci, io ci ho giocato ed ora ho la fortuna di esserne l’allenatore e questa cosa è un grande motivo di orgoglio”.

RESTO QUI – Incalzato dal quasi omonimo Conti, Conte afferma:Non lascerò la panchina dell’Italia, non l’ho mai pensato e non lo farò” prima di cantare a tema “Se stiamo insieme” di Riccardo Cocciante, che Conte definisce importante “perché è del 1991, l’anno in cui passai dal Lecce alla Juventus. Fu molto difficile dal punto di vista ambientale per me, a Torino c’è troppa nebbia”.

DEDICA AI MISTER – E dopo “Uomini soli” dei Pooh (“Sono cresciuto con loro, è una canzone che voglio dedicare a tutti gli allenatori, spesso lasciati a se stessi nei primi momenti di difficoltà”) Conte canta anche “Si può dare di più” di Morandi-Tozzi-Ruggeri, affermando: “Questo è il mio motto ed è ciò che tento di inculcare ai miei giocatori. Anche quando si raggiunge un obiettivo non bisogna mai rilassarsi ma si ha l’obbligo di raggiungere lo step superiore, non c’è limite al miglioramento e spero che la Nazionale segua questa filosofia”.

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