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Tra tutte le riflessioni che la telefonata tra Claudio Lotito e Pino Iodice ha scatenato una, quasi incredibilmente, pare non esser stata notata. Si è parlato di quanto sacrosanto sia il diritto di Carpi e Frosinone ad esser arbitri del proprio destino e dell’immediata solidarietà che entrambe le compagini di Serie B hanno ricevuto nelle ultime ore da enti sportivi e politici; si è parlato anche dei modi caserecci e da italietta di Lotito, capace a suo dire di avere in mano un piano per portare grandi introiti nel mondo del pallone nostrano e, per questo motivo, autolegittimato a comportarsi come un burattinaio che fa muovere le sue marionette al solo schiocco delle dita.

L’aspetto fondamentale della telefonata che nessuno pare aver notato, però, è lo spiraglio di cielo, anche se sarebbe meglio dire di fango, che ci viene aperto sul modo in cui vengono gestiti gli affari pallonari in questo Paese. La riflessione mancante, sinora, non pone la domanda del perché o del come sia possibile che tutto ciò sia avvenuto ma, piuttosto, del  quanto sia normale che di calcio se ne discuta in quei termini. Quante altre volte Lotito, e tanti altri, hanno agito in questa particolare maniera? Quanti Carpi e Frosinone ci sono stati in questi anni? Da quanto tempo il calcio è affetto da un rampicante che, giorno dopo giorno, limita il potere di quello che dovrebbe essere l’unico giudice supremo, ovvero il campo?

La telefonata di Lotito, le sue parole tronfie, danno la possibilità di mettere un altro piccolo tassello in un mosaico che, man mano che si compone, sembra esser sempre più agghiacciante.
E ci perdoneranno se, ad un certo punto, inizieremo a guardare con disdegno tutti fiumi di parole, oggi carichi di denunce, che sono sgorgate in queste ore da chi quell’ambiente lo rappresenta e ne fa parte. Perchè sarà speculatorio, sarà una generalizzazione, ma di verginelle che non sapevano o non capivano si inizia ad averne abbastanza.

Ci perdonerà infine anche Carlo Tavecchio che, intervenuto nel pomeriggio con l’intento di stigmatizzare le parole del suo fido Lotito, è scivolato per l’ennesima volta su un’altra buccia di banana dichiarando come “toni e contenuti della telefonata sono da censurare“. Caro Presidente, da censurare questa volta non c’è proprio niente anzi, ci sarebbe da ascoltare la conversazione tra i due ogni giorno, casomai col tempo ce ne potessimo dimenticare i contenuti. Perché la telefonata di oggi è stata una vera e propria manna dal cielo; ci ha fatto capire, ancora una volta, come funziona il mondo del pallone in Italia.

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