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La squadra della settimana, assieme al Cesena, è stata sicuramente il Parma: entrambe hanno fermato un avversario molto più forte, con i ducali che hanno imposto lo 0-0 alla Roma all’Olimpico ed i romagnoli che sono stati capaci di resistere alla capolista Juventus tra le mura amiche strappando un 2-2 finale. Ma proprio il Parma si lascia preferire per lo meno in questa analisi per le drammatiche vicende sportive che la società gialloblu sta vivendo ormai da mesi. Oggi, lunedì 16 febbraio, è il giorno ultimo dato come scadenza dai calciatori della rosa ducale: o arrivano le mensilità arretrate o sarà messa in mora del club, con consequenziale iter di fallimento attivato.

Il Parma, passato ora nelle mani di Giampietro Manenti (il quale ovviamente ha rassicurato tutti sul fatto che ogni pendenza verrà risolta o per lo meno ci proverà) deve risolvere anche la propria situazione debitoria relativa al mancato pagamento delle ritenute Irpef e c’è tempo fino alla mezzanotte di oggi per farlo. Nel frattempo c’era chi temeva che la regolarità del campionato potesse essere minata da questa situazione, incredibile per molti versi se si pensa che stiamo parlando di una squadra di Serie A che negli anni ’90 ha contribuito a portare in Italia fior di campioni vincendo dei trofei sia in ambito nazionale che all’estero. E’ però giusto ricordare come anche a quei tempo il Parma fosse gestito da gente che nel calcio come in altri ambiti ha avuto la libertà di agire godendo della assoluta mancanza di controlli ed in totale disonestà (tutti conoscono le vicissitudini che hanno portato alla rovina della famiglia Tanzi ed a quella dei tanti investitori Parmalat rovinati dagli eccessi del “cavalier” Calisto).

Pur non venendo stipendiati da luglio, i calciatori del Parma stanno per fortuna onorando ogni partita dando il massimo, vincendo in campionato con l’Inter, costringendo la Juventus ad un risicato 1-0 in Coppa Italia agli ottavi ed arrivando infine a tornarsene a casa dall’Olimpico con un bel punto, frutto di una prova di fierezza e dedizione. Segno dunque che almeno dal campo le risposte non mancano, come va affermando da settimane Roberto Donadoni: il mister del Parma ha parlato di situazione difficile, come è evidente che sia, ma anche della necessità di fare bene per il futuro della società e per quello dei calciatori stessi. Molti di loro nel prossimo campionato non ci saranno più se il Parma dovesse continuare ad esistere e se la messa in mora verrà evitata e perciò è bene farsi notare e dare prova di grande professionalità fino all’ultimo. C’è chi ha preferito scappare e farsi grande dietro ad una tastiera, ma alla fine il miglior modo per far fronte alle difficoltà è quello di affrontarle di petto…e se è vero che lo stesso Donadoni ed i veterani Gobbi ed Alessandro Lucarelli concordano comunque sulla necessità di dare una scadenza ad una condizione diventata ormai insostenibile, va detto che comunque alla fine loro non fuggiranno e la loro parte l’avranno fatta, dando anche più di uno schiaffo morale a quelli che stanno seduti sulle loro comode poltrone nelle varie federazioni calcistiche nazionali. Stabilire una precisa data per ottenere risposte è semplicemente l’unico modo da parte dei giocatori per farsi sentire e far valere i propri diritti, dopo tanto tempo in cui nessuno ha dato loro voce in capitolo.

Si è andati avanti senza alcuna tutela e senza nessun controllo preventivo su chi in questi anni ha gestito il Parma, ora Giampietro Manenti è visto come un salvatore e la cosa più importante sarà saldare gli stipendi ai calciatori per evitare la subitanea istanza di fallimento, mentre non pagare le tasse significherebbe ottenere una retrocessione a tavolino che comunque sembra certa visto l’andamento sul campo e la classifica che potrà essere ancora più desolante, dal momento che ulteriori penalizzazioni appaiono inevitabili. L’anno zero del Parma non sarà certamente questo ma il prossimo, sempre che Manenti riesca davvero a risultare non l’ennesimo Tanzi o Ghirardi o Taci…

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