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Il calcio italiano, bistrattato dai poteri forti e sempre più in crisi, non smette mai di regalare ancora belle storie da raccontare. Dieci anni dopo la prima volta, Franco Brienza è tornato a far male alla Juventus, con una rete alla sua maniera, tutta tecnica e precisione. Forse non riuscirà nella disperata impresa di salvare il suo Cesena, penultimo e staccato di sette punti dall’Atalanta quartultima, ma oggi Brienza è il simbolo di una squadra che qualche settimana fa sembrava condannata e adesso invece spera ancora.

Una prova d’orgoglio, quasi commovente, nella giornata in cui anche il Parma ha dignitosamente strappato un punto prezioso sul campo della Roma, ha restituito autostima e credibilità al gruppo di Mimmo Di Carlo che nelle ultime settimane ha mostrato di essere tutt’altro che rassegnato alla retrocessione. Il Cesena non molla, trascinato dal giocatore certamente più esperto e forse anche più carismatico presente nella rosa, uno che la serie A l’ha già assaggiata nei tanti anni di carriera; trentasei anni da compiere il mese prossimo e nessuna intenzione di appendere le scarpe al chiodo. Dieci anni sono un lungo tempo per un calciatore, ecco perchè se Brienza è ancora oggi sulla cresta dell’onda, il merito è tutto suo, di una tenacia che gli ha permesso di emergere ed essere apprezzato dappertutto (Perugia, Palermo, Reggio Calabria, Siena e Bergamo). Il 6 febbraio 2005, il sorprendente Palermo di Francesco Guidolin, affronta la Juventus capolista guidata da Fabio Capello; a decidere la sfida della Favorita, è uno splendido sinistro del giocatore che non t’aspetti, Franco Brienza. Un gol bello e pesante, che decide una sfida tiratissima e che ancora oggi rappresenta l’ultima vittoria interna dei rosanero sui bianconeri.

A difendere la porta della Juventus, c’era proprio Gigi Buffon, bucato anche domenica sera e sempre di sinistro. Un piedino niente male quello di Brienza, caldo già da alcune giornate, anche se non sempre aveva portato punti preziosi alla squadra. Inutili le prodezze balistiche contro Cagliari (2-1) e Napoli (1-4), ossigeno puro i due calci di rigore trasformati con il Torino, gara dalla quale la riscossa cesenate ha avuto inizio e, appunto, la rete che è valsa il pareggio sulla capolista. Quando sta bene fisicamente, cosa che non gli è capitata spesso negli ultimi anni, Brienza dimostra ancora di saperci fare; ecco perchè a Cesena, nonostante tutto, alla salvezza ci credono ancora. “Sapevamo di dover fare una super prestazione sperando che la Juve giocasse al di sotto delle loro possibilità. Contro la Juve alle volte non basta dare il 120 per cento, oggi siamo stati braviAlle volte il pronostico è scontato ma il campionato italiano è difficile e le piccole possono mettere in difficoltà le grandi“. Partner perfetto di Luca Toni a Palermo, nel corso degli anni, Brienza ha saputo riciclarsi anche come esterno d’attacco, ruolo che gli permette di inserirsi e sfruttare al meglio le sponde degli attaccanti; bocciato il deludente Hugo Almeida, il Cesena ha scoperto le qualità e il fisico di un giovane centravanti come Djuric, la verve di Defrel (recentemente accostato addirittura a Robben), oltre alla certezza di avere in casa Franco Brienza, l’uomo dai gol pesanti.

Brienza e Buffon: “Ancora tu? Ma non dovevamo vederci più?”.

 

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