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Foto di gruppo con Goetze, Milner e Boateng
Foto di gruppo con Goetze, Milner e Boateng
Foto di gruppo con Goetze, Milner e Boateng

MaiDireCalcio è stata invitata dalla Nike al St George’s Park insieme ad altri 40 media europei per vivere 48 ore da veri giocatori e conoscere la Nike Academy. Ecco il racconto.

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Cosa sappiamo realmente di un calciatore? Qualche foto sui social, una prodezza in campo, le corse ad un pallone e poco più. Ma oltre alla partita settimanale, ai 90 minuti vissuti a stretto contatto con pubblico e tv, come vive realmente un calciatore? Come si prepara ad una sfida?

Il St George’s Park, a pochi chilometri da Birmingham, è stato inaugurato il 9 ottobre 2012 ed è la base per tutti i lavori di allenamento e sviluppo della FA, oltre ad essere sede per la preparazione atletica di tutte le nazionali inglesi di calcio. Ed è proprio lì che abbiamo vissuto per 48 ore scoprendo la giornata tipo di un calciatore, tra allenamenti, riunioni tattiche, preparazione fisica e infine la tanto attesa partita.

3 febbraio 2015, Birmingham si presenta nei classici canoni inglesi. Un sole pallido capace di offrire un leggerissimo tepore rigenerante vista la neve ancora presente ai lati della strada. Insieme a due giornalisti del magazine svedese “Match” e ad uno youtuber turco, ci dirigiamo all’entrata del St George’s Park. Avanti a noi abbiamo 1335463.8 metri quadrati dedicati allo sport, dodici campi in erba in perfetto stato. Inevitabilmente il pensiero vola all’Italia e agli impianti presenti nel nostro Paese. Populista? Forse sì ma veramente si fa fatica a non fare paragoni. La struttura che ci ospita è gestita dalla catena Hilton e subito all’ingresso saltano all’occhio le maglie esposte della nazionale inglese (dalla storica del 1966 passando per quella di Italia 90 fino a quella indossata per le qualificazioni ad Euro 2012), una foto della Coppa del Mondo del 1966 con inciso l’inno nazionale e i volti dei tanti manager dei Tre Leoni. Insomma l’Inghilterra vive in quei corridoi e i vari spazi dedicati a conferenze e riunioni hanno il nome di alcune leggende del calcio inglese, Brian Clough su tutti. Durante le pratiche di registrazione ecco presentarsi nella hall Howard Webb ex arbitro internazionale ed ora direttore tecnico degli arbitri di Premier League. Ok, il gioco si fa duro.

052Poco dopo avviene il primo impatto con gli spogliatoi per conoscere la nuova linea d’allenamento Nike. Shawn Hoy, il designer, ci presenta la collezione focalizzando l’attenzione sui pantaloncini capaci di trattenere il sudore e sulla Nike Pro Combat “Hyperwarm Shield”, la nostra fonte di salvezza…poi capirete il perché. Ovviamente prima di iniziare l’allenamento è d’obbligo passare gli obbligatori test fisici. I tecnici della FA ci introducono nel Centro di ricerca e perfomance chiamato Perform, una struttura all’avanguardia per garantire al giocatore il miglior supporto possibile. Sosteniamo esercizi di salto, elasticità muscolare e riflessi: con quest’ultimo mi assicuro un confortante 62, ma considerate che Drogba e Falcao hanno raggiunto un punteggio di 101 mentre David Jones del Wigan addirittura 115. Conclusa la sessione ci spostiamo in palestra dove ad attenderci c’è Tony Strudwick, capo dei preparatori atletici del Manchester United. Insomma abbiamo davanti l’uomo che allena quotidianamente Rooney, Mata, Di Maria e De Gea, solo per citarne alcuni, e che ora deve fare i conti con noi. Alla base della preparazione c’è l’elasticità, il movimento, la capacità di allenarsi ad alti ritmi senza pensare tanto ai pesi e alla massa. Inizia così una sessione intensa di due ore con flessioni, estensioni, squat, salti, corde e quant’altro. Si chiude tutto con “il giro della morte”: a questo punto non ricordo se Strudwick l’ha chiamato così o la mia mente ha deciso di etichettarlo in questo modo in un attimo di lucidità. Resta il fatto che dobbiamo effettuare 10 esercizi in coppia, ognuno di 30 secondi, senza pause o interruzioni. Il nostro allenatore ci sprona, ci gasa, ci dimostra come il giocatore deve sempre essere toccato sulle giuste corde, perché oltre a superare i limiti fisici bisogna alimentare anche la propria forza mentale. Stremati, ma davvero stremati, chiudiamo la sessione e andiamo a scoprire un’altra collezione Nike Football: le scarpe da calcio che indosseranno esclusivamente i giocatori Nike che parteciperanno alla Champions League (Magista, Tiempo, Mercurial, Hypervenom). La serata si conclude con una birra, con le parole di Gareth Southgate, ct dell’Inghilterra under 21 ed ex terzino del Crystal Palace, e quelle di Kamal Guthmy, giocatore del Birmingham con un passato nella Nike Academy.

Dopo aver ammirato un’altra nuova collezione NikeFootballX che in aprile rivoluzioneranno il concetto di design, inizia ufficialmente la seconda giornata che ci vede finalmente in campo. Trascorriamo due ore nell’impianto al coperto esclusivamente per provare quattro tipi di scarpe: Mercurial (per l’abilità), Hypervenom (per la velocità), Magista (per il controllo) e Tiempo (per il tocco). Il campo viene diviso in quattro parti: il primo esercizio è basato sul possesso palla in spazi stretti, giocando con tocchi veloci e senza mai buttare il pallone. A guidarci c’è Eduardo Rubio, allenatore catalano, che dirige con Jon Goodman la Nike Academy. Il suo modo di intendere il calcio è subito chiaro. L’influenza del Barcelona è evidente fin dal primo esercizio, e così spazio ancora al possesso e chiusura con un esercizio di coordinazione e tiro. Nel pomeriggio dovremo partecipare ad un triangolare, nella stessa squadra italiani e francesi insieme per salvare l’onore e quindi al termine dell’allenamento bisogna scegliere le scarpe più idonee per il proprio gioco. La comodità, la sensibilità e la calzata perfetta mi fanno optare per le Magista. Un paio d’ore dopo arriva la riunione tecnico-tattica: il nostro allenatore è proprio Eduardo Rubio che punta subito sul 4-3-3 di stampo catalano. Pressing alto, raddoppio sulle fasce, gioco veloce a due tocchi, propensione offensiva e recupero immediato del pallone per avere in mano la partita. Dubbi e perplessità iniziano a farsi strada, i miei colleghi italiani amano il Trap e il concetto del “prima non prenderle” inorgoglisce la nostra italianità. Giocherò titolare, mi prendo la fascia destra ma specifico al coach “solo per 10 minuti”. Ammira la mia umiltà, io mi sento George Best. “Decido io come e quando giocare” o forse il Magico Gonzalez ma in realtà è la fatica che parla e soprattutto Best e il Magico in quei dieci minuti erano in grado di ribaltare le sorti di un match.

Chiusa la riunione, assistiamo all’allenamento della Nike Academy con guest star James Milner, centrocampista del Manchester City e della Nazionale, ma l’unica cosa che notiamo è il freddo glaciale e l’accensione dell’impianto d’illuminazione del campo limitrofo. Ebbene sì giocheremo outdoor come veri giocatori professionisti. E’ arrivato il momento: vestizione, gesti scaramantici di rito, discorso pre partita del mister e si scende in campo. Le dimensioni sono regolamentari e c’è anche un piccolo gruppo a sostenerci. Ad arbitrare il triangolare sarà proprio Howard Webb. Prima del calcio d’inizio James Milner, Jerome Boateng e Mario Götze ci raggiungono in campo, foto di gruppo e poi qualche parola per salutarci. In particolare il centrocampista del Bayern Monaco e autore del gol decisivo nella finale dei Mondiali 2014 esclama “fa davvero freddo”. Lui è tedesco, giocatore professionista e ha freddo..pensate il sottoscritto nato e cresciuto nel Sud d’Italia (Napoli o’ paese d’o sole). Coach Rubio ci ricorda gli ultimi dettami tattici e poi si entra in campo: dopo due minuti la squadra è già spaccata. Se il blocco difensivo tutto italiano tiene per quanto possibile, davanti i “funamboli” francesi non riescono ad impensierire più di tanto. Non sto qui a raccontarvi tutto il match (risultati disastrosi), ciò che conta è che ho fatto i miei onesti dieci minuti scanditi dalle parole del coach “Claudio, cansado?”. Inoltre abbiamo evitato l’assideramento grazie alla maglia Nike Pro Combat “Hyperwarm Shield” che permetteva alla temperatura corporea di essere nei limiti della sopravvivenza. Unico dettaglio tecnico da raccontare: posso assicurarvi che non abbiamo proposto nulla del Barcelona, il nostro approccio era più che altro zemaniano…in difesa, e in attacco puntavamo ad emulare lo scoppiettante gioco di Emiliano Mondonico. Al termine del triangolare c’è spazio per la recovery nelle piscine del St George. Bisogna recuperare dallo sforzo fisico così subito esercizi in vasca e poi sessione caldo-freddo con due minuti in acqua ghiacciata e altri due in jacuzzi al caldo, anche questa indimenticabile potete scommetterci.

Howard Webb espulsione
La clamorosa espulsione decisa da Howard Webb

La mia esperienza si conclude così, con un volo alle 6 del mattino diretto a Napoli. Impressioni? La Nike Academy mette a disposizione l’eccellenza: infrastrutture da far invidia ai maggiori club europei ed elevate competenze tecniche, tattiche e mediche da parte di tutto lo staff. Una vera e proprio accademia per dare la possibilità a giovani ragazzi di coltivare un sogno. E di questo ne parleremo nei prossimi giorni. Resta il fatto che in poche ore noi abbiamo vissuto come loro, come veri e propri calciatori, cercando di capire l’importanza dell’attività fisica, la necessità di comprendere il concetto di squadra e la funzionalità data dall’indossare la scarpa giusta. Abbiamo scoperto il calcio vissuto a 360°, lottando, sudando e lavorando giorno dopo giorno con abnegazione, attenzione ed equilibrio.

“It’s just hard work and grafting. Then anything is possible!”

E se le parole non dovessero bastare vi lascio ai video dei miei compagni di squadra scarpini.it e calcioshop.it

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