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A Verona, sponda Hellas, qualcuno inizia seriamente a preoccuparsi. Il lento e inesorabile sprofondo gialloblù, ha fatto precipitare la squadra di Andrea Mandorlini nei bassifondi della classifica, ad appena quattro lunghezze di vantaggio sul Cagliari terzultimo. Del Verona che fu, la stagione scorsa, tra le assolute rivelazioni del campionato, sembra non esserci più traccia; una campagna acquisti sbagliata e al risparmio, aggravata da alcune cessioni eccellenti, la causa principale di un declino senza fine.

Non fosse per l’eterno Luca Toni, per il quale qualcuno invoca una statua in città, forse oggi parleremo già del Verona come una delle candidate alla retrocessione. Numeri impietosi, quelli raccolti da un gruppo senza capo nè coda, lontanissimo parente di quello protagonista del doppio salto di categoria. Sono addirittura 61 le reti subite in 110 partite, davvero troppi per chi era comunque partito per disputare una stagione tranquilla, con l’obiettivo di raggiungere quanto prima la quota salvezza. Troppi, se rapportati ai nomi che compongono il reparto arretrato, gente come Rafa Marquez, Vangelis Moras, Alessandro Agostini, calciatori navigati ed esperti, abituati a palcoscenici importanti. A deludere è stato soprattutto “el gran Capitan“, brutta copia del giocatore ammirato nella sua splendida carriera e nell’ultimo Mondiale brasiliano con il suo Messico, di cui è bandiera e storico leader; una leadership che mai è riuscita a mostrare nella sua prima avventura italiana. L’ultima sconfitta subita a Genova, sta facendo vacillare seriamente la panchina di Mandorlini, al quale la società sembra comunque intenzionata a concedere ancora fiducia, nonostante il credito guadagnato in questi anni, sia quasi esaurito; molto probabile, per non dire certo, che l’addio venga posticipato di qualche mese, ma fino ad allora occorre ritrovare le certezze perdute e tornare a fare punti.

Il quadro della situazione è profondamente negativo, e nemmeno il calendario sembra venire in soccorso del Verona smarrito; domenica al Bentegodi arriva la Roma vogliosa di riscatto, poi nell’ordine Cagliari (vero e proprio scontro diretto), Milan, Napoli e Lazio. Il calcio, si sa, è strano e le cose possono cambiare velocemente, ma pensare a un Verona più tranquillo dopo questa serie da brividi, al momento appare difficile anche per il più ottimista dei tifosi; già, i tifosi, sempre accanto alla squadra ma profondamente arrabbiati nei confronti di società, dirigenza e allenatore. Dopo l’exploit dell’anno passato, era lecito attendersi qualcosa di più in sede di mercato (anche in quello di gennaio); stavolta le proverbiali intuizioni di Sean Sogliano (tra i ds più corteggiati dell’intero panorama italiano) si sono rivelate deludenti. Detto di Marquez, anche i due “conejoSaviola e Nico Lopez, non sono mai usciti dal cilindro come ci si attendeva, restando difatto incompiuti, tra pochi alti e molti bassi. Rinunciare in un colpo solo a Iturbe, Romulo e Jorginho (ceduto al Napoli già nel gennaio 2014) è sembrato davvero troppo per quella che era diventata una macchina perfetta, pronta a scatenarsi nella fulminee e micidiali ripartenze (vero e proprio marchio di fabbrica del passato).

Raggiunta anche dal Chievo (prima volta da quando l’Hellas è tornata in A) a quota 24, la bagarre in coda coinvolge ufficialmente anche il gruppo di Mandorlini, chiamato a serrare i ranghi e ripartire dai pochi punti fermi a disposizione, forse l’unico, quel Luca Toni che, se messo in condizioni di concludere a rete, sta dimostrando ancora di saperci fare. A cambiare dovrà però essere tutto l’atteggiamento della squadra, per salvarsi non basteranno i nomi, serviranno fame e coraggio. Nel trentennale dallo storico scudetto, Verona vuole regalarsi un’altra stagione da ricordare, anche se qualcuno inizia seriamente preoccuparsi…

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