SHARE

mbaye

Assistiti come figli. Il rapporto tra un giocatore e il suo agente può trasformarsi in vera e propria amicizia o addirittura come nel caso di Ibrahima Mbaye in amore paterno. L’esterno destro di proprietà dell’Inter, in prestito al Bologna, è stato adottato dal suo procuratore Beppe Accardi, non ancora legalmente ma lo stesso agente ha raccontato al Corriere della Sera le sue intenzioni:

“Sono andato al Tribunale di Modena per avviare la pratica per l’adozione di Mbaye. Mi hanno spiegato che l’adozione di un adulto consenziente dovrebbe avere tempi più brevi delle altre. Lui mi chiama Capo, mia moglie Antonella invece la chiama mamma. Gli ho detto: sulla maglia devi mettere Mbaye-Accardi. Mia moglie è intervenuta: no, devi scrivere Mbaye-Vaccari. Ci vogliamo bene. Ibra è uno di noi, è cresciuto con me, mia moglie e le mie figlie, Naomi, di 23 anni, e Talita, di 28. Ci conosciamo da sei anni, quando non è in giro dorme a casa, a Medolla”.

Accardi ha scoperto Mbaye in un viaggio in Africa, nel 2011 “E’ un talento, chiamo l’Inter “Ausilio, devi prenderlo. Ok, mi fa”. Però rimandava sempre. Così il presidente dell’Etoile Lusitana, la squadra dove giocava Ibra, mi dice, chiamo un mio amico che sblocca tutto. E chi è l’amico? Mourinho. Il giorno dopo mi richiama Ausilio, Beppe, hai già due biglietti per l’aereo, vi aspettiamo domani a Milano, Mou mi ha detto che se non lo prendevo mi dava un calcio in c… Dopo poco gioca un torneo a Bergamo, lo vedono in tanti. Walter Sabatini, allora stava al Palermo, mi chiama: dimmi quanto ti dà l’Inter e io ti do il doppio. Rispondo: Walter, ho già dato la parola all’Inter. E lì comincia la sua avventura”.

Mbaye ha comunque una famiglia biologica: “Certo, suo padre lavora in Italia, lo chiamiamo Chico, sua mamma è rimasta in Senegal. Suo padre un giorno gli ha detto: Ibra, ricordati una cosa: considera Beppe come un padre perché quello che sta facendo per te non sono riuscito a farlo nemmeno io. Io non voglio sostituirmi al padre, tutt’altro; ma Ibra è uno di noi, lo considero il figlio maschio che non ho avuto. So già che qualcuno ci speculerà sopra e dirà che ho i miei vantaggi a fare questo ma credimi, nei casi d’adozione sono più gli oneri degli onori. Voglio equipararlo alle mie figlie, perché lo sento come un figlio, tutto qua. Proposi la cosa e mi disse, Capo, sarebbe bellissimo…”.