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inter celtic

Una beffa. L’Inter si fa agguantare in extremis dal Celtic Glasgow e vanifica quanto di buono fatto in ottimo primo tempo; un pareggio che tiene aperto ancora il discorso qualificazione, facendo arrabbiare Roberto Mancini. Nell’eterna ricerca del salto di qualità definitivo, la strada è ancora lunga.

CROCE E DELIZIA L’Inter del primo tempo è ancora una squadra immatura, perfetta nei primi 20’ (i migliori dal ritorno di Mancini), disastrosa nei restanti 25’, quando si fa rimontare dal Celtic palesando ancora i cronici difetti di concentrazione e personalità. Per nulla intimorita dalla splendida cornice del Celtic Park, gremito in ogni ordine di posto, e dal clima prettamente anglosassone, l’Inter parte benissimo e sorprende gli scozzesi proprio sul piano dell’intensità. L’atteggiamento è quello della grande squadra, palleggio e tecnica che mettono in crisi il Celtic; al 4’ Kuzmanovic serve in verticale Shaqiri, splendida volèe dello svizzero, respinta da Gordon che non può nulla sul successivo tap in vincente. Mancini incita la sua squadra che non si ferma e raddoppia dieci minuti più tardi con Palacio, abile a sfruttare al meglio un pasticcio della retroguardia avversaria. Chi pensa a una partita già in ghiaccio, non ha fatto i conti con gli alti e bassi dell’Inter; il Celtic senza strafare prende coraggio e comincia a martellare soprattutto la fascia sinistra nerazzurra. Kuzmanovic e Santon, impeccabili fin li, vengono presi sempre presi in mezzo, non riuscendo a trovare le giuste contromisure; un cross preciso dalla destra di Matthews  “armaArmstrong che libero a centro area, fa secco Carrizo. Passano centoventi secondi è arriva il pareggio, ancora con Armstrong, abile ad anticipare Campagnaro, dopo un’indeciosne di Ranocchia. L’inerzia del match è adesso tutta a favore degli scozzesi che però, pur giocando sempre a mille, non riescono a costruire altre palle gol; Mancini, incredulo, riprende coraggio e cerca di scuotere i suoi. L’Inter soffre e attende il momento propizio per colpire; occasione che arriva puntuale al 44’, su gentile omaggio di Gordon che non arriva su un lancio lungo e senza pretese di Medel, dando la possibilità a un incredulo Palacio di insaccare a porta vuota.

SECONDO TEMPO Partita bella e intensa anche nella ripresa. La libertà di cui gode Shaqiri mette in ansia un Celtic mai domo, che però paga dazio dal punto di vista tecnico; ci vuole una prodezza di Gordon per evitare la rete del 4-2 su un gran sinistro a giro dello scatenato ex Bayern, tra i migliori in campo. Ottima in avanti, sempre disattenta dal centrocampo in giù; Carrizo è chiamato agli straordinari due volte, prima ipnotizzando Mackay-Steven e poi sbrogliando l’ennesima occasione concessa da un Inter troppo sempre distratta in difesa. La pressione scozzese si fa sempre più intensa e Mancini decide di coprirsi, passando a un 3-5-1-1 di mazzarriana memoria, che la dice lunga sulle sofferenze nerazzurre; la terapia conservativa sembra dare i suoi frutti, fino al 93′ quando una gran girata di Guidetti regala l’insperato pareggio a un Celtic infinito che approfitta di un’altra frittata della difesa interista. Passare il turno è ancora possibile, ma certi errori andrebbero evitati.

TABELLINO

CELTIC-INTER 3-3

CELTIC (4-2-3-1): Gordon 5, Matthews 6,5 (80′ Ambrose s.v.), Denayer 5, Van Dijk 5, Izaguirre 5,5, Brown 6, Bitton 6, Mackay-Steven 6,5, Johansen 6, Armstrong 7 (75′ Henderson 5,5), Griffiths 6,5 (75′ Guidetti 6,5). All. Deila

INTER (4-3-1-2): Carrizo 7, Campagnaro 6, Ranocchia 5,5, Juan Jesus 6, Santon 6, Medel 6,5, Guarin 6, Kuzmanovic 6 (78′ Dodò s.v.), Shaqiri 7, Palacio 7, Icardi 5,5 (74′ Kovacic 5,5). All. Mancini

AMMONITI Shaqiri (I), Santon (I), Van Dijk (C), Campagnaro (I), Johansen (C), Henderson (C)

IL MIGLIORE PALACIO 7 Giusto premiare la prova dell’argentino che, seppur lontano dal giocatore apprezzato in questi anni, realizza una doppietta pesante e (si spera) decisiva per la qualificazione.

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