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Un lieto rientro in terra d’oltremanica per Micah Richards, terzino destro della Fiorentina di Montella, oggi l’ex Manchester City si è raccontato al Daily Telegraph (fonte Violanews.com). Ecco i momenti salienti Avessi giocato di più nel City, probabilmente ora sarei capitano, e probabilmente non me ne sarei andato. Cinque anni fa ho avuto la possibilità di andare al Chelsea e al Manchester United ma sentivo che non era giusto farlo. Mi è sempre piaciuto il City. Mi hanno dato la possibilità di esordire molto giovane. Sono stato un po’ sfortunato perché ogni volta che mi sentivo in forma, puntualmente arrivava un infortunio, e questo nel City può tenerti fuori per mesi”.

Sul Zabaleta, il giocatore che gli ha tolto il posto Non ho rancore verso Zabaleta, non è venuto al City come un grande nome. Non ci sono rancori neanche verso Pellegrini. E’ stato difficile per lui darmi una seconda possibilità a causa della forma di ‘Zaba’. Ho partlato con Begiristain la scorsa stagione e mi chiese se volevo firmare un nuovo contratto. Mi offrirono un accordo di quattro anni ma io gli risposi che tutto dipendeva da quanto avrei giocato. Non potevo contrattare su queste basi e risposi che non avevo intenzione di firmare. Mi fu risposto ‘va bene’, e così puntarono su Sagna al mio posto. In ogni caso so quanto sono bravo come giocatore” Ha continuato poi lo stesso Richards “Sento che l’esperienza al City è chiusa per me, a meno che Mancini non torni e mi voglia indietro! Ovunque giocherò il prossimo anno, anche nel caso rimanga alla Fiorentina, voglio essere la prima scelta. E’ una cosa che non ha niente a che fare con il denaro. Se fosse per i soldi, avrei firmato con il City. Amo il City, e i tifosi sono sempre stati grandi nei miei confronti“.

Sull’esperienza italiana “Sono orgoglioso di essere andato in Italia. molti giocatori dicono che andranno in Italia quando avranno 31 o 32 anni, mentre io ne ho 26, i miei anni migliori. E’ stata una decisione coraggiosa. Mi sono sempre piaciuti il Milan, l’Inter, la Juventus e la Fiorentina. Sono tra le migliori squadre del momento. Mi piacerebbe tornare in Champions League, ho amato ogni minuto disputato in quella competizione. In Inghilterra i difensori sono più bravi nell’uno contro uno rispetto all’Italia. Penso che la Premier League sia il miglior campionato del mondo, ma i difensori italiani sono più forti tatticamente. Sono sempre dove farsi trovare, è come una partita a scacchi. In Inghilterra il gioco è più frenetico. Mi sarebbe piaciuto giocare molto di più rispetto a quando ho giocato fin’ora nella Fiorentina. Montella mi preferisce come terzino destro e quindi il mio impiego dipende dall’assetto della difesaSempre sulla vita in Italia “In Italia sto mangiando bene, soprattutto molta pasta. Ma sono severo con la dieta. Ho perso un po’ di peso rispetto a quando ho lasciato il City. In Inghilterra fa parte della cultura bere un drink dopo una partita e non c’è niente di sbagliato in questo. In Italia si beve un po’ di vino a cena, piuttosto che la birra. Io non sono un tipo romantico, ma lo stile di vita a Firenze è semplicemente incredibile. Mi alzo la mattina e c’è il sole in cielo. Adoro Manchester ma piove sempre. Nel mio giorno di riposo di solito vado a Milano a fare shopping, poi torno a Firenze e vado a fare una passeggiata in città. Ho visitato alcune gallerie, ammiro certi edifici che sono molto più vecchi dei nostri. Non ci sono molti ragazzi neri nella squadra, solo io e Babacar, quindi appena vado a giro a Firenze mi notano subito. I tifosi mi incoraggiano, amano incondizionatamente. Le storie di razzismo che circolano mi hanno fatto pensare prima di andare in Italia, ma alla fine è andato tutto bene. Non so se è perché Firenze è un luogo amichevole o perché è abituata ai turisti. Non ho visto neanche un po’ di razzismo qua” Un accenno all’amico Balotelli “Parlo sempre con Mario. E’ un bravissimo ragazzo ma è un po’ pazzo. Fa cose pazze tipo non festeggiare dopo un gol per ciò che è stato detto su di lui”.

Infine sull’Inghilterra “L’Inghilterra è un tema delicato per me. Ho ricevuto una chiamata nel 2012 da Stuart Pearce per la selezione olimpica. Mi disse che Hodgson mi teneva in stand-by. Ero arrabbiato ma poi pensai: ‘Le Olimpiadi! A Londra! Perché no?!’. Ho passato alcuni tra i momenti migliori della mia vita. Per quanto ho fatto negli ultimi 18 mesi non merito di essere chiamato da Hodgson. Non ho giocato abbastanza. Ci sono terzini destri che giocano più di me, ma non credo che abbiano delle qualità migliori delle mie. E’ dura. Ci sono giocatori che vengono convocati quando non se lo meriterebbero. Devo essere sicuro di me stesso e continuare a lavorare sodo. A volte bisogna rispettare le decisioni del ct. Sarebbe bello essere chiamato solo per capire se ci ci sono possibilità o per sapere cosa devo fare per tornare in Nazionale”.

 

Stefano Mastini

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