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Sacchi

Non poteva mancare la risposta di Arrigo Sacchi alle critiche divenute ormai eccessive giunte da ogni parte dopo che lo stesso tecnico di Fusignano aveva espresso qualche giorno fa un pensiero tutto sommato legittimo con una forma però discutibile (“Troppi giocatori di colore nelle squadre italiane Primavera”). Sacchi è stato tacciato di razzismo decisamente troppo alla leggera da personaggi come Blatter e Raiola che non nascondono a loro volta l’impressione di aver detto la loro solo per meri scopi elettorali (a maggio ci sono le elezioni per la presidenza della FIFA con il primo che mira al quinto mandato consecutivo ed il secondo che ha deciso di scendere in campo ed è a caccia di consensi).

A Mediaset Premium Sacchi ha affermato: “Sono stupito per la reazione che le mie parole hanno suscitato, ma non più di tanto devo ammettere. In questo mondo il populismo regna sovrano allo stesso modo del cercare di non mantenere una memoria storica. Sono nel mondo del calcio da 42 anni e durante tutto questo tempo nessuno mai si era permesso di darmi del razzista. Non penso di esserlo diventato adesso che di anni ne ho 68. Ho allenato tanti calciatori di colore dei quali sono diventato anche buon amico, non sono né stupido né ottuso, probabilmente ho solo peccato di disattenzione perché non pensavo che un mio pensiero espresso per fornire una valutazione esclusivamente tecnica potesse scatenare un simile putiferio”.

Sacchi continua: “Stavo solo spiegando uno dei problemi del calcio italiano ad una domanda che mi era stata rivolta: per me tra i più gravi c’è l’eccessivo afflusso di giocatori provenienti dall’estero quando invece bisognerebbe che fossero non moltissimi e di qualità. In altri paesi come la Spagna c’è un orgoglio diverso, a Madrid se non giocano gli spagnoli si lamentano. Intorno a tutto questo c’è anche un business, con giovanissimi che aspirano a diventare calciatori che provengono dalle zone più povere del mondo carichi di speranze, molti di loro però vengono illusi ed in tanti vengono acquistati senza nemmeno essere visti. Io ho semplicemente detto che giocano molti stranieri e che al Viareggio avevo visto 4-5 ragazzi di colore in campo, quando di solito la Primavera viene accostata con la produzione di prospetti italiani. Non mi sembrava razzismo, se avessi detto “straniero” al posto di “di colore” nessuno si sarebbe scandalizzato, e sono saltati fuori i soliti moralisti perbenisti, personaggi ai quali non rispondo perché tutti conoscono la loro storia così come la mia. Sono dispiaciuto del fatto che non ci sia un briciolo di memoria storica. Se in 42 anni non mi sono fatto capire dovrò restare altri 20 anni sperando che capiscano come sono”.

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